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Il declino dell’ipermercato e gli ecomostri

iper abbandonato

E’ di questi giorni la conferma della chiusura, il prossimo il 31 ottobre, dell’ipermercato Bennet, all’interno del centro commerciale “Le Piazze”. L’ennesima chiusura negli ultimi anni.
E’ morto il modello vincente nei primi anni Duemila, quando lo scontrino di spesa medio andava dai 30 ai 50 euro durante la settimana, saliva alle tre cifre nel fine settimana e il carrello era carico oltremisura a rappresentare simbolicamente l’iper-consumismo?
Così sembra. Il format Ipermercato penalizzato in questi anni da crisi e concorrenza, ha visto le sue performance peggiori al sud e nei grandi centri commerciali, dove i piccoli negozi satellite subiscono, anche più del food, crisi e concorrenza.

In tutto questo i gestori delle grandi superfici si sono trovati impreparati, dal punto di vista marketing-organizzativo, sottovalutando l’importanza di creare un’immagine, un legame, un’esperienza e incoraggiare così l’interesse dei potenziali consumatori all’attività degli stessi.
Cosa che hanno saputo ben fare altri format – da Eataly ai negozi di vicinato – con sempre maggiore rivitalizzazione.
Peccato che riuscire a traghettare i consumatori nelle proprie piccole città mercato si sia rivelato di vitale importanza.

Ed è così che Carrefour abbandona il sud causa perdita di quota di mercato e di utili; Auchan taglia 1.500 posti di lavoro e accumula più di cento milioni di euro di perdite nell’ultimo esercizio; Coop studia un piano di ridimensionamento degli ipermercati primo fra tutti: Afragola, da anni nel mirino delle ristrutturazioni Coop causa le continue perdite. La creazione della società Campania Distribuzione Moderna dà il via alla ristrutturazione importante: da 10.000 metri quadrati ad appena 4.000; mentre Conad resiste grazie all’accordo quinquennale con Finiper.

Ma cosa succede alle aree rilasciate? E se un’insegna importante abbandona totalmente le grandi aree commerciali?
E’ il caso dell’ex Euromercato di Casoria inaugurato nel 1978, fu il terzo centro commerciale italiano dopo quello di Castellanza a Varese e il brianzolo di Paderno Dugnano, e in assoluto il primo nel Sud.
Da settembre del 2011 è chiuso per ristrutturazione, mai riaperto e oggi discarica.
E non si arresta il declino nemmeno al nord, dove un’azienda “leader nel mercato degli ipermercati e dei centri commerciali” come Bennet, sta rivedendo tutti i suoi assetti.
E’, infatti, recente la chiusura (Ottobre 2014) dell’ipermercato all’interno del centro commerciale “Le Acciaierie” di Cortenuova. Dopo anni di crisi, il susseguirsi delle chiusure dei negozi al suo interno fino a rimanere l’unico operatore commerciale (oltre al cinema), anche la resistenza più tenace ha dovuto cedere, abbandonare il campo e lasciare il posto al degrado. Oggi il vuoto e campi nomadi abitano l’area.
Stessa sorte a “Le Piazze”: prossima la chiusura appunto, il 31 Ottobre. Nuovi spazi per gli ecomostri a divorare le periferie.

acciaierie centro commle

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Diana Scanferla

E' un manager della GDO esperta nei settori Freschi e Surgelati. Nella sua esperienza professionale ha conosciuto sia il mondo dell’Industria dove ha mosso i primi passi che dalla GDO dove ha sempre lavorato. E’ un category manager moderno molto attento alle vendite oltreche agli acquisti.

2 COMMENTI
  1. Alessandro

    Buonasera Diana e Lettori di GDO news.

    Condivido quanto scrive la Manager ma vorrei focalizzare l’attenzione circa “…crisi e concorrenza”.
    Che la crisi abbia avuto ed ha tuttora un peso oltremodo importante sulle disponibilità, acquisti, scelte dei consumatori è dato innegabile.
    Circa la “concorrenza” vorrei puntualizzare che molte insegne GD con potere d’acquisto e metrature molto importanti nel ns. Paese, forse hanno perso di vista la reale disponibilità monetaria, le difficoltà economiche della propria clientela e sempre maggiore ed apprezzabile il divario di prezzi sugli scaffali a parità di brand/prodotto rispetto ad alcune realtà “minori”, maggiormente attente e che partendo dai piccoli centri, nei paesi con bacini d’utenza sottovalutati hanno gradualmente, con impegno costante negli ultimi tempi, saputo offrire la comodità della “vicinanza” ed il “risparmio”.
    Si è persa la pratica dello store check del competitor, nessuno escluso ? i tanti Promoter a supporto dei “brand di rilievo” hanno giovato alla superficie, all’insegna oppure le sempre piu’ numerose e sensibili differenze di prezzo per prodotti di prima necessità e di uso quotidiano prima, di largo consumo in genere poi, hanno necessariamente spostato l’attenzione e dirottato la clientela verso un risparmio immediato, “in cassa”…?

    Attenzione, nelle mie considerazioni e raffronti ho volutamente escluso la realtà DISCOUNT, sempre piu’ “attraente” specie per i consumatori meno abbienti, ahimè sempre piu’ numerosi.

    Alessandro
    (ex frequentatore di ipermercati, anche per lavoro)

  2. k

    Crisi o non crisi,tutto invecchio tutto stanca.
    Ipermercati:strutture molto costose,prezzi praticati,NON inferiori ai superette ed ala GDO di medie dimensioni(400mq),anche per i prodotti alimentari.
    Inutile vendere in un iper ,abbigliamento e quant’altro,c’è già troppa offerta,ed a prezzi più competitivi.
    Impossibile per un’iper,con l’elevato costo di gestione,reggere la concorrenza.

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