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Le opportunità di commercio in Cina: istruzioni per chi vuole esportare prodotti nel sol levante

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La crescita della Cina sta rallentando, lo hanno spiegato gli analisti economici negli scorsi mesi e lo  conferma un manager del settore IT, residente a Pechino con passaporto italiano, che fornisce hardware a tutte le più grandi multinazionali del settore, comprese quelle cinesi. 

“ La crisi comincia a sentirsi anche qui. Gli ordini cominciano a scendere rispetto al passato e, sebbene non si possa parlare di crisi, di sicuro non è più come prima”.

Si è scritto da più parti che le città della Cina si dividono in fasce, dove quelle di prima fascia sono 4 (Pechino, Tianjin, Shanghai e Guangzhou) e per dimensioni e volume di reddito sono considerate le più evolute. Quelle, invece, di seconda e terza fascia, 23, sono comunque città di notevole rilevanza di reddito rispetto al resto del Paese. In queste città (circa 300 milioni di abitanti) una buona parte della popolazione guadagna più denaro rispetto al nostro Paese ed il costo della vita è parametrato al loro guadagno.

Ci sarebbe quindi spazio per la nostra esportazione, però nel settore alimentare i “ma” da considerare sono molteplici.

Prima di tutto le abitudini: il consumatore cinese è abituato a consumare cibo differente, ed in maniera differente. Anche noi italiani siamo oggi abituati, per esempio, a frequentare locali giapponesi (consumo del Sushi) ma non possiamo dire che per questo tutti giorni nelle nostre tavole di casa lo mangiamo. Nemmeno il vino è una abitudine del popolo  cinese, la loro bevanda alcolica è generalmente un liquore con 50 gradi di alcool.

La Grande Distribuzione è presente in Cina ma è desolante vedere grandi centri commerciali, immensi, e vuoti. Le aree vendita del supermercato sono praterie di prodotti. E’ vero che il potenziale è enorme, come è vero che solo quindici anni fa la Cina non faceva parte nemmeno del WTO ed era ancora molto povera, ma le abitudini di millenni non si cambiano alla velocità con cui sono abituati a crescere i cinesi.

Oggi il Governo cinese si adopera alacremente per incrementare i consumi interni, ha anche trovato dei sistemi originali per accelerare la presenza di prodotto straniero sul territorio attraverso lo strumento dell’E-commerce.

Sono state create delle zone franche dentro le quali il prodotto, che viene importato, può stazionare senza superare le dogane. Con lo strumento dell’E-Commerce, quindi con il prodotto che viene venduto direttamente al consumatore finale, la tassazione è particolarmente agevolata. Questo permette alle aziende straniere di tenere merce a magazzino e di evaderla agevolmente al momento dell’acquisto.

L’aumento della presenza di prodotto straniero nelle zone franche ha aumentato l’interesse delle catene locali per quegli stessi prodotti.

E’ un processo che si sta generando e che, nel tempo, potrebbe cambiare la sorte delle nostre aziende.

Oggi anche la Grande Distribuzione italiana si è già attivata per essere presente in Cina, soprattutto cercando di compiere attività di Branding sul prodotto e non sull’insegna, quindi cercando di dare dal principio una notorietà di Brand che normalmente appartiene alle Grandi Marche.

Coop Italia su tutte è molto attiva sul territorio cinese, sia per la sua presenza su Tmall (unica azienda italiana oggi presente in Alibaba) sia in altri canali E-commerce ma anche nel mondo fisico della GDO cinese. Coop Italia ha una Private Label molto profonda e ben stratificata ed è normale che voglia compiere una azione di marketing rilevante. Si è appoggiata ad una società, di cui è socia, la Ital menù srl per sviluppare il mercato dell’Asia ed i risultati si sono già prodotti in pochi mesi di lavoro, i primi container stanno arrivando in Cina.

Anche Iper si sta cimentando nella medesima strategia sebbene con un assortimento molto più limitato.

Ma sono solo i primi, perché un mercato così ancora poco maturo e con potenziale enorme sarà tra poco meta di molti operatori del mercato.

Una parte della grande e media industria, invece, è presente da molti anni: diverse aziende hanno già la loro sede locale a Shanghai e stanno sviluppando un business fatto di molto sell in e poco sell out.

Questo è oggi il problema della Cina nel campo del food: La distanza tra l’offerta e la domanda è siderale e sebbene il Governo apra a migliaia di opportunità per l’importazione, il segreto della partita si gioca sulle attività di marketing, ovvero sulla comunicazione.

Le aziende che hanno una loro struttura per l’export devono sapere che la pazienza deve prevalere, così come prevale dentro Tesco, Auchan, Carrefour e Wal Mart che spendono milioni di dollari in investimenti il cui ritorno sarà lungo e con un percorso impervio.

Le famose PMI italiane, che hanno un prodotto che considerano di qualità ma non sanno come entrare nel territorio cinese, devono cercare di avvicinarsi alle Istituzioni governative regionali che hanno la possibilità  farli entrare in contatto  con le istituzioni straniere, o almeno ci dovrebbero provare.

Food Retail Italia Srl (website www.fooditaliaretail.com) è una società che si occupa di export food nel mondo, con particolare focus sulla Cina. Ha molti contatti in Italia con diverse aziende Retail e collabora con diverse aziende cinesi  per l’apertura del mercato italiano in quel territorio.

Massimo Grazi, responsabile acquisti food della Food retail Italia afferma: “Negli ultimi mesi stiamo evadendo molti ordini verso il territorio cinese. Collaboriamo con tre società cinesi di una certa rilevanza e sviluppiamo per loro il business del food per parte italiana. Oggi i nostri partners stanno appoggiandosi ad aziende europee per aprire nelle zone franche della Cina dei padiglioni dentro i quali vendono al consumatore finale (che può essere anche ristorante o aziende diverse). In queste aree vige una tassazione molto agevolata e quindi il prezzo al pubblico dei prodotti che vendiamo è molto vicino a quello presente nel nostro Paese.”

Il problema sono le categorie merceologiche: la cultura cinese è ancora molto lontana. Prosegue Grazi: “Ci chiedono di tutto, ma i riordini, e con volumi interessanti, si hanno solo su alcune categorie come i dolci, i biscotti farciti ed il baby food. Qui già abbiamo in assortimento molti prodotti e vogliamo potenziare l’offerta.”

Chiude Grazi: “Proprio in questi giorni ci è stato offerto uno spazio di 10 mila mq a Shanghai per inserire tutto il nostro assortimento. In questo complesso sono già presenti il padiglione Francia e Australia, ma si stanno rapidamente allestendo molti altri. Noi abbiamo già preso in affitto una vasta area e stiamo cercando partners del mondo del Fashion e dell’arredo casa per creare una offerta che ci rappresenti anche fuori dal nostro ambito (quello del food).”

Per chi fosse interessato può scrivere a:

info@fooditaliaretail.com

alla cortese attenzione del dott. Massimo Grazi

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