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La vertenza Auchan si chiude con 1.220 esodi volontari

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Accordo raggiunto sulla spinosa vicenda della procedura di licenziamento di 1.345 esuberi dichiarati da Auchan e sulla disdetta del contratto integrativo. Ieri, al termine del negoziato, il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova ha detto che è stato concluso un altro accordo «dicendo no ai licenziamenti richiesti dall’azienda. Con la sottoscrizione al ministero del Lavoro la vertenza Auchan si conclude con la mobilità volontaria su una platea di 1.345 lavoratrici». Secondo notizie di fonte sindacale, l’azienda francese avrebbe raccolto 1.220 disponibilità da parte di dipendenti disponibili ad intascare l’incentivo (intorno ai 30mila euro) ma, al Sud, i volontari non coprirebbero gli esuberi individuati da Auchan. Se ne riparlerà In un tavolo territoriale.
«Questa soluzione non era scontata – ha premesso Fabrizio Russo, segretario nazionale della Filcams – Auchan aveva avviato una procedura di licenziamento collettivo lo scorso mese di aprile, ma da mesi fronteggiavamo una situazione complessa e di portata più generale, che scaturiva dallo stato di grave crisi in cui versa la società». In effetti la crisi coinvolge, sia pure in misura diversa, tutte le catene della grande distribuzione, food e non food.
Per il sindacalista della Cgil il verbale siglato il 6 luglio al ministero del Lavoro si propone di salvaguardare l’occupazione, anche attraverso confronti a livello territoriale, ove si potranno stabilire ulteriori misure di carattere conservativo. «Si delineano, già nelle prossime settimane – ha concluso Russo – due versanti di confronto con l’azienda, entrambi difficili ed impegnativi: il primo, a livello territoriale, di gestione degli accordi sottoscritti; il secondo finalizzato al recupero della contrattazione integrativa». La situazione degli ipermercati di Auchan (format colpito in pieno dalla crisi dei consumi) era stata denunciata apertamente lo scorso maggio in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore dal presidente di Auchan Italia Patrick Espasa: « In 4 anni – disse il top manager – abbiamo perso 300 milioni, di cui 112 milioni solo l’anno scorso e che salgono a 183 con le svalutazioni.Devo salvare 10mila dipendenti, ma per salvare aziende e dipendenti ho bisogno di arrivare al break even entro il 2017 e tagliare strutturalmente 112 milioni di costi». Espasa aveva escluso categoricamente il ricorso agli ammortizzatori sociali: «L’abbiamo già fatto ma non basta più». Sembrava una dichiarazione tattico-negoziale, ma era vero.

[via ilsole24ore]

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