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Esselunga: voci di vendita. Il 12 Settembre il primo passo

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Libero Quotidiano scriveva sabato 10 settembre “Troppi i guai in famiglia perché Bernardo Caprotti si convinca a lasciare con serenità tutto il gruppo Esselunga ai suoi naturali eredi in famiglia. Le beghe – vinte – dal patron 91enne della nota catena di supermercati con i figli del primo matrimonio, Giuseppe e Violetta, in rottura anche con l’altra figlia Marina, avuta dall’attuale moglie Giuliana Albera, non sembrano permettere una prospettiva tranquilla per una futura governance del gruppo con una spartizione consensuale dell’eredità. Per questo da diverse settimane, Caprotti senior ha deciso di valutare le diverse offerte che grandi gruppi internazionali della grande distribuzione stanno facendo arrivare sulla sua scrivania.” Continuando poi “Il prossimo 12 settembre, scrive Repubblica, il Consiglio di amministrazione darà mandato alla banca d’affari americana Citigroup per selezionare tutte le manifestazioni di interesse che vogliono rilevare la quota di controllo del gruppo Esselunga. Da una valutazione che comprende anche gli immobili di proprietà, l’impero di Caprotti oscilla tra i 4 e i 6 miliardi di euro, debiti compresi.”.

Chi scrive pensa che le beghe familiari non c’entrino assolutamente nulla nella decisione del Patron del Gruppo, dato che la decisione era stata presa anni or sono. Esselunga deve essere venduta perché la “sterzata” che è stata data all’azienda, quando il capostipite decise di riassumere tutte le cariche direttive più di 10 anni fa, non poteva portare a diversa decisione.

L’azienda è ancora oggi la migliore del mercato italiano, distante anni luce dalla seconda (o dalle seconde in termini di qualità), ma di certo non è più la fucina di idee coraggiose e rivoluzionarie che l’hanno portata ad essere ciò che oggi è, e ciò significa che l’attuale conduzione, precisa e competente, non è davvero “sognatrice” come quella che fu con la seconda generazione in sella, sogni concretizzatisi con una offerta che continua ancora oggi ad essere la più originale e la più attuale. Esselunga è come un asteroide che si è spento da tempo, ma che aveva talmente tanta velocità da essere ancora la più performante.

Il futuro dell’azienda, allo stato attuale, non può che essere un interregno di una Private Equity che la traghetti verso sponde esperte e competenti a livello mondiale.

Blackstone è un fondo americano, e proprio l’interesse di una azienda nord americana sarebbe il giusto approdo per ciò che ha rappresentato sino ad oggi l’azienda di Limito di Pioltello.

Tutti i giornali lo scorso fine settimana hanno parlato di un ancora accesso interesse di Wal Mart; se così fosse sarebbe una tragedia per chi è abituato a comprare da Esselunga. In tal maniera si perderebbe l’originalità che la contraddistingue per guadagnare competitività ai livelli di Eurospin, ma molto di più.

Se diversi Retailers americani si distinguono dagli europei per la forte concentrazione verso le vendite, esattamente come Esselunga, Wal Mart è la meno creativa in tal senso, rappresenta una sola parola: risparmio. Troppo poco per Esselunga.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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