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Nuove voci sulla cessione di Esselunga: sarà la volta buona?

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Esselunga nel mirino dei private equity. Il colosso della grande distribuzione fondato e controllato da Bernardo Caprotti nei mesi scorsi ha incontrato diversi interlocutori finanziari pronti a rilevare una quota della catena di supermercati italiani. Di recente la società è stata sul punto di finalizzare un accordo con Advent International, colosso del private equity anglosassone che in Italia ha recentemente rilevato in cordata con Bain e Clessidra i sistemi di pagamento di CartaSi.

Ma dopo mesi di negoziati, due diligence e perizie, alla fine Advent non è riuscita a trovare un accordo con Bernardo Caprotti e la trattativa si sarebbe arenata. Ma nelle ultime settimane ci sarebbero stati nuovi sviluppi, e si sarebbero fatti avanti altri interlocutori. Del resto, al di là delle smentite di rito, anche ieri fonti ufficiali di Esselunga riferivano che «il gruppo è lusingato di essere oggetto d’interesse di molti interlocutori», negando però di «essere in vendita».

Negli anni, del resto, Caprotti ha incontrato, vagliato e trattato più volte con vari potenziali soci esteri la vendita o l’integrazione del gruppo italiano. Dal 2004 ad oggi in tempi e con modi diversi il gigante dei supermercati americano Walmart, la britannica Tesco, la belga Delhaize e la spagnola Mercadona hanno intentato lunghe trattative con Esselunga, senza mai riuscire a finalizzare l’operazione. Per la prima volta, però, Esselunga apre ai negoziati anche con possibili partner finanziari come i private equity.
Tra questi, in particolare pare che il fondo Usa Texas Pacific Group assistito da Morgan Stanley sia molto determinato ad andare avanti nelle discussioni. Tpg – forte di una comprovata esperienza internazionale nel settore retail – potrebbe per certi versi essere il candidato ideale per il gruppo in vista di una futura successione del fondatore, che sta per compiere 91 anni.

Caprotti, che per anni ha caldeggiato l’idea di aprire il capitale della società anche ai manager che hanno contribuito a farla grande – tra cui l’amministratore delegato Carlo Salza – sa che dati i dissidi tra lui e i suoi eredi dovrà cercare di garantire una continuità anche nell’azionariato della sua azienda. I figli nati dal primo matrimonio, Giuseppe e Violetta Caprotti, hanno infatti intentato senza successo varie cause contro il padre, con ad oggetto proprio la titolarità delle azioni di Esselunga che inizialmente Bernardo aveva assegnato loro, e che poi si era reintestato.

Peraltro, dato che la maggior parte del patrimonio dell’imprenditore è concentrata proprio sui supermercati e sugli immobili strumentali a quest’attività, per i due figli del primo matrimonio da una parte e per l’attuale moglie Giuliana Albera e la figlia Marina Sylvia dall’altra, dividersi questa eredità potrebbe essere un passaggio lungo, delicato e non indolore, dato che rischia di avere delle ripercussioni anche sulla continuità aziendale.

[via Repubblica]

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