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Italia: pericolo stagnazione sempre più concreto

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Maggio, il settore dei servizi italiani affonda. E scivola sotto 50 punti, la soglia che marca il confine tra crescita e contrazione. “Siamo vicini alla stagnazione”, afferma Rob Dobson, direttore, senior economist di Markit Economics, la società indipendente con sede nel Regno Unito che realizza il Pmi, Purchasing Manager Index, il barometro reale dell’economia: l’indice, o meglio gli indici, vengono infatti sviluppati indagando tra le più influenti e autorevoli imprese a livello mondiale. Sono gli indici dei direttori agli acquisti, e misurano, appunto, gli ordinativi. Spiega Dobson: “E’ il primo declino nelle attività dei servizi in Italia da circa un anno e mezzo. Si è rivelata l’area che con più grande preoccupazione”.
Siamo a 49,8 da 52,1 di aprile. Non sembra uno scivolone occasionale: a parte febbraio che aveva fatto registrare una punta in risalita, da gennaio il Pmi dei servizi perde colpi. Un dato ancora più negativo se si raffronta all’andamento globale, che proprio in maggio ha visto il settore dei servizi riprendere leggermente quota. Le attività dei servizi ristagnano anche negli Usa, ma qui l’indice si mantiene comunque di almeno 3 punti sopra la soglia del 50.

Come già successo a febbraio, è un quadro a luci e ombre quello che emerge dall’ultima rilevazione, che riflette andamenti discordanti a seconda dei paesi, e un trend invece più roseo per l’occupazione.

Procediamo con ordine. In linea generale nell’Eurozona i tassi di crescita restano ai minimi. “Il tasso di espansione resta al di sotto dei ritmi di crescita rilevati nel primo trimestre- spiega Dobson – la survey segnala un PIl in crescita dello 0,3%, che suggerisce che il guizzo di inizio anno, che sembrava promettere bene, si è invece rivelato in modo frustrante di breve vita. E giugno si annuncia già predisposto a confermarsi deludente, considerato che i flussi di nuovi business si sono fermati al livello più debole dell’ultimo anno e mezzo. Un livello tale di performance poco brillante indica un momento di non crescita, che a sua volta fa salire l’esigenza di trovare da parte della classe politica nuove via per stimolare la crescita”

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Ma non tutte le aree si muovono allo stesso modo.
“I risultati sono controversi a seconda delle aree, alcuni paesi mandano raggi di speranza ma sono molte le aree di preoccupazione. I segni di ripresa si segnalano sia in Germania che in Francia, e anche Spagna e Irlanda si stanno espandendo a ritmi impressionanti. La preoccupazione più grande, come dicevamo, resta l’Italia, dove anche il Pmi composito, che include il manifatturiero, è sceso a 50,8”.

Notizie più rosee arrivano dal mercato del lavoro.
“Si, la creazione di lavoro è al quarto mese di seguito in crescita. L’incremento maggiore è avvenuto in Germania, al suo ritmo di crescita più veloce da gennaio, mentre anche l’Irlanda ha visto la sua più veloce crescita. I livelli di personale sono cresciuti anche in Italia e Spagna. Mentre la Francia taglia occupati”.

[via Repubblica.it]

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