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Frutta e verdura: gli italiani ne mangiano sempre meno

ortofrutta

In Italia una famiglia spende in media 50 euro al mese per acquistare prodotti ortofrutticoli, nemmeno un terzo di quello che spende nello stesso periodo ogni persona per consumare un caffè al bar. E’ sufficiente fare due conti in tasca agli italiani per capire che frutta e verdura non rappresentano più, ormai da qualche anno, una priorità nella lista della spesa.

Stranezze di un Paese che si professa salutista, che predilige a parole prodotti naturali e che allo scaffale sceglie il più delle volte alimenti bio, senza dubbio i più “gettonati” (+20% nel 2015, fonte: Nielsen). Ma poi i numeri, almeno quelli relativi all’ortofrutta, dicono il contrario: dal 2000 al 2015, secondo i dati di GfK, i consumi hanno registrato un sensibile calo (-17%), passando da 9,5 a 8 milioni di tonnellate. Soltanto l’anno scorso si è avuta un’inversione di tendenza con un incremento del +3% rispetto al 2014, con volumi che tornano al di sopra degli 8 milioni di tonnellate.

Un segnale positivo ma comunque ancora impercettibile se si considera che per le famiglie italiane l’ortofrutta, in termini di incidenza sulla spesa, vale oggi il 18% contro il 45% dei prodotti proteici nel loro complesso (carne, pesce, latte, formaggi, formaggi e uova).

E’ in questo contesto, di poche luci e tante ombre, che si colloca il progetto “Fruit24”, promosso da Apo Conerpo: la maggiore organizzazione italiana di prodotti ortofrutticoli, costituita da 6mila produttori, 47 cooperative associate, 4mila addetti, 190 tecnici agricoli e 97 stabilimenti che realizzano una produzione annua di oltre 1 milione di tonnellate di frutta e verdura su una superficie di circa 30mila ettari.

Il progetto del valore di 3,7 milioni di euro, di durata triennale – cofinanziato da Ue (50%) e Mipaaf (20%), per il resto da privati – ha l’obiettivo di promuovere il consumo di frutta e verdura, esaltandone le caratteristiche organolettiche e gli effetti benefici sulla salute, soprattutto per prevenire le malattie cardiovascolari.

“Il target principale di Fruit24 – spiega il presidente di Apo Conerpo, Davide Vernocchi – è costituito dai nuclei familiari e, in particolare, da quelli con responsabilità di acquisto di età compresa tra i 20 e i 54 anni, che possono modificare il proprio stile di consumo e trasmettere ai figli le conoscenze acquisite e i nuovi schemi alimentari. Complessivamente, il progetto si rivolge a circa 28,5 milioni di consumatori, pari al 47,6% della popolazione italiana”.

I soci di Apo Conerpo coinvolti sono alcune tra le principali realtà produttive italiane tra cui Agrintesa di Faenza (Ravenna), Patfrut di Ferrara, Noacoop di Noicattaro (Bari), Citrosol di Comiso (Ragusa) e la Primavera di Verona. Apo Conerpo si avvale inoltre del supporto delle sue filiali commerciali Alegra, Naturitalia, Valfrutta Fresco e Brio.

In questa partita, un ruolo di primo piano lo giocherà la grande distribuzione che ormai da qualche anno riveste un peso rilevante negli acquisiti di frutta e verdura in Italia: in un decennio, si è passati dal 48% al 62%, un balzo netto di 14 punti percentuali. “Siamo ancora in una fase in cui non possiamo divulgare i nomi delle insegne che partecipano all’iniziativa, ma sul numero delle adesioni siamo ottimisti”, puntualizza Claudio Scalise, managing director di Sg Marketing, la società che ha seguito passo dopo passo l’evoluzione del progetto.

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Progetto di cui ne fanno parte anche Duccio Caccioni, esperto di marketing ortofrutticolo: “Quarant’anni fa le famiglie italiane impiegavano in media 3 ore al giorno per fare la spesa e per mangiare, oggi a malapena 1. A pagarne le conseguenze è principalmente la verdura che necessita di un po’ di tempo per essere cucinata”. E la nutrizionista Fiorenza Bertacchi: “Gli italiani oggi consumano in media 300 grammi/giorno di frutta e verdura, quando l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) raccomanda di consumarne almeno 600 grammi/giorno. Per contro, il 38% degli italiani, invece di comprare i prodotti della terra, utilizza integratori con una spesa annuale che si aggira sui 2 miliardi di euro”.

Nasce da qui il progetto di sensibilizzazione di Fruit24 che ha l’ambizione di convincere gli italiani, in particolare i più giovani, a cambiare la propria dieta facendo leva sull’effetto positivo della frutta e della verdura per la salute. Ma se le vendite di prodotti ortofrutticoli nel nostro Paese hanno subito un calo non è solo colpa delle diverse abitudini di acquisto dei consumatori. Una buona fetta di responsabilità giocoforza pesa soprattutto i produttori.

Non a caso, Vernocchi fa pubblica autocritica: “E’ vero, in passato, ci siamo preoccupati più della quantità che della qualità dei prodotti. Da qualche anno, stiamo lavorando molto di più sulla qualità: infatti, sono in atto delle riconversioni varietali importanti”. Per il comparto, il problema è però a monte: “I produttori italiani, salvo alcune eccezioni come la nostra o il Consorzio Melinda – conclude il presidente – non sono in grado di fare sistema, di aggregarsi. Molti di loro continuano ad affrontare il mercato da soli e questo incide negativamente, ad esempio, quando dobbiamo confrontarci con la Gdo per stabilire il prezzo giusto per la vendita di frutta e verdura o per esportare i nostri prodotti all’estero”.

 

[via Repubblica]

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