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Più periferia e meno Centrale: sarà questo il futuro di Coop? I CdA hanno approvato la fusione delle tre Coop emiliane

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I Consigli di Amministrazione di Coop Estense, Coop Adriatica e Coop Consumatori Nordest – riunitisi nelle loro sedi rispettivamente di Modena, Castenaso (Bologna) e Pordenone, il 19, 25 e 26 giugno 2015 – hanno approvato con voto unanime il progetto di fusione tra le tre grandi cooperative di consumatori del Distretto Adriatico. Si tratta della seconda tappa verso l’unificazione, dopo l’avvio del progetto deliberato nei tre CdA lo scorso 20 marzo; questa seconda fase si concluderà in autunno con le assemblee dei soci.

I Consigli di Amministrazione hanno approvato anche lo statuto della nuova cooperativa che nascerà dalla fusione e sarà la prima cooperativa di consumo italiana, con 2.700.000 soci, quasi 5 miliardi di fatturato, 419 punti vendita di cui 56 ipermercati, oltre 22.000 dipendenti. I numeri comprendono le società controllate operanti nel core business e sono al netto delle società controllate e partecipate che operano nei settori finanziario e assicurativo, del turismo, della comunicazione, delle librerie e dell’immobiliare: un colosso della Distribuzione che fatturerà 4,5 miliardi di euro.

Pensando ai numeri che esprimerà la nuova Coop, superiori alla somma dei fatturati di diverse centrali di acquisto nazionali, ci si domanda come cambierà l’assetto e l’organizzazione della centrale Nazionale.

Ci sono, in verità, dei movimenti in atto da diversi mesi: unione dei due rami degli acquisti (PL e grandi Marche), diminuzione delle attività promozionali centralizzate, etc, che fanno pensare ad un nuovo ruolo che verrà chiamata ad esprimere la centrale Coop Italia.

Di quali servizi avrebbe bisogno una centrale che esprime 4,2 miliardi di euro di fatturato? Avrebbe i numeri per costruirsi una propria Private Label se volesse, con la differenza che avendo il dominio di tutti i punti di vendita, potrebbe mettere in pratica qualsiasi strategia commerciale concordata con l’industria.

Un potere enorme.

Non succederà:la Coop Italia continuerà il suo ruolo al servizio di tutte le cooperative (che non si fermano alla nuova Coop Adriatica), ma sicuramente la centralità del passato è e sarà totalmente anacronistica e dovrà essere aggiornata.

Unicoop Firenze vede, così, realizzare un progetto commerciale che è molto vicino a quello che aveva messo in pratica qualche anno fa sbattendo la porta di Coop Italia, e applicando strategie in completa autonomia, forte della propria organizzazione e del fatturato ingente che esprime.

Adesso Unicoop Firenze (chissà se il prossimo passaggio non vi sarà una unione/assorbimento con Unicoop Tirreno – che ne avrebbe tanto bisogno) trova nella nuova Coop Adriatica un soggetto potentissimo, che esprimerà numeri e performance di tutto rispetto e con cui potrà, in sinergia, applicare comportamenti commerciali verso i fornitori tali da migliorare, in periferia, in maniera consistente anche i contratti nazionali.

Insomma gli anni a venire, almeno dentro Coop, potrebbero essere gli ani di un ritorno al passato, un abbandono delle Supercentrali, un alleggerimento della Centrale, per dare molto spazio alle periferie con i mano importanti contratti internazionali.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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