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Nessuna offerta italiana per i supermercati Esselunga. E se ci fosse?

esselunga

Bernardo Caprotti compirà 91 il prossimo 7 ottobre e ha deciso di dire basta. Il patron di Esselunga cederà il timone a chi saprà garantire la continuità del suo impero. Il consiglio di amministrazione ha scelto Citigroup come advisor e gli ha conferito l’incarico di sondare il mercato, raccogliere offerte e valutarle.

Il gruppo ha 21.135 dipendenti, un fatturato di 7 miliardi di euro e un utile consolidato di 212 milioni, una realtà solida che può diventare un banco di prova per l’Italia. Per il momento il patriottismo non sta prevalendo, non è giunta nessuna offerta dalla Penisola e ciò può essere il male minore. L’Italia deve essere in grado di attirare capitali esteri e questa è l’occasione giusta per continuare a testare l’appetibilità delle nostre aziende agli occhi degli imprenditori stranieri.

Ma ci chiediamo anche chi, in Italia, potrebbe avere la forza di comprare Esselunga. A livello generale, se si escludono banche, i maggiori gruppi industriali sono tutti estranei al mondo retail. All’interno del comparto GDO Esselunga è un boccone davvero grosso per chiunque, e il maggior gruppo italiano, siamo certi, non sarebbe ben accetto come possibile acquirente.

Le offerte non vincolati fatte pervenire fino ad ora a Citigroup sono firmate dal fondo inglese Cvc che raccoglie capitale equity, quindi fornito da un gruppo più o meno numeroso di soggetti, tra i quali soprattutto aziende. Anche Blackstone Group ha dato segnali di interessamento ma l’azienda americana, oltre a essere profilata nell’acquisizione di capitali, è famosa anche per la gestione di fusioni.

Probabile che stia sondando il terreno perché ha già in mente una destinazione per il gruppo italiano, a meno che non sia orientata a rilevare solo una parte del pacchetto azionario, come del resto ha già fatto nel 2014 con Versace di cui ha rilevato il 20% delle azioni pagandole in totale 210 milioni di euro.

Nel 2005 il gruppo americano Walmart e quello francese Carrefour avevano già fatto trapelare un certo interesse per Esselunga ma Caprotti, ancora titubante, ha preferito soprassedere. Il patron ha deciso di ritirarsi per garantire continuità al suo gruppo e l’aspetto economico viene solo in un secondo momento, anche se Esselunga è valutata in una forchetta che va dai 4 miliardi ai 6 miliardi di euro, a dipendenza degli immobili di proprietà che il gruppo intenderà cedere.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sposa la linea adottata dal patron Caprotti e sostiene “che l’importante è trovare un imprenditore che ha intenzione di fare bene l’imprenditore. Se rimane in mano a italiani ben venga”.

E se nessun contendente riuscisse a portare Esselunga all’altare, allora potrebbero aprirsi le porte della Borsa.

 

[fonte]

Q COMMENTO
  1. Lorenzo

    E’ quasi impensabile che una catena italiana possa acquistare Esselunga, se non altro perché Esselunga è stata costruita ad hoc sul suo regista, e purtroppo nel tempo non si è voluto ( o potuto) costruire una base solida che avesse potuto ereditare quest’impero. I valori che esprime Esselunga non li esprime nessun’altra catena, i suoi servizi, le sue idee, la sua politica commerciale. Forse, mi verrebbe da dire, solo una cordata Finiper-Conad potrebbe pensare di rilevare questa catena, ma continuo a pensare che sarebbero troppo distanti, strategicamente parlando. L’unica catena, secondo me, che sia in grado di entrare in Esselunga è francese e si chiama Leclerc. Se non altro, Leclerc conosce molto bene il mercato italiano, e in Francia sta esprimendo un assortimento e una profondità nei freschi non trascurabile, senza considerare il respiro internazionale che Leclerc porterebbe ad Esselunga

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