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Intervista esclusiva a Maniele Tasca (Dg Selex): la GDO italiana non è così obsoleta come sembra, ma molti cambi vanno compiuti

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Selex è il terzo attore della Grande Distribuzione italiana con una quota di mercato dell’ 11%, dietro a Coop Italia e Conad e prima di Esselunga. E’ una organizzazione importante nella cui compagine coesistono grandi aziende, grandi soprattutto rispetto alla media della Distribuzione Organizzata italiana. GDONews ha intervistato il suo Direttore Generale Maniele Tasca.

D: La GDO come può uscire dal suo limite di bassa concentrazione che implica una bassa quota MDD?

R: La MDD, per crescere, non ha bisogno di una maggiore concentrazione del trade ma di scelte di politica commerciale e di un category management che ne valorizzi il potenziale superando i compromessi che il rapporto con l’industria di marca porta a fare in alcune organizzazioni.

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D: La pressione promozionale è arrivata a livelli non accettabili, perché la GDO non è emersa da questa morsa?

R: Perché negli anni più recenti, di oggettiva debolezza della domanda, si sono rese disponibili risorse promozionali incrementali rispetto al passato ed è sembrata la via più veloce per sostenere le vendite, anche a costo di grandi sacrifici di marginalità.

E’ giunto il momento di cambiare e verificare, tra le altre cose, qual’ è il valore che i clienti assegnano ai prodotti. Questo non significa dismettere le promozioni, ma variare le meccaniche e, soprattutto, differenziare le proposte in funzione delle caratteristiche dei clienti. Non esiste un’unica ricetta e l’efficacia cambia molto in funzione dei formati di vendita.

D: Perché conflittualità e competitività eccessiva rimangono ancora i punti deboli del sistema IDM/GDO?

R: Non parlerei di conflittualità ma di tensioni naturali in un mercato molto competitivo come il nostro. Ci sono alcuni segnali positivi dal mio punto di vista, soprattutto nell’ambito della struttura degli accordi e dello scambio di informazioni.

D: Mario Gasbarrino (Ad Unes) scrisse sulla nostra rivista dicendo che “i format tradizionali (Super, Iper, Discount) sembrano perdere importanza ed originalità agli occhi dei clienti, fondendosi così tra loro. [..] Il cliente riconosce e premia posizionamenti chiari e riconoscibili con un’identificazione del contenuto e del contenitore. [..] Non possiamo continuare ad essere tutti uguali” Perché in Italia forse solo Esselunga ed appunto Unes hanno una riconoscibilità più netta rispetto al resto del sistema?

R: Sono d’accordo sulla necessità di lavorare meglio su posizionamento e distintività delle insegne e sul fatto che la competizione è trasversale tra brand e non dentro i canali.  Lavorarci è fondamentale, se non urgente. Credo però ci siano altri esempi di insegne che sono già avanti in questo percorso e non solo quelle citate.

D: Il negozio virtuale è arrivato in tutta Europa: in Inghilterra Tesco è seconda solo ad Amazon, in Francia tutte le insegne che hanno Ipermercati fanno vendita On Line, in Germania anche ed oltre dato che anche i Discount si cimentano nella vendita virtuale, perchè l’Italia non ancora in termini così estesi?

R: Ci sono molte motivazioni e poche giustificazioni, ma quello che è certo è che le cose cambieranno molto velocemente. Se abbiamo perso tempo, dovremo correre per recuperarlo, perché c’è molto da imparare.

D: Le Supercentrali sono ancora attuali?

R: Le Supercentrali sono spesso definite obsolete e non funzionali al miglioramento dell’offerta distributiva. Francamente mi sembra ci sia un po’ di confusione su questo tema. Non bisogna confondere il fine con il mezzo. Non vedo contraddizione tra insegne distintive con un chiaro posizionamento di mercato (il fine) ed alleanze commerciali per massimizzare le sinergie e fare scala (uno dei mezzi).

La ricchezza dell’offerta distributiva negli Stati Uniti, unica per varietà, non esclude la collaborazione in grandi centrali acquisto, ed anche nella nostra Europa mi sembra ci sia un vero e proprio boom e non una diminuzione delle alleanze, sia a livello paese che a livello internazionale.

La differenza la fa la qualità delle imprese distributive che partecipano ad una centrale, non il modello di aggregazione.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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  1. Loredana

    vorrei notizie precise su ‘ALDI in Italia’ e precisamente un recapito e-mail o telefono, dato che ho un terreno nel basso Friuli di circa 17000 mq. che vorrei vendere

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