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Walmart prova la Blockchain per rivoluzionare la tracciabilità della filiera alimentare

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Il colosso americano della grande distribuzione ha avviato con IBM due progetti pilota, uno in Cina e uno negli USA. Obiettivo: conoscere a fondo i flussi degli alimentari, e prendere le giuste decisioni per migliorarli, eliminando sacche di inefficienza e ritardi che grazie a reportistiche avanzate potranno essere scovati ed eliminati

Quello della tracciabilità della filiera alimentare è un tema molto caro non soltanto ai consumatori, ma anche alle grandi insegne del retail. Gli obiettivi? Garantire la qualità dei prodotti per preservare la salute dei clienti, e riuscire a monitorare la commercializzazione dei prodotti non più per lotti o per ordini ma per singole referenze. Un simile controllo permetterebbe infatti, all’occorrenza, di ritirare dal mercato le eventuali merci avariate e soltanto quelle, senza dover buttare via interi lotti o spedizioni.

Il problema nel mettere in pratica simili strategie sta naturalmente nella difficoltà di tracciamento di supply chain tanto complesse come quelle della filiera della GDO internazionale. Walmart, che a cavallo di 28 Paesi serve circa 260 milioni di clienti alla settimana, sta provando a rispondere a questa esigenza anche attraverso le tecnologie Blockchain.

Come racconta SCM Digest, sono due i progetti sperimentali in questo campo che il colosso della distribuzione americano, con la collaborazione di IBM, ha avviato sulle sponde opposte del Pacifico. In Cina si lavora sulla filiera della carne suina, mentre negli Stati Uniti i test riguardano un non meglio qualificato prodotto confezionato. Se la fase pilota avrà successo, sulla piattaforma verranno caricati i dati di altre referenze.

Perché la Blockchain? Essendo un registro pubblico crittografato basato sulla logica del consenso distribuito, l’architettura consente di identificare e validare in maniera univoca qualsiasi oggetto o transazione, aggiornando automaticamente e in tempo reale i nodi del network rispetto a tutte le modifica apportata sui blocchi di dati presenti. In parole povere, questo significa che il percorso di ogni singola referenza può essere monitorato, dal luogo di origine delle materie prime agli scaffali del supermercato passando per i diversi supplier intervenuti nel processo di trasformazione.

Grazie alla Blockchain, Walmart sarà quindi in grado di sapere, per esempio, dove è stata coltivata l’insalata contenuta in una busta di lattuga, chi l’ha ispezionata, in quali condizioni è stata confezionata e dove per l’appunto è stata distribuita. Nel momento in cui emerge una difformità, è possibile evidenziarne le cause in pochi istanti, rintracciare tutti i prodotti che potenzialmente possono manifestare lo stesso problema e ritirarli dal mercato. Ma non solo: «Crediamo che sistemi di tracciabilità potenziati abbiano altri risvolti positivi sull’industria agroalimentare – ha spiegato a Bloomberg Frank Yiannas, Vice President of Food Safety di Walmart -. Speriamo di riuscire a monitorare attributi di rilievo che ci consentiranno di conoscere a fondo i flussi degli alimentari, e di prendere le giuste decisioni per migliorarli, eliminando sacche di inefficienza e ritardi che grazie a reportistiche avanzate potranno essere scovati ed eliminati».

Recentemente, a Pechino, è stato inaugurato il Walmart Food Safety Collaboration Center, un polo di sviluppo per nuove soluzioni dedicate alla tracciabilità della filiera. Il gruppo ha inoltre annunciato che oltre a IBM, la collaborazione sul fronte Blockchain sarà estesa anche all’università di Tsinghua, con il preciso intento di potenziare i processi di produzione, trasporto e vendita del cibo sul suolo cinese. Adesso però gli occhi della comunità internazionale sono puntati sui progetti pilota appena partiti. In caso di successo la piattaforma verrebbe estesa a gran parte della supply chain di Walmart, dando vita alla più grande implementazione della Blockchain mai realizzata finora. «Per il momento le cose stanno procedendo come avevamo previsto», chiosa Yiannas.

 

[di Domenico Aliperto via digital4.com]

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