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Vincere nell’era digitale: il digitale nel futuro Distributivo

digital revolution

È assodato che il digitale modifica le abitudini quotidiane. Quello che ci si chiede è quale sia e sarà il digitale nel futuro distributivo.
Entro il 2022 avremo tre miliardi di persone connesse a internet tramite piattaforma mobile (sempre e ovunque con smartphones e tablets) questo modificherà profondamente il processo d’acquisto.  Lo sostiene la ricerca della Boston Consulting presentata al 9° Consumer&Retail Summit promosso dal Sole24Ore.
Innovare è una realtà imprescindibile di grandi e di piccoli operatori del mercato, per competere in questo mondo di innovazione incalzante. Questo è già realtà assodata in US e in altri grandi paesi, l’internazionalizzazione spinge quindi a rapidi aggiornamenti, pena il risultare ritardatari o addirittura perdenti.
L’Italia ha una buona penetrazione mobile, abbastanza in linea con la media europea. Il problema non è allora la domanda, il consumatore è già digitale e agisce in tal senso, ma si tratta di un problema d’offerta. Manca sul mercato qualcosa che lo ecciti inducendolo all’acquisto.” segnala Alberto Zunino (Partner & Managing Director The Boston Consulting Group).
innovazione e vantaggio competitivo
Come vivono il digitale la Distribuzione e l’Industria, che quest’offerta dovrebbero costruire?
Nell’arena due fazioni abbastanza contrapposte con poche zone d’ombra. “Credi tu all’e-commerce sui generi vari e freschi? Se lo chiedete a me, vi rispondo assolutamente di no” interviene sicuro Roberto Brazzale (Presidente di Casearia Brazzale) e aggiunge: “Lo shopping è fisico, è un’esperienza sensuale” dimenticando che Esselunga e Carrefour stanno per esempio intensificando con discreto successo le transazioni on-line. Marco Pedroni (Presidente Coop Italia) dichiara la profilazione del consumatore “morta”, figlia di un marketing vecchio e usurato e aggiunge: “credo ci debbano essere limiti alla profilazione perché non diventi intrusione”. Dal lato opposto del campo Giorgio Santambrogio (AD Gruppo VéGé) che non solo ne ha incrementato l’utilizzo, ma in pieno spirito pioneristico (per la GDO italiana) ha dato avvio alla prima sperimentazione della tecnologia Beacon nei supermercati.
I dispositivi Beacon, sono sensori Bluetooth che rilevano a distanza la presenza e la posizione degli smartphones, avviando con essi uno scambio di dati. In tal modo, il punto vendita è in grado di interagire con il cliente mentre si sposta tra le corsie, fornendogli informazioni sui prodotti e segnalandogli novità e promozioni, anche personalizzate direttamente sul proprio smartphone, inviando coupon digitali.
Fa cross Claudio Raimondi, General Manager e-Bay Italia, che ha annunciato una partnership con Confcommercio per favorire l’attività di vendite on-line. Un libro che spiega come vendere sul portale e un Road Show per incontrare i produttori. Una proposta allettante: 6 mesi di “negozio” e start up gratuiti senza commissioni, per dare un’opportunità alle 700mila associate di Confcommercio di provare l’ominicanalità. “Rischia solo chi decide di non esserci. Affiancare uno store on-line a quello fisico sarà il futuro del commercio” dice Raimondi.
innovatori che intercettano la domanda   nuovi player online
Interviene quindi l’arbitro a sostegno della strategia di gioco: “Non siamo in grado di dire cosa fare, quali le azioni di sicuro successo, ma siamo in grado di dire cosa non fare” aggiunge Alberto Zunino “devo prima capire come mi voglio esporre e come comunicare con i consumatori”.
Un caso molto esplicativo è Nespresso.
L’azienda svizzera ha sviluppato una leadership sia di innovazione di prodotto sia di dialogo con il consumatore che ha creato un legame così forte da permettere loro il mantenimento della posizione nel mercato, malgrado siano scaduti i brevetti.
innovazione e vantaggio competitivo Nespresso

L’esempio che non dobbiamo seguire è quello di Blockbuster.
Anni fa gli fu offerta l’acquisizione di Netflix per 50 milioni di dollari, rifiutò ritenendolo un investimento più rischioso che potenziale. Il resto è storia: mentre nel 2013 Blockbuster falliva, Netflix veniva capitalizzata a 45 miliardi di dollari.
E’ chiaro che l’investimento è un’incognita ma occorre saper leggere il mercato, i segnali dei consumatori e rischiare per evitare l’autogol e la panchina.

ritardatari, vincitori, innovatori

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Diana Scanferla

E' un manager della GDO esperta nei settori Freschi e Surgelati. Nella sua esperienza professionale ha conosciuto sia il mondo dell’Industria dove ha mosso i primi passi che dalla GDO dove ha sempre lavorato. E’ un category manager moderno molto attento alle vendite oltreche agli acquisti.

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