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Unicoop Tirreno taglia 600 posti e 21 punti vendita

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Dodici supermercati verranno chiusi, mentre otto saranno venduti. Il contratto integrativo, che rinforza gli stipendi e i diritti dei lavoratori, verrà annullato. Ma soprattutto, Unicoop Tirreno – la grande cooperativa con sede a Piombino e oltre un milione di soci – ha annunciato 481 esuberi a tempo pieno che secondo i sindacati, per effetto del gran numero di dipendenti part time, corrispondono a 600-700 persone in meno.

Sabato mattina, a Firenze, i manager di Unicoop Tirreno hanno incontrato una sessantina fra sindacalisti e rappresentanti dei lavoratori. Nell’ex convento delle monache di Foligno, in via Faenza, i dirigenti della cooperativa di Vignale Riotorto hanno illustrato i dettagli del nuovo piano industriale, anticipato alla stampa poco prima di Natale. Un piano di risanamento che purtroppo non promette niente di buono, anche se il nuovo direttore generale di Unicoop Tirreno, Piero Canova, aveva spiegato che non sarebbe stata «una manovra lacrime e sangue». Una manovra di rilancio, per far tornare grande la Coop toscana, anche se l’aria che si respirava nei punti vendita era veramente pesante.

I punti vendita toscani che – secondo quanto emerso – verrebbero chiusi sono sei: Livorno (via Mastacchi), Grosseto (via Pirandello e via Pisacane), San Vincenzo Porto (piazza Fratelli Serini), Gavorrano (piazza IV Novembre) e Porto Santo Stefano (via Lambardi). A essere ceduti – sempre secondo quanto emerso da Firenze – sarebbero altri quattro piccoli supermercati. Tre sono fra Garfagnana e Mediavalle: Barga (via Canipaia), Fornoli (piazza Aldo Moro) e Pieve Fosciana (Strada statale delle Radici). Potrebbero trasformarsi nell’insegna Simply, il discount francese del gruppo Auchan. Il quarto punto vendita che cambierebbe proprietà è a Sticciano Scalo, nel comune di Roccastrada, in provincia di Grosseto.

Oltre ai sei punti vendita toscani che chiuderebbero i battenti – Livorno (via Mastacchi), Grosseto (via Pirandello e via Pisacane), San Vincenzo (piazza Fratelli Serini), Gavorrano (piazza IV Novembre) e Porto Santo Stefano (via Lambardi) – secondo quanto riportato dai sindacalisti ve ne sarebbero altrettanti nel resto d’Italia, sette considerando il centro e-commerce che ha sede a Roma, ma che attualmente – riferiscono fonti sindacali – viene gestito da Vignale Riotorto: Acquapendente e Vallerano in provincia di Viterbo, il punto vendita della Capitale di via Bettini, via Cavour a Pomezia e Velletri sempre in provincia di Roma e Sferracavallo, nel comune di Orvieto. Destinati a essere ceduti, invece, i due punti vendita di Unicoop Tirreno rimasti in Campania: quelli di via Arenaccia a Napoli e di via Galatina a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Ad acquistarli potrebbe essere la cooperativa Distribuzione Centro Sud, controllata sempre dal mondo Coop attraverso Alleanza 3.0. Oltre ai tre punti vendita lucchesi (che potrebbero essere trasformati in Simply) e a quello di Sticciano, papabile per Coop Amiatina, saranno ceduti i centri di Tuscania (in provincia di Viterbo) e Montefranco, in provincia di Terni.

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I tagli del personale. Drammatica la situazione che stanno vivendo i lavoratori: Unicoop Tirreno ha annunciato 481 esuberi a tempo pieno. Secondo i sindacati – visto che un full time corrisponde a due part time e questi ultimi all’interno della cooperativa non sono affatto pochi – il totale salirebbe a 600-700 persone. Ecco la suddivisione dei 481 esuberi: 160 nella sola sede centrale di Vignale Riotorto, 95 nei punti vendita che rimarranno aperti, 116 nei supermercati da vendere e 110 in quelli da chiudere.

 

[via il tirreno]

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