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Alce Nero punta su Usa e Germania dopo la conquista di Esselunga

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Undicesimo anno consecutivo di crescita per il gruppo bolognese del bio Alce Nero: il 2016 si è chiuso con 74 milioni di euro, l’obiettivo per questo 2017 è raggiungere gli 85 milioni, continuando a correre a doppia cifra (attorno al +15%) e a ritmo doppio rispetto al trend del mercato biologico. «Il +41% del 2015 è stata una perfomance eccezionale e non è sano aumentare a quella velocità, tutto il mercato del bio si va consolidando e noi abbiamo una serie di investimenti in programma che ci lasciano presagire di poter continuare a trainare lo sviluppo e del settore», afferma Massimo Monti, Ceo di Alce Nero, che l’anno prossimo festeggerà i 40 anni di vita ai piedi dell’Appennino bolognese.

Sono investimenti sul binomio cibo-salute che seguono l’unico filo conduttore della sostenibilità, aggiunge il presidente Lucio Cavazzoni: a partire da nuove partnership con agricoltori e produttori locali («o facendo anche una società dedicata», precisa il ceo) per lanciare la linea “fresco”, latticini e piatti pronti, dopo il debutto lo scorso novembre del primo articolo, lo yogurt di montagna. E con la consapevolezza che si aprono anni di forte sviluppo per il baby food 100% made in Italy e le nuove linee gluten free e per vegetariani lanciate dal gruppo bolognese. Che accarezza già l’idea di poter poi allargare il portafoglio prodotti (oggi 300) anche ai surgelati. Ma ci sono investimenti anche sul marchio, per potenziarne la visibilità attraverso l’area marketing e commerciale, per cui sono previste 12 assunzioni quest’anno (60 gli addetti diretti in organico e alcune migliaia gli agricoltori, apicoltori e trasformatori dietro al marchio dell’uomo sacro dei Sioux a cavallo) .

Nella Gdo, dove Alce Nero è il marchio leader in molte categorie bio, «dobbiamo lavorare per ampliare il ventaglio delle referenze con cui siamo presenti nei singoli punti vendita, dopo che da febbraio 2017 siamo finalmente anche sugli scaffali di Esselunga, ultimo grande cliente che ci mancava», aggiunge Monti. Mentre oltreconfine, che oggi pesa un quinto del mercato, dopo le partnership di successo in Asia (Giappone, Cina, Singapore), sono gli Stati Uniti la nuova meta da conquistare, perché rappresentano la metà del mercato mondiale del biologico. «In Europa vogliamo invece aumentare la nostra potenzia di fuoco in Germania, primo mercato per il bio», aggiunge il ceo.

Ma dietro a cibi sani e filiera sostenibile c’è un territorio da salvaguardare, conclude il presidente: «Siamo impegnati nella costruzione di un eco-bio-distretto nell’Appennino bolognese, a partire dalla Valle dell’Idice – annuncia Cavazzoni – che riguarderà anche la città metropolitana. In alcune aree siamo già a una presenza del 40% di imprese biologiche». La sfida è partire dai biodistretti (altri ne nasceranno in Toscana e Puglia) per contaminare l’economia locale con elementi di sostenibilità.

 

[via il sole 24 ore]

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