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Cibi senza glutine, un mercato da quattro miliardi di dollari

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Se un tempo essere celiaco era un problema, oggi il mercato offre pizze, gelati, pasta e pasticcini, tutto senza glutine. Le aziende in questi anni si sono date da fare. Sono nate realtà dedicate solo alla produzione di questi specifici alimenti. E, secondo l’ultimo report pubblicato dalla società inglese di ricerca Visiongain, il giro d’affari mosso a livello globale nel 2016 sarà superiore ai 4 miliardi e mezzo di dollari (4,64 miliardi). Cifra destinata quasi a triplicare nel 2026.

Ormai i produttori di questo tipo di cibi sono tantissimi. Perché mangiare senza glutine piace non solo ai celiaci ma anche a chi non ha nessun problema alimentare ma è convinto che faccia bene. Così, ben due aziende su tre, tra quelle che vendono questi alimenti, hanno semplicemente affiancato alla loro produzione tradizionale le nuove linee di prodotto. Lo hanno fatto gruppi come Pepsi Cola o in Italia Buitoni, Galbusera, Veronesi (con il marchio Aja) e tanti altri.

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Nel Bel Paese, la maggiore concentrazione di imprese ‘amiche’ del celiaco si trova nel Nord, tra l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto e il Piemonte. È quanto si legge nell’ultimo Osservatorio Nazionale sul comparto alimentare senza glutine che ha intervistato 206 manager. Si tratta di realtà che vendono attraverso la grande distribuzione, i negozi specializzati e i grossisti. Le dimensioni sono in genere medio-piccole, ma si tratta di gruppi che godono di buona salute. Più di sei su dieci hanno ricavi in crescita e un buon accesso al credito.

Produrre cibi senza glutine però non aiuta ad esportare. L’indice di internazionalizzazione di queste società è basso. I principali mercati di sbocco sono quelli europei, Francia e Germania in testa, o al più quelli americani. Ed è piuttosto raro trovare aziende attive in più di una decina di paesi. A farla da padrone sono le vendite sul mercato italiano dove i celiaci sono oltre 170mila. I celiaci sono poi in aumento. In soli due anni, tra il 2012 e il 2014, il loro numero è cresciuto del 15 per cento, secondo l’ultima relazione sulla celiachia consegnata dal ministero della Salute al Parlamento. Inoltre i cibi senza glutine sono apprezzati anche da molti italiani non intolleranti che li ritengono però salutari.

All’interno del settore le condizioni occupazionali sembrano riflettere un generale ottimismo: il 98 per cento delle aziende ha riscontrato una stabilità o una crescita del personale. I maggiori problemi del comparto sono invece la burocrazia, il costo della forza lavoro, delle eventuali controversie giudiziarie e l’abbassamento dei prezzi di mercato per colpa della concorrenza sempre più aggressiva. “Le aziende del Gluten-free inoltre, – spiegano dall’Osservatorio – hanno un basso livello di investimenti in ricerca e sviluppo”.

[Via Repubblica]

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