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Prodotti con contenuto di servizio: come sarà il cibo del futuro

Il_Cibo_del_Futuro_16052015

Il cibo che compreremo domani al supermercato sarà facile da usare e adeguato ad ogni singola occasione. Sarà il frutto di processi produttivi lunghi e naturali. Sarà co-creato dai consumatori attraverso i loro suggerimenti. Sarà realizzato da una filiera sempre più integrata, costituita da imprese con una forte specializzazione, capaci di coniugare strategie a lungo termine e imprenditorialità. Infine, sarà un cibo decisamente “tracciabile” con informazioni precise sulla provenienza e sul territorio.

Sono i 7 trend del futuro individuati da una ricerca della SDA Bocconi School of Management che ha analizzato l’importanza del fenomeno della “servitizzazione”: cioè, il passaggio da un modello “prodotto-centrico” ad un sistema integrato “prodotto servizi”, applicato all’industria del cibo. Che in Italia conta circa 58.000 imprese, impiega circa 400.000 addetti diretti e altri 850.000 addetti nella produzione agricola, con un giro d’affari di oltre 220 miliardi di euro.

Si tratta di un settore maturo, fa notare la ricerca, in cui si compete sul prezzo come prima leva e in cui è difficile trovare delle vie di differenziazione. Un settore schiacciato da una parte dalla Gdo che impone le sue regole attuando un forte potere contrattuale. E dall’altra dal consumatore che è sempre più esigente, attento alla dimensione di servizio.

L’obiettivo della ricerca è in sostanza quello di individuare quali sono i fattori che consentono il passaggio verso la “servitizzazione” e qual è il percorso che le aziende possono intraprendere. “Una passaggio che ha subito un’accelerazione negli ultimi 3 anni, e che sta cambiando alla radice il modello organizzativo delle aziende del food&beverage che oggi puntano sempre di più sul concetto di ‘soluzione’ aumentando varietà e qualità dei servizi collegati al prodotto ”, spiega Guia Beatrice Guidotti, capo progetto della ricerca della Sda Bocconi

Per individuare i 7 trend del futuro, sono stati raccolti i dati e analizzate le performance negli ultimi 10 anni di alcune aziende rappresentative del settore (in generale, quelle con una dimensione compresa tra 50 e 300 milioni di euro), escludendo dallo studio le microimprese e le multinazionali come Barilla e Ferrero, caratterizzati da dinamiche specifiche.

Per ogni azienda presa in esame, il team dei ricercatori della SDA Bocconi ha monitorato la crescita dei ricavi, delle quote di mercato e i differenziali di performance operativa e finanziaria rispetto ai singoli segmenti di appartenenza. Dall’analisi comparata, sono state selezionate poi alcune aziende “campioni” attive in 7 comparti del settore tra cui: processed meat and seafood (Callipo, Bofrost); pasta, rice and noodles (Dr Shaer, La Molisana); bottled water (Acqua Sant’Anna Fonti di Vinadio); baked food (Dr Shaer, Morato Pane); processed food and vegetables (Bonduelle, Orogel, Mutti); diary (Latteria Merano, Arborea, Valsoia, Parmareggio); e coffee (Caffè Vergnano).

Tra le aziende scelte ci sono casi imprenditoriali di successo come quello di Bonduelle che fa trovare al consumatore le verdure già tagliate o le insalate agita e gusta. Di Morato, specializzata in pane e affini, che ha lanciato sul mercato una gamma di proposte per tutti i momenti, dalla colazione all’aperitivo. Di Fruttagel che ha pensato a un mix di vegetali che possono essere lessati nel forno a microonde.

Poi c’è la capacità delle imprese di mantenere una lentezza nei processi che lo richiedono: è il caso di Parmareggio, che ha introdotto prodotti premium invecchiati 30 o 40 mesi. Di Caffè Vergnano che ha anticipato i concorrenti portando sul mercato le cialde compostabili. Per quanto riguarda la co-creazione, gli esempi sono quelli di Acqua Sant’Anna Vinadio che ha scelto i nuovi gusti del tè benessere ascoltando l’opinione dei clienti, o Bofrost che usa anche le ricette create dal pubblico.

Un altro elemento che si sta imponendo con forza sul mercato riguarda le informazioni sulla provenienza, la tracciabilità e il territorio. E qui la ricerca cita i casi della pasta La Molisana e del tonno Callipo, e la specializzazione, per esempio, Dr Shaer in alimenti senza glutine e Arborea nel latte e nei suoi derivati. Circa l’importanza della filiera integrata, viene invece segnalata l’azienda Mutti che da 17 anni assegna il premio Pomodorino D’Oro con lo scopo di offrire un riconoscimento agli agricoltori impegnati nella ricerca dell’eccellenza qualitativa nella produzione del pomodoro. Infine, la ricerca sottolinea la capacità per un’azienda di coniugare strategia a lungo termine e imprenditorialità. Come nel caso di Balocco in cui il marchio coincide con quello della famiglia che ne è alla guida e che l’ha fondata.

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