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Tassinari: “Ecco chi ha frenato lo sviluppo di questo Paese”

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L’ex presidente di Coop Italia, il “grande vecchio” dela Gdo italiana, racconta in un libro intervista una storia di crescita ma anche di riforme mancate. Con nomi, cognomi, polemiche.

Di libri sulle cooperative ne sono stati scritti tanti. Ma quello di Vincenzo Tassinari, intervistato da Dario Guidi, ‘Noi, le coop rosse. Tra supermercati e riforme mancate’ ed edito da Rubbettino, è la storia raccontata da uno dei grandi protagonisti di quel mondo. È un po’ come se Enrico Cuccia avesse preso carta e penna per sbottonarsi su Mediobanca e sul sistema finanziario italiano. E Tassinari è stato uno che di cose ne ha viste durante gli anni alla presidenza di Coop Italia. Il colosso della grande distribuzione, sinonimo della sinistra italiana dentro il supermercato, 8 milioni di soci e 12 miliardi di fatturato, è sempre stata una gioiosa macchina per fabbricare soldi, tanti, e posti di lavoro. Potere allo stato puro.

Quella di Tassinari è dunque l’opinione di chi ha avuto peso nel Bel Paese, di chi si è seduto più di una volta nei salotti che contano dicendo la sua. E che oggi svela retroscena, non risparmia critiche e forse fa, in parte, autocritica, quando afferma che la grande distribuzione moderna in Italia poteva essere la “base per il decollo dell’economia dell’intero paese”, ma è finita per essere “una Cenerentola”. Colpa soprattutto delle riforme mancate, delle “liberalizzazioni troppo parziali”, come quelle legate alla vendita dei farmaci fuori dalle farmacie tradizionali. Di una classe dirigente (politica ma anche imprenditoriale) ritratta come inadeguata e avida.

Tassinari fa i nomi. Punta l’indice contro gli Agnelli e i Berlusconi, i Benetton e Del Vecchio. Li accusa di aver spesso preferito “fare cassa anziché guardare agli interessi del paese”. L’ex presidente della Coop racconta cosa ha portato alla vendita di catene di negozi come Gs, Standa o Rinascente, “oggi finite o in mani straniere o dissolte dopo diversi passaggi di proprietà”. Non ne risparmia al patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, quasi in una risposta tardiva al suo libro ‘Falce e carrello’, dando nuovi elementi al lettore affinché si faccia un’idea più precisa su quella guerra, consumata tra gli scaffali, tra il gigante rosso e i supermercati ‘di destra’.

[Via Repubblica]

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