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Come dovrebbero cambiare i supermercati nell’era di Internet

digital revolution

Quasi nessuno scrive più lettere da quando ci sono le mail. Pochi vanno in banca per un bonifico che ormai si può fare online e così gli istituti di credito tagliano il numero di sportelli. Ma cosa sta succedendo invece ai supermercati nell’era di Internet? “Se non cambia qualcosa, se non si inventano una formula vincente, rischiano anche loro di essere ridimensionati sia nel numero che negli spazi”, afferma Luisa Vassanelli, a capo del dipartimento Innovation & Digital Acceleration dell’istituto di ricerca Ipsos. Il suo è un ragionamento che si basa sui dati della ricerca ‘Il punto vendita e l’esperienza del consumatore’, appena realizzata per Centromarca, l’associazione italiana dell’industria di marca, quella dei grandi gruppi come Barilla, piuttosto che Granarolo.

Il consumatore è sempre più omnichannel, compra cioè su diversi canali allo stesso tempo. E quelli online, sono comodi, veloci e stanno diventando sempre più attraenti. Sono i numeri che meglio spiegano quello che potrebbe accadere in futuro: se oggi sono appena il 6 per cento i consumatori che comprano frutta e verdura su web, fra qualche anno potrebbero diventare un quarto del totale (24 per cento). Se oggi sempre online acquistano alimenti confezionati l’11 per cento dei consumatori, fra qualche anno potrebbero essere quasi la metà (45 per cento). Se oggi i prodotti per il corpo sono acquistati su Internet da un consumatore su tre (35 per cento), si potrebbe arrivare a uno su due (50 per cento).

“Ci sono siti come Cortilia che ti permettono di acquistare le verdure dal contadino e riceverle comodamente a casa. – afferma Vassanelli – Una piattaforma come Myagry.it ti permette addirittura di affittare dei metri quadri di terra e di farvi piantare ciò che preferisci. Grazie a telecamere puntate sull’orto puoi addirittura vedere le verdure crescere”. Ecco che le catene della grande distribuzione, avvertendo il pericolo di perdere clienti, stanno reagendo con forza. “In Inghilterra, alcuni mesi fa, Tesco ha lanciato un’iniziativa che consente al consumatore di trovare l’anima gemella in base al tipo di prodotti che mette nel carrello”, racconta Ivo Ferrario direttore della comunicazione di Centromarca.

“E sempre Tesco – aggiunge Vassanelli di Ipsos – stava pensando di mettere davanti alle casse dei monitor che, in base alle espressioni facciali del cliente in coda, mandassero in onda pubblicità ritagliate su misura per lui”. In Italia poi si sta diffondendo il ‘click and collect’: è la stessa grande distribuzione che ti dà la possibilità di comprare online ma di ritirare in negozio.

Non più solo prodotti. Ai supermercati il consumatore chiede oggi più servizi: dai bagni, agli spazi dove cambiare il pannolino del bimbo, fino ai parcheggi e alle colonnine per ricaricare i cellulari. Chiede che si trasformino in luoghi di incontro. Chiede ‘emozioni’, di poter vivere un’esperienza piacevole d’acquisto. “Anche il lancio di nuovi prodotti contribuisce positivamente a questo se accompagnato da iniziative particolari. Per esempio una nuova crema solare può essere spiegata davanti agli scaffali da una dermatologa. Una nuova specialità alimentare può essere presentata da un cuoco che propone varie ricette”.

Di sicuro secondo Ipsos c’è l’esigenza di ripensare gli ipermercati che sono in crisi. In Italia contengono oggi 12mila referenze contro le 9mila del 1999. “L’offerta dispersiva, mal segnalata o proposta in modo stereotipato confonde e stanca il cliente – commenta Ferrario – La ricerca dei prodotti semplice e veloce, l’assortimento bilanciato. Ecco perché in questo momento i supermercati, i superstore, i negozi specializzati sembrano rispondere meglio alle esigenze del consumatore”. Dalla ricerca emerge anche una crisi del discount: “Non a caso una delle più importanti insegne del settore sta puntando con maggior decisione sul servizio”.

[via repubblica]

2 COMMENTI
  1. antonio

    il supermercato del futuro si potrebbe già costruire. Un supermercato con assenza di differenze inventariali, con meno movimentazione di merci, con una spesa emozionante fatta dal consumatore senza stress ed affanno e con , infine, la consapevolezza di entrare nel supermercato non per fare la spesa ma per passare un paio d’ore piacevoli …..facendo la spesa. Peccato che ancora nessuno ci abbia pensato……eppure non è difficile da immaginare , io lo vedo già tutto…….

  2. Lorenzo

    Soffermandomi sull’ultima rigo dell’articolo, vorrei aggiungere che da sempre Eurospin ha fatto del servizio, e soprattutto dei freschi, il suo cavallo di battaglia. E diro’ di più, Eurospin sta diventando sempre brand, o meglio, sta cercando di elevarsi a supermercato, come dimostra la scelta di essere sponsor di un famoso reality (!!) in questi giorni in onda. Ed è sponsor di fianco a Buitoni!! Si avete capito bene, i concorrenti di questo reality aprono confezioni di prodotti a marchio Eurospin di fianco a prodotti Buitoni! Non esiste più la distinzione discount/supermercato. Questa scelta di Eurospin mi ricorda quella di Lidl.
    Per quanto riguarda l’attrattività degli iper, è ora che che si lavori molto sull’assortimento degli scaffali, è impensabile oggi che un intero scaffale di pasta sia occupato dal leader brand, i consumatori cercano altro e diversificano

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