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Mercatone Uno vale 280 milioni, ecco il bando per la vendita

Mercatone_Uno_Bologna

Era stato annunciato a febbraio ed è arrivato. Pubblicato il bando internazionale per la vendita del Gruppo Mercatone Uno: il complesso aziendale vale, nero su bianco, 280 milioni, e comprende i 79 punti vendita in tutta Italia e dipendenti (3339 al 31 dicembre 2015). Le offerte vincolanti potranno essere presentate entro il 7 settembre 2016. Dettaglio non da poco, le attività saranno in vendita senza gravami, ovvero non è previsto il trasferimento dei debiti a carico dell’acquirente. Il Mercatone Uno è in amministrazione straordinaria e la gestione è affidata a tre commissari, Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari, nominati dal ministero il 7 aprile 2015, quando erano aperti solo 42 punti vendita rispetto agli attuali 59.

Il business centrale è la distribuzione del mobile e del complemento d’arredo: la superficie commerciale dei punti vendita in Italia si aggira sui 500mila metri quadrati, in quasi tutti i principali centri urbani. I commissari puntano a rendere operativi 61 punti vendita con oltre 320mila metri quadrati di superficie commerciale nei prossimi mesi, punti vendita che appaiono destinati a produrre un fatturato che nel 2016 dovrebbe superare i 400 milioni, rispetto al fatturato 2015 di 347 milioni. Il gruppo detiene circa il 10 per cento del mercato italiano.

I commissari hanno elaborato un’integrazione al Piano triennale, approvata dal ministero il 20 maggio 2016, che prevede nel 2017 un fatturato di 530 milioni, in aumento di oltre il 30 per cento sul 2016. La gestione dei commissari rivendica anche la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro (3345 al 30 aprile 2016), raggiunta anche grazie alle positive relazioni con i sindacati. Per almeno due anni dalla data dell’acquisizione, i livelli occupazionali dovranno rimanere stabili. «Lo prevede la procedura», fa sapere il professor Vincenzo Tassinari che aggiunge: «Dopo quel termine l’acquirente potrà aumentare l’occupazione, come ci auguriamo, o diminuirla. Soddisfazione? Era un’azienda insolvente, o in declino, e ora sta sul mercato con dignità ed è appetibile».

Grazie al Jobs act, dal primo novembre 2015 sono stati stabilizzati 254 associati in partecipazione con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Tutto questo senza «ricorrere alla garanzia dello Stato per ottenere prestiti bancari – annota il Gruppo – ma con azioni rese possibili grazie soprattutto alle positive relazioni instaurate con la gran parte dei fornitori che hanno avuto fiducia nell’attività del Gruppo e della procedura». Un ruolo fondamentale hanno avuto la «rinnovata fiducia della clientela» e il «responsabile apporto» dei dipendenti.

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