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Come vanno le aperture 24 ore di Carrefour?

carrefour 24 ore

Farsi attrarre senza remore dal profumo della novità e giudicare solamente in base a quello può essere pericoloso: un successo, o un fallimento, va sancito dopo aver messo un po’ di strada dietro le spalle.
Premessa la regola generale, però, il primo sabato sera di Varese città europea – leggi: città dotata di un punto vendita aperto 24 ore su 24 – sembra essere piaciuto: alla gente accorsa per fare compere, ovviamente, e a coloro che lavorano all’interno del supermercato, soddisfatti della risposta del pubblico sebbene impossibilitati a sbilanciarsi in analisi e previsioni.

Cronaca di una tarda sera diversa dalle altre, alla scoperta dell’inedito più rilevante di inizio estate. Il Careffour h24 è la mecca dei nottambuli e dei curiosi, l’argomento che sta facendo discutere i profili Facebook dei cittadini ben oltre il consueto: un giro indagatore vale il prezzo del biglietto, perché serve a tastare il polso delle opinioni e a farsi un’idea delle compere declinate al chiaro di luna.
C’è vento, ma la Varese di sabato 20 giugno è tutt’altro che sopita: per le strade scorrono vita e un certo traffico.
Si arriva in via Sanvito Silvestro con la testa impacchettata di preconcetti: «Non ci sarà nessuno» è il pensiero ingranato insieme alle marce dell’auto. Prima sorpresa: sono circa le 23 e il piccolo parcheggio del market che dà sulla carrozzabile è quasi pieno. Saranno una trentina i veicoli in sosta: se il metro di paragone è l’ultimo giorno dell’anno e la sua corsa per il cenone, si può tranquillamente parlare di “deserto”; se ci si rifà, invece, a un giorno normale, la locuzione adatta è “affluenza più che discreta”.

Insomma, c’è gente nel buio della notte illuminato da luci inedite che significano “aperto”: queste ultime sembrano quasi un miraggio che confonde l’abitudine del visitatore radicata in anni, fatti di rassegnazione ossequiosa al dover attendere i bagliori del sole in caso di sopravvenuta mancanza dell’ammorbidente per il bucato.

C’è chi è appena uscito dall’ufficio

Nel piccolo piazzale i clienti escono ed entrano, con carrelli e cestini al seguito. L’umanità è ben rappresentata in tutte le sue variabili: uomini e donne, famiglie e single, giovani in cerca di una focaccia per lenire la fame da movida, signore in gruppo più curiose che bisognose di spesa, lavoratori appena usciti dall’ufficio increduli della possibilità di fare rifornimento senza la spada di Damocle del tempo.

Edwin Tonin sta sistemando gli acquisti nel bagagliaio: «Per me è un’iniziativa davvero bella – commenta – anche se ho paura che non durerà molto. Ora è pieno, ma è una novità assoluta. Io sono passato per caso, ho visto aperto e ne ho approfittato: domani non avrò tempo di fare la spesa».
Arrivano dei ragazzi in motorino, si fermano e aspettano altri amici: sembra di essere a un ritrovo. Nel frattempo esce un altro signore, sorriso raggiante e carrello pieno: «Sono davvero molto soddisfatto – esclama Matteo Malfatti – E non capisco le polemiche: in me hanno trovato un cliente abituale, finalmente ci mettiamo in pari con quello che succede all’estero».

Addio alcolici dalle 22 alle 7

Facciamo un giro dentro: il negozio si presenta rinnovato, accogliente e ordinato. Al desk dell’accoglienza il personale conferma il buon afflusso e appare indaffarato, vicino campeggia un cartello: «Si avvisa la gentile clientela che la vendita di alcolici è vietata dalle ore 22 alle ore 7. Grazie della collaborazione».
Una guardia giurata vigila, ma sembra quasi superflua: nonostante l’ora tarda la percezione è di assoluta tranquillità.
Torniamo all’esterno e fermiamo la signora Vincenzina, 70 anni, accompagnata dalla sua famiglia: «Sa cosa le dico? Io ci verrò sempre a fare almeno una passeggiata dopo cena. Sono stati davvero molto gentili»

[via La Provincia di Varese]

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