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Caprotti indagato per il dossier sullo spionaggio alla Coop

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Il patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, ha ricevuto ieri un invito comparire in Procura per le ipotesi di ricettazione e concorso in diffamazione del direttore affari generali di Coop Lombardia, Daniele Ferrè: il pm Gaetano Ruta gli contesta d’aver nel 2009 di fatto comprato dagli imprenditori di sicurezza privata Fabio Quarta e Gianluca Migliorati – attraverso l’affidamento alla loro S.I.S. di commesse da 700 mila euro l’anno per la vigilanza di alcuni punti di vendita di Esselunga – il materiale su intercettazioni illegali di dipendenti di un negozio Coop a Vigevano nel 2004 che i due ex fornitori di Coop avevano portato al direttore Maurizio Belpietro, e sulla cui base «Libero» il 13-14-15 gennaio 2010 («La Coop ti spia») asserì l’esistenza di uno sistematico spionaggio dei lavoratori ordinato (come la pulitura nel 2009 del cd di registrazioni) dal manager Coop Ferrè. Il Tribunale civile in primo grado condannò però il quotidiano a risarcire 100 mila euro a Ferrè per diffamazione; e nel penale la giudice Anna Zamagni assolse Ferrè e dispose che per calunnia ai suoi danni fossero inquisiti i due 007 privati (4 anni la pena chiesta nel processo che finirà il 23 ottobre).
Caprotti, replica il suo avvocato Ermenegildo Costabile, «è molto sorpreso da questa ipotesi: c’è un equivoco e ritiene di poterlo chiarire al pm come sempre accaduto». Lo scorso 6 marzo Caprotti affermò di non aver mai saputo degli audio illegali: «Il 14 luglio 2009 Belpietro, che dirigeva Panorama, mi disse che aveva una inchiesta su certe condotte di Coop, che era stato aiutato da questi poliziotti privati, che si era avvalso di materiale fornito da loro, e che avevano problemi economici. Mi chiese: “Ho bisogno di un favore, voi potreste farli lavorare come vigilantes nei negozi?”. Io risposi: se posso fare un favore a voi e a Panorama, volentieri. Così tra luglio e agosto li vidi una volta, un’altra andai io nella loro sede 10 minuti in ottobre, e dissi al nostro capo della sicurezza di farli lavorare». «Gli demmo la vigilanza
di 7-8 supermercati per 4 anni, per un fatturato di circa 2,4 milioni di euro», conferma l’ad di Esselunga, Salza: «Belpietro ci disse che sulla base di materiale fornito da queste due persone aveva una inchiesta su certi fatti Coop che non gli apparivano ortodossi, e ci chiese di farli lavorare». Belpietro e il giornalista Gianluigi Nuzzi sono indagati ieri per l’ipotesi di calunnia, legata all’aver pubblicato la presunta prova regina (una fattura di Coop da 290 mila euro) rivelatasi invece un falso.

[fonte Corriere]

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