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La produzione di pasta tricolore aumenta, cala il grano importato

pasta

Aumentano i consumi di pasta, di cui l’Italia è il primo consumatore al mondo (25kg pro capite l’anno), e diminuisce il peso del grano straniero: il deficit, infatti, è sceso al 30-40% della produzione, la metà rispetto a 120 anni fa, quando il mito della pasta italiana si costruiva grazie al pregiato grano russo. Eppure i consumatori sono spesso scettici rispetto la provenienza dalla materia prima. Anche per questo Aidepi, l’associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, ha realizzato un dossier per “fare chiarezza su alcuni argomenti controversi legati a grano duro e pasta, perché la disinformazione non aiuta il consumatore a fare scelte consapevoli” spiega Riccardo Felicetti, presidente dei pastai.

Grano estero. L’Italia, primo produttore mondiale di pasta, è tra i Paesi con il maggior fabbisogno di grano duro utilizzando 5,8 milioni di tonnellate l’anno: il 16,7% della produzione mondiale. La produzione nazionale di grano, però, si ferma poco sotto i quattro milioni di tonnellate: in sostanza se venisse prodotta pasta di solo grano nazionale, gli italiani dovrebbero rinunciare a 3 piatti di pasta su 10 perdendo anche il primato di leader mondiale di produzione ed esportazione. Eppure, oggi, l’industria italiana è meno dipendente dall’estero: l’attuale deficit strutturale di grano (circa il 30-40% a seconda dall’andamento climatico) è la metà rispetto al 70% registrato a fine Ottocento. Allora, nei porti di Napoli, Genova e Bari arrivava un grano la cui provenienza era quasi sempre la stessa: per il 90%, dal Mar Nero, le cui varietà erano tra le più pregiate e costose disponibili sul mercato. Da allora, l’entità delle importazioni è rimasta stabile attorno ai 2-2,5 milioni di tonnellate di grano duro l’anno.

dati pasta

Anche perché, nel frattempo la superficie dedicata alla coltivazione del grano duro in Italia è rimasta più o meno la stessa, ma le rese sono almeno triplicate facendo fronte alla crescita del fabbisogno. Tanto che la produzione di pasta (3,46 milioni di tonnellate nel 2015, secondo Aidepi) è aumentata di 6 volte negli ultimi 80 anni. E l’export di pasta è passato in 60 anni dal 5% al 58% del totale produzione (1955-2015).

Provenienza e sicurezza. L’origine del grano importato varia in funzione della stagione e della qualità dei raccolti, ma principalmente arriva da Usa, Canada, Australia e Francia. Il prodotto viene sottoposto agli stessi, rigidi controlli da molte istituzioni pubbliche e dalle industrie molitorie e pastarie, prima di immetterlo nel ciclo produttivo. Ad esempio, secondo il rapporto dell’Arpa Puglia di Bari sulla presenza di micotossine negli alimenti tra il 2011 e il 2014, il grano entrato nel porto di Bari negli ultimi quattro anni non ha mai superato i limiti di legge.

[Via Repubblica]

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