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L’inflazione torna ma è volatile

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A gennaio rimbalzo dei prezzi e colpo di acceleratore delle vendite al supermercato. Sui prezzi al consumo si sono scaricati il recupero delle quotazioni del petrolio e l’impennata degli alimenti non lavorati (per problemi climatici) ma, contemporaneamente, le famiglie hanno deciso di riempire i carrelli (almeno a gennaio) come non accadeva da tempo (vedi l’articolo sotto).
L’Istat rivede le stime preliminari e registra per lo scorso gennaio una ripresa dell’inflazione dell’1% su base annua, rispetto alle previsioni dello 0,9% di inizio febbraio. L’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic) ha invece registrato a gennaio un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente. Trieste e Bolzano sono le città dove il rimbalzo dei prezzi è più marcato mentre in coda si collocano Bologna e Roma.
Il rialzo dell’inflazione è dovuto, sostiene l’istituto di statistica, alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilità.
In particolare c’è stata una netta accelerazione della crescita tendenziale dei beni energetici non regolamentati (+9%) e degli alimentari non lavorati (+5,3%), cui si aggiunge il ridimensionamento della flessione dei prezzi degli energetici regolamentati (-2,8%).
Mai negli ultimi vent’anni l’Istat ha registrato un aumento tendenziale dei prezzi dei vegetali freschi maggiore di quello di gennaio 2017. La crescita del 20,4% rispetto a gennaio 2016 è la più alta dall’inizio delle serie storiche, a gennaio 1997. Il record precedente era stato raggiunto ad aprile 2002 con un incremento del 19,6%.
Da segnalare nei dati Istat di gennaio il balzo del cosiddetto carrello della spesa, con prezzi triplicati in un mese: per i beni alimentari, la cura della casa e della persona i rincari sono dell’1,1% a gennaio su base mensile e dell’1,9% su base annua (era +0,6% a dicembre).
A gennaio la cosiddetta inflazione di fondo, cioè al netto degli energetici e alimentari freschi, rallenta, seppur di poco, portandosi a +0,5%, da +0,6% del mese precedente; al netto dei soli beni energetici, invece, si porta a +0,8% (da +0,7% di dicembre). L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +0,7%.
«La ripresa dell’inflazione, sebbene riguardi in particolare i prodotti energetici – osserva l’ufficio studi di Confcommercio – può essere vista positivamente confidando nel proseguimento della politica distensiva della Bce, ma al tempo stesso ci fa essere moderatamente preoccupati perchè, in assenza di una crescita dell’occupazione, la ripartenza dell’inflazione può avere una ricaduta negativa sui consumi».
E le associazioni consumatori ora cavalcano la ripresina dei prezzi. «Il rialzo dell’inflazione all’1% significa, per una coppia con due figli, avere una maggior spesa annua di 380 euro. Una cifra che non tutti possono permettersi di sborsare» sostiene il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona.
Tornando ai dati Istat di gennaio, Trieste e Bolzano sono le città con i prezzi più “caldi”: rispettivamente 2,2% e 2,1% su base annua. Seguite da Trento (1,5%) e Bari (1,4%). In coda alla classifica dei capoluoghi, a Bologna l’inflazione si ferma allo 0,6% e a Roma e Ancona a 0,7%.
L’Unc ha stilato la classifica del peso dell’inflazione nelle città più care d’Italia: stima per Bolzano una stangata di 1.136 euro annui per una famiglia di quattro persone. Segue Trieste, con un aumento del costo della vita di 886 euro e Milano, dove il rialzo dei prezzi dell’1,4% comporta una maggior spesa annua di 719 euro.

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[via ilsole24ore]

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