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Sei una azienda della GDO che possiede centri commerciali? Ecco un caso legale che può accadere a saputo gestire

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Pubblichiamo un articolo del Dott. Fulvio Graziotto, giurista d’impresa, professionista esperto in ambito due diligence legale e gestione dei rischi legali aziendali ed esperto di casistiche legali inerenti ai temi della Grande Distribuzione. Nella pubblicazione si vuole approfondire un tema che è legato ad un caso di richiesta danni ad opera di un consumatore che si infortuna dentro un centro commerciale. L’analisi potrebbe apparire un tema più pertinente al B2C, ma non è così perchè qualsiasi impresa abbia un centro commerciale deve avere cognizione chiara di come comportarsi in un caso come questo. Il Dott. Graziotto, analizzando e studiando la giurisprudenza, oltre alle mere Leggi, chiarisce in maniera puntuale le responsabilità. Buona lettura.

Responsabilità per gli infortuni nell’ingresso dei centri commerciali

La dipendente di un negozio di parrucchiera di proprietà di una srl, nel transitare nell’ingresso dell’edificio, scivolava sul pavimento parzialmente coperto da tappeti mobili e bagnato per l’acqua caduta dall’ombrello chiuso di una cliente che la precedeva.

Chi è responsabile e a quale titolo?

Dipende da chi è custode degli spazi comuni: se è un datore di lavoro, risponde anche ai sensi del D. Lgs. n. 81/2008 sulla sicurezza, e anche se l’infortunato non è un suo dipendente; altrimenti ne risponde, ricorrendone i presupposti, ai sensi dell’art. 2051 c.c.

Nel caso deciso, gli spazi in cui è avvenuto l’infortunio erano spazi “comuni” della società che gestiva il centro commerciale, cioè spazi asserviti all’uso degli altri spazi in cui i singoli punti vendita erano affidati ai conduttori.

Ne discende, a prima vista, una responsabilità da custodia, disciplinata dall’art. 2051 c.c., generalmente applicabile a tale tipo di eventi, visto che l’infortunata non era dipendente della società proprietaria del centro commerciale, ma di altra società che conduceva un punto vendita all’interno del centro.

Nel caso deciso, invece, era stato avviato un procedimento penale sul presupposto che l’evento fosse da qualificare quale infortunio nell’ambiente di lavoro: ad avviso della Corte di Appello, infatti, l’infortunio si era determinato a causa del mancato apprestamento di una adeguata copertura del pavimento dell’ingresso delle Gallerie; questo era da reputarsi ‘ambiente di lavorò e quindi competeva all’imputato, nella qualità di amministratore delegato della società proprietaria dell’edificio, che non aveva mai delegato ad altri le funzioni in materia di antinfortunistica, di provvedere a porre in sicurezza il pavimento dell’ingresso.

L’infortunio ha evidentemente procurato delle lesioni, ed è quindi scattato il procedimento in sede penale, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto con violazione di norme per la prevenzione degli infortuni: l’imputato era amministratore delegato della società proprietaria dei locali che vanno a costituire il centro commerciale, che sono concessi in locazione alle diverse imprese che ivi hanno deciso di operare.

a questione relativa all’applicabilità dell’art. 26 d.lgs. n. 81/2008 é nella specie priva di reale rilevanza, perché già i giudici di merito hanno escluso che sussistessero le condizioni fattuali per la sua operatività.

La Cassazione (sentenza n. 40721/2015, sez. 4 penale) ha affermato il seguente principio di diritto: «in materia di responsabilità per violazioni delle norme antinfortunistiche, il datore di lavoro obbligato al rispetto delle prescrizioni dettate dal Titolo II del d.lgs. n. 81/2008 per la sicurezza dei luoghi di lavoro va identificato in colui che riveste tale ruolo nell’organizzazione imprenditoriale alla quale accede il luogo di lavoro medesimo».

Alla luce di tale puntualizzazione, l’attribuzione di una posizione di garanzia tra quelle definite dalla normativa prevenzionistica, e segnatamente quella di datore di lavoro, avrebbe richiesto la preliminare qualificazione dell’area di ingresso del centro commerciale come luogo di lavoro dell’impresa della quale l’imputato era amministratore delegato; qualificazione possibile solo a condizione di effettuare il preliminare accertamento che anch’esso costituisse luogo di lavoro nell’ambito dell’organizzazione aziendale della società proprietaria del centro commerciale.

Diversamente, eventuali obblighi di assicurazione della non pericolosità dell’area potrebbero, farsi discendere unicamente dalla proprietà degli spazi; con esclusione, quindi, della violazione di obblighi datoriali e procedibilità a querela del reato.

La Cassazione ha poi richiamato altre sentenze precedenti, tra le quali la seguente (Sez. 4, n. 37840 del 01/07/2009 – dep. 25/09/2009, Vecchi e altro, Rv. 245274): «Quando si interroga in merito alla cerchia dei destinatari della tutela prevenzionistica che il datore di lavoro deve apprestare, la giurisprudenza tende a includere in essa anche i soggetti estranei alla categoria dei lavoratori. Si afferma, così, che il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la sicurezza nel luogo di lavoro per tutti i soggetti che prestano la loro opera nell’impresa, senza distinguere tra lavoratori subordinati e persone estranee all’ambito imprenditoriale» .

La Cassazione infatti precisa che “Il limite della responsabilità datoriale viene individuato nell’ambito della causalità, sostenendosi che il fatto è commesso con violazione delle norme dirette a prevenire gli infortuni sul lavoro solo che sussista tra siffatta violazione e l’evento dannoso un legame causale, il quale non può ritenersi escluso solo perché il soggetto colpito da tale evento non sia un lavoratore dipendente (o soggetto equiparato) dell’impresa obbligata al rispetto di dette norme ma un estraneo all’attività ed all’ambiente di lavoro, purché la presenza di tale soggetto nel luogo e nel momento dell’infortunio non abbia tali caratteri di anormalità, atipicità ed eccezionalità da far ritenere interrotto il nesso eziologico tra l’evento e la condotta inosservante e purché, ovviamente, la norma violata miri a prevenire incidenti come quello in effetti verificatosi”.

 

Qui di seguito le disposizioni richiamate:

REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 262 Approvazione del testo del Codice civile. (042U0262) – Vigente al: 23-10-2015

TITOLO IX – DEI FATTI ILLECITI

Art. 2051 – Danno cagionato da cosa in custodia

_____________________________________

DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Vigente al: 23-10-2015

Capo III – Gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro

Sezione I – MISURE DI TUTELA E OBBLIGHI

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Fulvio Graziotto

giurista d’impresa, praticante avvocato, professionista esperto in ambito due diligence legale e gestione dei rischi legali aziendali, con Specializzazione in M&A (mergers & acquisitions) e corporate finance, immobiliare, contenzioso. Ideatore di «Scudo Legale©», un supporto evoluto di formazione in ambito legale e di prevenzione e gestione dei rischi legali. (www.scudolegale.it) e Partner fondatore di BIZADIT (www.bizadit.it)

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