GDO News
Per pubblicità chiama lo 02/006.444.15 o scrivi a clienti@gdonews.it
Nessun commento

Export, nei paesi emergenti il rischio è in agguato

import-export

Crescono anche in questo 2017 le insidie per le imprese italiane che esportano in alcuni paesi emergenti dell’Africa Subsahariana, del Nord Africa, del Medio Oriente, e dell’America Latina. È questo l’avvertimento di Sace, la società di Cassa depositi e prestiti che, come ogni anno, stende la sua Mappa del rischio e mette in allerta sugli investimenti in Brasile, Messico, India, Turchia, Mozambico, Nigeria e Angola. Tutti paesi colpiti dall’aumento della rischiosità bancaria, che cresce in genere a livello mondiale di 2 punti percentuale. Cartellino rosso anche per Mozambico e Angola, Cuba, Egitto e Oman, questa volta per via del rischio di trasferimento valutario.

Le aziende che operano sui mercati internazionali, oggi più che in passato, devono tenere gli occhi aperti perché il pericolo è dietro l’angolo. Il contesto internazionale è in questi anni segnato dall’aumento dell’instabilità e da un’alta volatilità. L’indebitamento pubblico e privato che, al netto del debito del settore finanziario, ha raggiunto il 225% del Pil globale, la non scontata ripresa del prezzo delle materie prime e la politica monetaria statunitense soprattutto all’insegna della nuova presidenza di Donald Trump, costituiscono elementi di cautela insieme alle conseguenze della Brexit.

Difficilmente il 2017 sarà, secondo Sace, un anno favorevole per l’integrazione globale. Le scelte di politica commerciale di Donald Trump e le contromisure dei partner non aiutano. Le spese militari, che erano rimaste stabili a 1.700 miliardi di dollari nel 2015, hanno già ripreso a crescere nel 2016 e continueranno a salire nel 2017. I prossimi mesi saranno poi un periodo piuttosto caldo in Europa con le elezioni nei Paesi Bassi, Francia e Germania. A marzo Hong Kong dovrà scegliere il proprio chief executive. Luglio e agosto vedranno invece andare al voto diversi Paesi dell’Africa Subsahariana, mentre in autunno il focus elettorale si voterà in
Argentina e in Cile. Il Medio Oriente sarà interessato dal referendum costituzionale in Turchia, atteso entro il primo semestre, e dalle elezioni presidenziali in Iran previste a maggio. “Tutti eventi potenzialmente negativi per la domanda di questi Paesi per le attività internazionali delle imprese italiane”, scrive Sace. Che ricorda come il commercio sia danneggiato dall’aumento delle misure protezionistiche che l’anno scorso hanno segnato il picco.

export

“Le barriere elevate dal 2008 ai primi mesi del 2016 sono oltre 3.500. – si legge nella Mappa dei rischi – Quasi un quarto di queste impongono l’obbligo di avere almeno una certa percentuale di un prodotto o di un servizio realizzato nel Paese soprattutto per prodotti elettronici e veicoli”. Gli Stati Uniti, terzo mercato di destinazione delle merci italiane, hanno introdotto dal 2008 una misura protezionistica ogni quattro giorni. E tutto ciò non favorisce gli scambi internazionali, tanto utili per la crescita delle imprese italiane. Dall’inizio della crisi finanziaria al 2016 la crescita degli scambi è stata in media del 2,9% all’anno, più che dimezzata rispetto a quella registrata nel periodo 2000-2007 (+7,3%).

Se il commercio internazionale stenta a tornare ai ritmi del passato, secondo Sace ci sono delle aree come quelle dei Paesi andini (Colombia, Perù, Cile) e dell’area Sub-sahariana e dell’Asia (Corea del Sud) che
possono diventare ecosistemi in cui sviluppare il nostro export, nonostante i profili di rischio molto diversi. Questi Paesi, sono stati destinatari nel 2015 di oltre 27 miliardi di euro di esportazioni italiane, più del doppio rispetto a Cina e India insieme, e possono essere una prima frontiera per nuovi esportatori.

[via Repubblica]

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati sono obbligatori *

ARTICOLI CORRELATI

Torna su