GDO News
Per pubblicità chiama lo 02/006.444.15 o scrivi a clienti@gdonews.it
Nessun commento

Le private label tornano a crescere con food, fresco e ortofrutta

privateLabel_01

Il 2016? “Finalmente, un anno di crescita per la marca del distributore (Mdd) dopo il leggero calo del 2014 e il momento di transizione del 2015”, risponde Giorgio Santambrogio, numero uno di Adm, l’Associazione che rappresenta il settore della distribuzione moderna organizzata. Per l’ad del gruppo VéGé, ora alla guida di Adm, è questa l’occasione per fare il punto sull’industria di settore in vista di Marca (18-19 gennaio), il tradizionale appuntamento dedicato al mondo delle private label, organizzato da BolognaFiere in collaborazione con Adm.

“Dopo un biennio segnato da una lieve contrazione della quota di mercato a valore (-0,3% nel 2014 e – 0,1% nel 2015) in favore della marca industriale – aggiunge –, quest’anno assistiamo ad una ripresa della private label che si traduce in una crescita della quota di mercato nel Largo consumo confezionato (Lcc) dello +0,3% rispetto all’anno precedente pari al 18,6%. Una quota che sfiora quel 18,7% registrato nel 2013 anno in cui la Mdd è stata protagonista della crescita di tutto il comparto Lcc”.

Si riparte da qui, quindi. Con la certezza che la marca del distributore, dopo un momento di sbandamento, ha ripreso a piccoli passi la sua risalita. Lo ha fatto guadagnando terreno nei segmenti più redditizi e di nicchia, il “premium” e il “bio”, ma recuperando anche in quello mainstream dove negli ultimi tempi aveva perso di competitività. Dal punto di vista assortimentale, alla stregua dell’anno precedente, assistiamo ad un forte razionalizzazione del segmento “primo prezzo”. Per contro, aumentano gli assortimenti della Mdd per i comparti “bio” (+9,5%) e “premium” (+11,6%), che nel luglio scorso hanno raggiunto quota 1.384 prodotti mediamente a scaffale.

“La Mdd è cresciuta perché ha avuto l’intelligenza di seguire le nuove istanze dei consumatori, che hanno sviluppato una particolare attenzione alle abitudini alimentari orientate a principi di benessere – spiega Santambrogio –: oggi, a fare la differenza sono tutti quei prodotti a marca del distributore che spaziano dal free from (no glutine, no lattosio, prodotti integrali, bio, vegano, vegetariano e così via) fino ai Dop, Igp, ai prodotti locali e in generale a tutti quelli made in Italy”.

Non a caso, secondo i dati Nielsen, questo mercato cresce del +16% rispetto al +0,2% del totale grocery. E la quota della marca del distributore è più elevata rispetto alla media: 26,6% vs 18,5% del totale, grazie alla forte presenza nel segmento del “bio” (quota del 42%) che da solo rappresenta il 50% e cresce del 19,5%. Il primo prezzo? “Non ha più senso”, taglia corto il presidente. “E’ un segmento di prodotti che avrà sempre più spazio nei discount, e sempre meno tra le private label”.

A guidare la crescita della Mdd è principalmente il segmento food che ha consentito di raggiungere in termini di vendite un giro di affari di 9,7 miliardi di euro, cento milioni in più rispetto al 2015, generando un risparmio di 1,7 miliardi di euro in 941 tipologie di prodotto per i consumatori (erano 2 miliardi nel 2015 per 938 tipologie di prodotto) e un maggior valore per 220 milioni di euro in 324 tipologie di prodotto (erano 204 milioni e 300 le tipologie di prodotto nel 2015).

Quello che emerge, secondo Santambrogio, è che la convenienza, uno dei fattori principali che ha trainato la crescita dei prodotti Mdd, sebbene rimanga determinante, non è più percepita come unico fattore di scelta da parte del consumatore. “Si tratta di un fenomeno nuovo – spiega – alimentato dal fatto che, a fronte di una pressione promozionale da parte delle marche leader, diminuisce la percezione di convenienza nei confronti di quella a marchio del distributore”. Oggi, in sostanza, i consumatori cercano la convenienza ma anche prodotti di qualità: “La tendenza è di comprare la fascia dell’alta gamma – puntualizza il presidente – dunque, il consumatore si orienta sulla marca commerciale garantita, la scelta migliore da questo punto di vista”.

pl2016

Se i risultati della Mdd sono tutto sommato positivi, buona parte lo si deve anche alla crescita – a valore e a volume – del comparto dei freschi e soprattutto dell’ortofrutta rispettivamente del +2,8% e +2,1%, 11,3% e 9,9%. Crescita che si aggiunge a quella dei prodotti di marca “premium” e “bio”. “Nel fresco e nell’ortofrutta – puntualizza Santambrogio – stiamo recuperando molto e stiamo diversificando in termini di offerta, e i risultati si vedono”. Segnali in contro tendenza arrivano invece dai segmenti della drogheria alimentare, delle bevande e dei reparti cura casa e petcare in cui si registra un prolungato trend negativo sia nelle vendite a volumi che a valore. “Questo calo – osserva il presidente – è imputabile ai concorrenti di canale”.

Non solo, numeri. In gioco oggi ci sono diverse riforme che potrebbero, se approvate, dare nuova linfa alla Mdd. A partire dalle liberalizzazioni. “Questo non significa che dobbiamo aprire nuovi punti vendita a prescindere – dichiara Santambrogio -, ma almeno avere la possibilità di farlo dove e quando vogliamo. Quello che penso, però, è che oggi la priorità della distribuzione moderna è di razionalizzare l’esistente puntando sull’innovazione e sulla tecnologia applicata ai punti vendita”.

Capitolo etichette, sinonimo di trasparenza. Qui il presidente di Adm è chiaro: “E’ diventato il mantra del futuro sia per noi che per l’industria. Dobbiamo continuare ad insistere su questo punto assecondando le esigenze del consumatore”. Infine, una battuta sull’imminente referendum costituzionale: “La maggior parte delle imprese della distribuzione moderna è favorevole alla centralizzazione dei poteri allo Stato, riducendo al contempo quello delle Regioni e Comuni”, conclude Santambrogio.

 

[via Repubblica]

Tagged with:

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati sono obbligatori *

ARTICOLI CORRELATI

Torna su