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Sciopero all’Ikea, ma i negozi restano aperti

ikea sciopero

Scontro tra Ikea e sindacati anche sull’adesione allo sciopero di sabato che avrebbe dovuto pregiudicare l’apertura dei 22 negozi (compreso il temporary di Milano), ma che, a sentire l’azienda svedese, non è riuscito ad abbassare la saracinesca nemmeno a un punto vendita. I sindacati, dal loro canto, sostengono che l’adesione allo sciopero è arrivata al 75-80% ma non parlano di negozi chiusi per mancanza di personale.
Il primo sciopero nazionale dei lavoratori Ikea è scattato dopo la disdetta del contratto integrativo con i sindacati che ripetono: «Non ci piegheremo ai tagli lineari su maggiorazioni per lavoro domenicale e festivo e sulla trasformazione del premio aziendale fisso in elemento variabile».
Dal fronte aziendale, «la partecipazione allo sciopero è stata a macchia di leopardo – interviene Valerio Di Bussolo, direttore delle relazioni esterne di Ikea Italia -. Più alta nei negozi storici e quasi nulla in quelli più recenti. Alla fine tutti i negozi sono rimasti regolarmente aperti, anche se in alcuni casi con servizi rallentati». Di Bussolo sottolinea che la disdetta all’integrativo era stata data un anno fa ma con una proroga di un anno da sfruttare al tavolo delle trattative. «Cosa che non è avvenuto – dice il manager -. Anzi sono venuti a chiederci un aumento del 30% del premi di partecipazione». Tra le proposte di Ikea, c’è quella di rendere più equi i trattamenti per il lavoro domenicale e festivo che oggi presentano differenze sia da negozio a negozio che all’interno dello stesso punto vendita (tra vecchi e nuovi assunti), accompagnate da un sistema che riconosca una percentuale di maggiorazione crescente legata al numero di presenze.
Dal fronte sindacale, Emanuele Montemurro, segretario regionale di UilTucs Campania, ribatte che «non accetteremo mai i tagli lineari dell’azienda che, in passato, si è sempre proposta bene, ora però è diventata arrogante». Un braccio di ferro per non chiudere un solo negozio: ne valeva la pena? Per Montemurro sì. Nel caso del negozio di Napoli «l’adesione è stata del 92%. Infatti la progettazione cucine e camerette era paralizzata e la vendita era solo self. Sono riusciti a presidiare solo il fronte cassa grazie all’intervento dei dirigenti, compreso il capo del personale».
Fino a che punto i lavoratori potranno ignorare la crisi che ha colpito la grande distribuzione? «Ikea ci ha detto – conclude Montemurro – che apriranno 10 negozi nei prossimi 10 anni: non vorremmo essere degli azionisti occulti». Il Mol 2014 di Ikea Italia Retail (146 milioni) rimane meglio della media del settore: il 10% contro il 7. «Certo – ammette Di Bussolo – noi abbiamo l’ammortamento dei punti vendita che sono pesanti (76 milioni nel 2014 ndr): del re sto averne la proprietà è una garanzia di stabilità per tutti. Noi siamo una sorta di franchisee della sede centrale e su questa indicazione dobbiamo ragionare».
E poi Di Bussolo conclude: «Negli ultimi tre anni abbiamo fatto una severa spending review e l’azienda ha riportato 53 milioni di perdite senza chiudere negozi o ridurre il personale. Ci siamo comportati più che responsabilmente. Ora vorremmo che anche gli altri facessero lo stesso».

[via ilsole24ore]

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