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Mercatone Uno, Cassa per 3.700. Indiscrezioni: chi vorrà acquistare sembra dovrà accettare condizioni molto pesanti

Mercatone_Uno_Bologna

Da lunedì prossimo sarà sospesa l’attività in 28 punti vendita, su un totale di 78, di Mercatone Uno. Una chiusura temporanea disposta dai commissari straordinari nominati dal governo, con l’applicazione della legge Marzano. La durata dipenderà dall’andamento del mercato e dal reperimento delle risorse necessarie a interrompere la sospensione.

Ma è soprattutto legata all’esito dell’avviso pubblico per la ricerca in tutta Europa di acquirenti disponibili ad assorbire l’intero gruppo di Imola (le manifestazioni di interesse dovranno essere presentate entro la fine di giugno). Per tamponare la grave situazione di crisi del big emiliano, esaminata ieri al tavolo di confronto istituzionale attivato dalla Regione Emilia-Romagna, sono stati autorizzati gli ammortizzatori sociali, con il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per i circa 3.700 dipendenti: a zero ore per gli addetti impiegati nei negozi per i quali è stata decisa la momentanea chiusura e a rotazione per il resto dei dipendenti. Scelta obbligata di fronte a un indebitamento insostenibile – 425 milioni per un totale di 3mila creditori circa – e a una contrazione della domanda che dopo aver portato il gruppo a chiedere al Tribunale di Bologna il concordato preventivo ha fatto scattare l’amministrazione straordinaria.

All’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi e ai sindacati, i vertici dell’azienda hanno illustrato i numeri che hanno imposto la sospensione delle attività commerciali in varie aree del Paese, dal Mezzogiorno al Settentrione (solo in Emilia Romagna sono cinque i negozi interessati, tra le province di Forlì, Rimini, Piacenza, Parma e Modena), anche se con una parziale retromarcia rispetto all’ipotesi formulata inizialmente dai commissari.

In un primo momento Vincenzo Tassinari, Ermanno Sgaravato e Stefano Coen avevano infatti ventilato la chiusura di 35 punti vendita (quasi la metà), salvo poi optare per un ridimensionamento che tiene conto delle potenzialità commerciali e che conferma la volontà di salvaguardare i posti di lavoro e la continuità aziendale: l’interruzione dell’attività dovrebbe avere una durata limitata nel tempo. Già entro la fine dell’estate il perimetro della rete interessata dallo stop potrebbe essere notevolmente ridotto, sulla base anche di un piano di rilancio che prevede un complessivo restyling dei negozi e una forte specializzazione, con un maggiore investimento sul settore del mobile. Una soluzione alla crisi di liquidità dovrebbe invece arrivare dagli stessi strumenti previsti dalla legge Marzano, con il ricorso alla garanzia di Stato per consentire al gruppo di rientrare nel circuito del credito per il nuovo piano industriale di sviluppo. Il problema degli investitori, soprattutto esteri, è proprio quello legato ai dipendenti: pare, secondo fonti bene informate, che chiunque dimostri interesse all’acquisto dei punti di vendita di Mercatone Uno, debba mostrare interesse anche per tutti i loro dipendenti per i prossimi  quattro anni. Chi accetterebbe, dall’estero, ad una simile condizione? Ecco l’Italia.

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