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Rapporto Conad: liberalizzare, ricette a costo zero contro la crisi

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“L’avvio di una nuova stagione di liberalizzazioni, il taglio della burocrazia e la garanzia della legalità sono condizioni indispensabili per garantire più efficienza alle imprese e rispondere in modo adeguato alle aspettative di cittadini in sofferenza”. Più che un insieme di consigli per stimolare la concorrenza, il Rapporto sulla legislazione commerciale dell’Associazione nazionale cooperative dettaglianti Conad (Ancd) suona come un monito.
C’è un malato cronico che, tra fattori endemici e internazionali (instabilità politica e finanziaria, emergenza immigrazione e prezzo delle materie prime su tutti), sembra quasi assuefatto dall’incapacità di rilanciarsi: il commercio italiano. Paziente afflitto da problemi incancreniti ma ancora aggredibili, a patto di inaugurare una nuova era di compromesso fra politica, impresa, istituzioni e sindacati, nell’ottica di rimettere il consumatore al centro delle strategie di rilancio dell’economia.

Liberalizzazioni, una chimera tutta italiana – Dopo oltre 8 anni di crisi il nostro Paese stenta a rimettersi in moto come dovrebbe, incatenata da annose questioni di natura strutturale: burocrazia, poca concorrenza, illegalità e corruzione. Trovare la quadra la non è semplice ma, secondo l’Ancd, partire da una nuova stagione di liberalizzazioni che riallinei il nostro Paese ai big europei è un ottimo inizio. La sfida è ardua, visto che nell’Indice delle liberalizzazioni 2016 dell’Istituto Bruno Leoni l’Italia totalizza 70 punti su 100, lontana Gran Bretagna (94), Spagna (80) e Paesi Bassi (79). La strada intrapresa dal pacchetto Bersani nel 2006 è stata forse abbandonata con troppa fretta e il ddl concorrenza fermo da due anni in Parlamento non è certo un segnale incoraggiate. Anzi, quei settori economici imbrigliati da vincoli di natura corporativa, in attesa di una spinta liberalizzatrice che elimini le barriere alla vendita, rischiano di rimanere delusi anche se vedrà la luce. L’ingresso bloccato nella vendita dei medicinali di fascia C e le pompe di benzina appannaggio quasi esclusivo delle grandi compagnie petrolifere sono due di questi. “Si rischia di disattendere le richieste formulate dall’Antitrust in materia di farmaci, carburanti e nel settore delle professioni – commenta il segretario Ancd Sergio Imolesi – L’Italia più di altri paesi europei ha ancora troppe aree di monopolio a tutto discapito dei prezzi per i cittadini. Purtroppo si registra una scarsa attenzione al tema della concorrenza, forse complice la crisi che ci ha fatto diventare più conservatori e protezionisti”.

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Burocrazia, troppe leggi e tanta incertezza – Non basta certo un’ondata di liberalizzazioni a garantire efficienza a un mercato, specialmente al nostro. Perché da noi la scarsa concorrenza è in cattiva compagnia, innanzitutto della burocrazia. La relazione 2015-2016 sulla competitività globale del Forum economico mondiale indica l’inefficienza della macchina burocratica come il principale ostacolo all’attività commerciale e imprenditoriale italiana. Quindi si capisce bene perché uno snellimento delle procedure risulti strategico.

A questo aspetto, rileva il report dell’Associazione, si accompagna l’eccesso di norme spesso in conflitto tra loro e pronte a costringere i processi imprenditoriali a continui stop and go. “L’incertezza legislativa altera la concorrenza, generando effetti negativi sul mercato e quindi danni ai consumatori”, fa notare Piero Cardile, responsabile ufficio legislativo Ancd.
Basta ricordare l’effetto della riforma del Titolo V sul commercio che, ancora oggi dopo oltre 15 anni, fatica a orientarsi in un quadro opaco, tra problemi di attribuzione delle competenze e ricorsi alle Corte costituzionale.
E il barlume di speranza di chi vedeva nell’accentramento legislativo l’unica via percorribile si è spento con la vittoria del No al referendum. “Un voto non cambia la sostanza – sostiene l’ad di Conad, Francesco Pugliese – Servono le stesse regole dalla Valle d’Aosta alla Sicilia e lo Stato deve intervenire quando non vengono rispettate”.

Oltre a questa obesità legislativa, c’è il tema sempreverde della certezza del diritto che, ancor prima di spaventare gli investimenti stranieri, mette continuamente in ansia i nostri imprenditori. Con una media di 608 giorni, l’Italia è al terz’ultimo posto nell’Unione Europea per lunghezza dei processi di prima istanza civili e commerciali: sono tempi, sottolinea lo studio dell’Associazione, che non consentono la rapida definizione dei contenziosi. Uno scenario che non risponde alle esigenze di chi fa impresa, ossia di chi ha bisogno di operare in un sistema organizzato con regole certe, efficiente, semplice e fruibile. In assenza di condizioni uguali per tutti, competere lealmente in un mercato libero è logicamente impossibile. Senza calcolare che nei meandri dell’incertezza è sempre pronta a insinuarsi la corruzione.

Il fantasma Amazon e la sfida di sistema – Sullo sfondo, ma non troppo, c’è poi il tema dell’innovazione. I supermercati senza cassieri di Amazon e altri modelli light devono far paura? “Mentre discutiamo di orari di apertura, di reverse charge e di contenzioni Stato-Regioni la realtà sta evolvendo drammaticamente veloce e sovvertendo le regole del gioco – mette in guardia l’ad Conad – È il momento di fare sistema, sia come settore sia come Paese. Altrimenti rappresenteremo il Medioevo nel terzo millennio”. Secondo Pugliese la concorrenza di colossi come quello fondato da Jeff Bezos non va affrontata come fosse una sfida a sé stante, ma va ricondotta all’interno di un “progetto complessivo di miglioramento del commercio che veda politica, imprese e parti sociali disposte a rinunciare a qualcosa per dare nuova linfa competitiva al settore”.

La ricetta proposta dall’Ancd per correggere queste lacune sistemiche conta 4 principi chiari: più potere alle authority indipendenti, sistemi premianti per le realtà che generano efficienza, intensificazione dei processi di liberalizzazioni e armonizzazione delle leggi regionali. Per centrarli, chiosa Pugliese, la gdo “deve giocare da squadra e aggredire gli strascichi di un passato che rischia di continuare a frenare il futuro del settore”.

 

[via repubblica]

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