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Vinitaly: una linea guida per la sostenibilità in viticoltura

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In che modo il settore vitivinicolo affronta la sostenibilità? Se ne è parlato martedì 12 aprile a Vinitaly nel convegno “L’impronta ecologica in vigna e cantina: una linea guida”, organizzato dai due enti di certificazione CCPB e Certiquality per presentare la Linea Guida per la carbon e water footprint nel settore vitivinicolo.
Come ha spiegato Fabrizio Piva, amministratore delegato CCPB “la linea guida offre alle aziende indicazioni su come misurare e certificare la sostenibilità, tenendo conto di carbon e water footprint, due degli aspetti più importati sugli impatti ambientali del vino”. Aggiunge Armando Romaniello, direttore marketing e industry management di Certiquality: “oggi la qualità di un prodotto non può più prescindere dalla sua sostenibilità e dagli impatti ambientali che genera. Con questa linea guida diamo alle aziende uno strumento che guarda al futuro e all’innovazione”.

Come funziona la linea guida?

Walter Bertozzi di Certiquality definisce come “con il termine Carbon footprint e Water footprint si identificano l’impatto potenziale di un prodotto, valutato lungo l’intero ciclo di vita con analisi LCA (Life Cycle Assessment), in termini di emissioni di gas serra e di consumo e degradazione delle risorse idriche”. Secondo Giuseppe Maio di CCPB “la Carbon e la Water Footprint di prodotto si stanno rapidamente diffondendo nel settore agroalimentare e vitivinicolo come strumenti di conoscenza e miglioramento, ma anche di comunicazione e marketing, sia per le aziende che per i consumatori”.

L’esperienza della Cantina Vignaioli Morellino di Scansano

Il direttore Sergio Bucci ha raccontato “la nostra è un’azienda famigliare, il nostro interesse per le politiche ambientali è partito dalla volontà di lasciare un territorio ecologicamente integrato. Abbiamo realizzato l’Analisi del Ciclo di Vita fino ad ottenere la certificazione dell’Impronta di Carbonio del Morellino di Scansano DOCG e la certificazione VIVA per la misura delle prestazioni della filiera. Il risultato è un circolo virtuso: con la sostenibilità si tagliano i costi, si risparmia, si guadagna e si fa del bene all’ambiente e alla società”. Fabrizio Cananzi, presidente ICStudio, ha calcolato come “nello stesso periodo in cui sono è stata evitata l’emissione di 220 tonnellate di CO2 equivalente (pari ad una riduzione del 9,2% per ciascuna bottiglia di vino ecosostenibile immessa sul mercato), si è registrato un incremento delle vendite (rispetto ad analogo periodo dell’anno precedente) pari all’ 11% per il Morellino di Scansano DOCG Grande Distribuzione e del 12% per il Morellino di Scansano DOCG “Roggiano”.

Come e quanto i consumatori apprezzano e sono disposti a pagare per la sostenibilità

Diego Begalli e Roberta Capitello, Dipartimento di Economia Aziendale Università degli Studi di Verona, si sono occupati del “ruolo dei carbon claims nell’indirizzare le scelte del consumo di vino”. Nella ricerca realizzata si nota come “quattro giovani consumatori su dieci dimostrano di essere guidati nelle loro scelte dalla presenza di un carbon claim o sono comunque disponibili a pagare un premium price per esso”.

Agricoltura biologica e vino sostenibile

Nel 2015 i consumi di vino bio hanno raggiunto complessivamente 205 milioni di euro e nell’ultimo anno un quinto dei 10,6 milioni di italiani maggiorenni ha bevuto in almeno una volta vino biologico certificato (Wine Monitor – Nomisma). Giorgio Dell’Orefice, giornalista di Agrisole – Il Sole24Ore e moderatore dell’incontro, ha constatato come nel settore vitivinicolo “molte certificazioni affiancano quella del biologico”, il perché lo ha chiesto a Davide Pierleoni di CCPB. “Il biologico è il marchio maggiormente conosciuto nella sostenibilità”, questa è la ragione del successo del bio. Le regole e i finanziamenti previsti dalla La Politica Agricola Comune (PAC) fino al 2020 “spingono tutto il settore agricolo, non solo quello vitivinicolo verso beni e servizi ecosostenibili. Grazie ad un’applicazione su vasta scala del metodo biologico possiamo: aumentare la quantità di CO2 sequestrabile e immagazzinabile nel terreno, ridurre le emissione dei gas serra in atmosfera, aumentare nel terreno la disponibilità di acqua per le colture senza ricorrere ad interventi di tipo antropico come l’irrigazione.

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Italo Gherardi

Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

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