GDO News
Per pubblicità chiama lo 02/006.444.15 o scrivi a clienti@gdonews.it
Nessun commento

La fiducia degli italiani cresce nel 1° trimestre, ma i fatturati della gdo sono fermi

avancassa

Una ripresina si è sentita, almeno nel 1° trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2015. Lo conferma l’indice di fiducia degli italiani che si attesta a 59 punti (+2%). Gli stessi punti (o quasi) del 2008, cioè prima che la crisi si abbattesse come uno tsunami sul nostro Paese. Ma è una fiducia vulnerabile, ancora instabile e peraltro molto lontana dai livelli riportati da inglesi e tedeschi che, da uno a cento, raggiungono quota 97. Sedici punti sopra la media europea (81), al di sotto della quale si collocano spagnoli (74) e francesi (64) che comunque stanno meglio di noi.

E’ questo che dicono i dati Nielsen presentati in apertura de Linkontro, l’annuale meeting tenutosi lo scorso week end a Santa Margherita di Pula (Cagliari). Un appuntamento dedicato alla business community dei consumi che riunisce attorno a sé i manager di punta dei più grandi gruppi italiani e stranieri della Gdo, del largo consumo, del mondo dell’innovazione, economisti, sociologi ed esperti di comunicazione.

La parola d’ordine di quest’anno è: azione. “E’ questo il momento di agire, ed è giusto farlo adesso”, ripete come un mantra Giovanni Fantasia, ad di Nielsen Italia. “Ci sono nuove tendenze ed esigenze dei consumatori da soddisfare, soprattutto degli under 44, che sono in continua evoluzione. Non esistono più barriere tra fisico e virtuale, anche se ancora oggi troppo spesso vengono considerate due categorie a sé stanti. La tecnologia sta cambiando radicalmente il mercato dei consumi, con la stessa velocità deve cambiare il mondo di agire e di pensare di chi opera ogni giorno in questo mondo”.

Sono numeri, quelli di Nielsen, che scrutano il sentimento degli italiani mettendo a nudo la nostra cronica propensione al risparmio. Confermata, anche in questo caso, da un’esperienza di acquisto post-crisi ormai collaudata: il 50% degli italiani spende meno fuori casa (-8%), rinuncia ad acquistare abiti (-1%), utilizza meno l’auto (-1%) e taglia le vacanze annuali (-4%). Rispetto ad un anno fa però, investiamo di più nei week end “fuori porta” (+3%).

fiducia

Atteggiamento che giocoforza si riflette anche quando si entra in un supermercato dove si materializza, ad esempio, una spiccata propensione all’acquisto dei prodotti di qualità, meglio se Made in Italy, a discapito di un primo pezzo. Lo fa il 20% degli italiani, la stessa percentuale del 2010, un 3% in più rispetto al 1° trimestre 2015 e un +2% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2015. Il dato è in linea con quanti dichiarano di voler risparmiare dopo le spese essenziali, che si attestano al 35% rispetto al 37% di un anno fa.

“Se è vero che gli italiani continuano a temporeggiare, in attesa di capire come evolverà la situazione economica nel Paese – osserva Fantasia -, nello stesso tempo i nostri dati ci dicono che c’è da parte dei consumatori la volontà a spendere. E che probabilmente, per molti di loro, questo è il momento giusto per farlo. Ma servono più certezze”.

Dall’analisi del mercato e del comportamento dei consumatori emerge poi l’identikit del prodotto vincente grazie al quale è possibile generare trend di vendita positivi. Innanzitutto, secondo Nielsen, i consumatori richiedono offerte che facciano risparmiare tempo, che siano costituite da prodotti naturali, salutistici e da prodotti gustosi ma possibilmente con meno calorie e grassi. Non solo, il nuovo verbo del consumatore è: “meno sfuso più confezionato”. Il motivo? “Perché questo permette una migliore conservazione, la riduzione degli sprechi e la possibilità di conoscere le caratteristiche di un prodotto”, spiega Fantasia.

Questo identikit trova conferma nei trend rilevati per le seguenti tipologie: prodotti per uno stile di vita sano (glutenfree +29,3%, alta digeribilità/no lattosio +4,9%, cibi e latte di soia + 15,7%, gallette +21,9%, integrali +13,7%). Prodotti che facilitano la vita (i salumi affettati hanno fatto rilevare una variazione del +8,9%, piatti pronti freschi +31,2%, spuntini/tramezzini +35,2%). Prodotti naturali (la frutta fresca è salita del 8,6%, quella secca del 12,3%, cereali/legumi secchi del 9,0%). Salmone +12,2%, zuppe pronte fresche +41,7% e prodotti biologici +20,3%.

Se questo target di prodotti cresce, per contro i fatturati della Gdo restano fermi nei primi mesi del 2016. Per effetto del rallentano complessivo delle vendite nel largo consumo confezionato: escluso il fresco, chi più e chi meno, sia nel food che nel non food – riportano i dati Nielsen – la contrazione è stata del -1,1% rispetto al +0,1% fatto registrare nel 2015.

Alla Gdo non è tantomeno di aiuto l’inflazione pari a zero che non sostiene i fatturati ma spinge a concentrarsi sui reali bisogni. Non a caso, da un confronto con l’andamento dei prezzi nel 2015, da gennaio ad aprile il differenziale sfavorevole al trend (a valore) è di 1 punto. C’è poi da registrare un’Italia spaccata in due, con un Sud che riporta una variazione di spesa in calo dell’1,9% contro un +0,7% del Centro Nord dove è concentrato un più alto potere di acquisto.

 

[Via Repubblica]

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati sono obbligatori *

ARTICOLI CORRELATI

Torna su