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Inquinamento, le colpe dell’industria alimentare

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Da sola, l’industria alimentare è responsabile di oltre il 25% delle emissioni di gas serra, e allo stesso tempo rappresenta uno dei settori più colpiti dal cambiamento climatico che ne deriva. Se riso, soia, mais, olio di palma e grano, cinque tra le merci agricole più diffuse, insieme formassero uno stato, sarebbero il terzo Paese per quantità di emissioni, dopo Cina e Stati Uniti. La produzione di queste cinque derrate, infatti, ogni anno inquina come 1.170 centrali a carbone. Un impatto ecologico che ha riflessi economici diretti: nel corso degli ultimi 30 anni il cambiamento climatico ha infatti causato un calo della produzione agricola mondiale compreso tra l’1% e il 5%, mentre gli eventi meteorologici estremi hanno contribuito alla volatilità dei prezzi delle materie prime alimentari sui mercati internazionali.
“Per la prima volta, il rapporto sui rischi globali del Forum Economico Mondiale del 2016 classifica il fallimento negli obiettivi di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico come il rischio piu? alto per i paesi e le industrie, mentre le crisi idriche si attestano al terzo posto”, avverte l’Ong Oxfam nel dossier appena presentato “A qualcuno piace caldo: così l’industria alimentare nutre il cambiamento climatico”.

Un circolo vizioso da cui, nonostante gli impegni presi a dicembre 2015 da aziende e governi alla Conferenza sul clima di Parigi, non è semplice uscire: anche se tutte le promesse fatte dagli Stati venissero mantenute, infatti, non basterebbero a mantenere l’aumento delle temperature entro gli 1,5 gradi, il numero magico uscito dall’accordo siglato in Francia. Anche le iniziative del mondo del business per ora appaiono insufficienti: “Nonostante un numero ristretto di eccezioni degne di nota, fino a poco tempo fa l’industria alimentare e? stata in larga parte la spettatrice degli sforzi per ridurre le emissioni”, denunciano dall’Ong. Il report avvisa che, in mancanza di azioni più incisive, “il sistema alimentare assistera? a choc molto significativi. Le filiere di approvvigionamento delle aziende alimentari subiranno interruzioni che arriveranno anche a colpire i consumatori e minacceranno la sussistenza di milioni di persone che nei paesi in via di sviluppo producono le materie prime”.

Non c’è più tempo: l’industria alimentare deve agire subito, senza più tentennamenti, pianificando “significativi tagli alle emissioni soprattutto nella filiere di approvvigionamento delle materie prime agricole, responsabili delle maggior parte delle emissioni”. Un altro rapporto dell’ong datato 2014 ha infatti evidenziato che le filiere di approvvigionamento delle “Grandi sorelle” del cibo, le 10 maggiori multinazionali alimentari, hanno le stesse emissioni di tutti i Paesi scandinavi messi insieme. L’agricoltura e? uno dei principali fattori di deforestazione a livello globale, ma è anche la maggiore responsabile delle emissioni di gas serra diversi dalla Co2 e con un impatto molto più pesante in termini di riscaldamento globale.

Per questo, spiegano da Oxfam, la lotta alla deforestazione per anni al centro delle azioni di molte grandi aziende non basta più, bisogna ampliare il focus e agire su diversi fronti. “Il settore alimentare deve da un lato raddoppiare gli sforzi per ridurre le emissioni nelle filiere dell’olio di palma, e dall’altro porre molta piu? attenzione nell’affrontare il problema delle emissioni in tutte le altre filiere alimentari da cui si approvvigionano”. Aspetti a cui si aggiunge la questione non secondaria dell’uso più efficiente delle risorse idriche, visto che l’agricoltura è responsabile del 70% dei consumi di acqua a livello globale.

[via Repubblica]

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