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La tragedia dei rifugiati: un grande business per i Retailers tedeschi

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La tragedia dei migranti a cui il nostro Paese ma in generale tutta la UE si sforza di far fronte vede molti Retailers europei, e produttori di beni di largo consumo, aderire ad enti di beneficenza e privati nel rendere utili aiuti umanitari.

Un piccolo esempio è quello della catena Rewe Group, il secondo più grande rivenditore della Germania alle vendite. L’azienda di Colonia afferma, tra una serie di altre misure, che in favore di tale causa ha donato € 500.000, fornito 11.000 cappotti, 2.000 pantaloni caldi e 10.000 coperte, oltre ad organizzare lavori di tirocinio specifico per giovani rifugiati.

Comprensibilmente e saggiamente, però, il mondo del commercio non è generalmente disposto a commentare i potenziali benefici derivanti da un afflusso di giovani lavoratori migranti e soprattutto dall’aumento dei consumi.

Esperti neutrali, tuttavia, credono chiaramente che questo sia il caso: le tendenze demografiche, in Germania, hanno reso sempre più difficile per Retailers e fornitori di reclutare giovani in numero sufficiente nel corso degli ultimi anni. L’arrivo inaspettato di 800.000 persone, e probabilmente più, che amplificherà l’invecchiamento della popolazione della Germania di 81m di oltre l’1 per cento, ha risolto questo problema in un colpo. Non solo, i Retailers di generi alimentari tedeschi traggono ancor più profitto da questo afflusso perché i bisogni immediati dei migranti saranno alimenti di base e beni di prima necessità.

Questo sarà un particolare vantaggio per i discount (Aldi, Lidl, Netto Marken-Discount, Penny, Netto, e Norma), dice Manuel Jahn, capo consulente presso la Divisione Geomarketing della società di ricerca dei consumatori GfK. Se si lavora sulla base del fatto che un Discount di media grandezza ha bisogno di avere circa 4.000 persone nel suo bacino di utenza significa statisticamente che sarà necessario creare nuove aperture di almeno 200 nuovi punti vendita.

 

 

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