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Riso Scotti apre a Milano un nuovo store monomarca. E cerca commessi cinesi

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Vendere riso ai cinesi. Da lunedì, a Milano, non sarà più una battuta ma la quotidianità del nuovo punto vendita monomarca che Riso Scotti aprirà in via Paolo Sarpi, arteria fondante di Chinatown. E non si tratta solo di un’associazione tra prodotto e area urbana, ma di una implicita dichiarazione di intenti da parte dell’azienda pavese, visto che a mandare avanti il nuovo negozio sarà personale cinese. A rendere nota l’imminente apertura del primo store monomarca di Riso Scotti, infatti, è stato un annuncio di ricerca personale, diffuso via Facebook e con un’affissione davanti al piccolo cantiere di via Paolo Sarpi 58, dove si lavora in vista dell’apertura del negozio di domani e dell’inaugurazione ufficiale di mercoledì pomeriggio. Si parla di «ricerca per nuova apertura» di « addetti alla vendita» giovani, con esperienza ma soprattutto in grado di comunicare in «lingua cinese». Quindi è vero, Scotti vuole piazzare prodotti delle risaie della Lomellina al ramo milanese della diaspora del Celeste impero? L’azienda spiega che – in realtà – gli obiettivi della nuova finestra commerciale sono meno ambiziosi.
Dopo aver limitato la vendita diretta allo spazio adiacente allo stabilimento, Riso Scotti ha deciso di proporre una vetrina con tutti i suoi prodotti anche a Milano. Non solo riso, ma anche crackers, barrette, pasta di riso, olio, bevande vegetali. Tutti prodotti esportati anche in Cina (quella vera), dove però si fa grande fatica a consolidare le posizioni di mercato. La ricerca di una location per il negozio milanese (scherzo del destino?) ha condotto i manager di Scotti proprio nel cuore del quartiere cinese. Da lì il passo è stato breve: per lavorare in quella zona sarebbe molto meglio poter schierare anche personale che parla la lingua della vivace comunità d’immigrazione. Ecco dunque – una decina di giorni fa – l’annuncio, al quale hanno risposto decine di candidati tra i 20 e i 30 anni con esperienze tra ristorazione e vendite al dettaglio. Tra loro molti cinesi di seconda e terza generazione «italiana» e molti giovani milanesi che hanno studiato cinese. Alla fine l’ha spuntata una ragazza figlia d’immigrati dello Zhejiang.

 

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