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Aumentano i consumi, ma gli italiani fanno la spesa al discount

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Più telefonini, auto e computer. Ma meno pane, pasta e latte. Dietro l’aumento dei consumi del 2,1% su base annua registrato a luglio 2015 da Confcommercio, c’è un segno meno (-0,2%), quello dei consumi alimentari, che salta all’occhio. Tra una maggiore attenzione agli sprechi e una riduzione delle quantità, e a volte anche della qualità, continua il risparmio nel carrello della spesa. Con un aumento degli acquisti al discount del 3,6 per cento.

Rispetto al mese precedente, il maggiore aumento negli acquisti registrato da Confcommercio a luglio riguarda i beni e i servizi per la casa: +1,7%, che dipende molto dai consumi per l’energia elettrica. Banalmente, luglio 2015 è stato molto caldo e si sono accesi più condizionatori. Su base annua, invece, rispetto a luglio 2014, i balzi in avanti maggiori si registrano per i beni e i servizi per la mobilità (+8,8%), cioè auto e moto, e per le comunicazioni (+5,1%), che vuol dire smartphone, tablet e computer. E anche il turismo cresce, con un aumento del 2% della spesa in alberghi e pasti fuori casa. Molto più bassi invece la crescita della spesa per l’abbigliamento (+0,8%), la cura della persona (+0,3%) e l’ambito ricreativo (+0,1%). L’unico segno negativo è quello dei beni alimentari: -0,2 per cento. Niente carrelli stracolmi, ma spese controllate tra gli scaffali del supermercato. In base a quello che dice anche l’ultimo rapporto Coop, una famiglia italiana spende in media 95 euro in meno al mese rispetto a una straniera.

«Siamo davanti a quello che è stato ormai ribattezzato come il downgrading del carrello», dice Francesco Castellotti, di Federconsumatori Lombardia. «Ma analizzando i dati medi dei consumatori italiani relativi agli ultimi mesi, si nota il comportamento di un consumatore come “sull’altalena”: a volte rifiuta la crisi, altre volte no. Stiamo attenti che anche questi dati positivi non siano un giro di altalena». La ricerca di Castellotti, in fase di pubblicazione, «mostra oscillazioni non solo della quantità, ma anche della qualità dei consumi».
Negli ultimi otto anni la spesa al supermercato è calata di quasi il 14 per cento. E la quota di acquisti nei discount cresce, soprattutto al Sud.

Lo stesso vale per i consumi alimentari. Negli ultimi otto anni la spesa al supermercato è calata di quasi il 14 per cento. Probabilmente anche grazie a una maggiore attenzione allo spreco di cibo: quelli che dicono di buttare cibo molto spesso, secondo l’ultimo rapporto Coop, sono solo il 3 per cento. «I consumi alimentari sono sempre meno primari e sempre più comprimibili, superati dai costi fissi incomprimibili», spiega Castellotti. I consumi obbligati, la casa in particolare, assorbono ormai oltre il 40% del bilancio familiare, erodendo gli altri consumi, quelli alimentari in particolare.

Ma ci sono variazioni notevoli anche nella qualità del cibo che si compra. La tendenza maggiore è al ribasso. Cosa di non poco conto per monitorare l’andamento dell’economia. «Perché comprare otto bottiglie di Tavernello è diverso dal comprare otto bottiglie di Champagne», dice Castellotti. Non a caso crescono le presenze nei discount: la quota di acquisti, secondo l’Istat, copre ancora il 13% della spesa, con un aumento del 3,6 per cento, soprattutto al Sud. Anche se, precisa Castellotti, «questo non significa necessariamente una riduzione della qualità del cibo che compriamo, visto il cambiamento delle strategie commerciali dei discount, che si sono spostati verso i prodotti di marca».
Quello che viene fuori dal rapporto Coop, in effetti, è una riduzione del risparmio nel carrello tramite l’acquisto di prodotti a prezzi più bassi. Si registra invece una maggiore attenzione alla qualità di quello che mangiamo. Con un’aumento (+4,6%) dei consumi di frutta e verdura, e dei prodotti gluten free (+50%). Ma anche se cambia la composizione del carrello, si sta bene attenti a non spendere di più. A meno che non si benefici dei famosi 80 euro renziani. Secondo un’analisi fatta da Lavoce.info, chi ne ha beneficiato ne ha approfittato soprattutto per spenderli in cibi e bevande.

[Via Linkiesta]

 

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