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Aldo Puccini lascia Sigma dopo 42 anni. In una intervista esclusiva i retroscena di molte trame che hanno caratterizzato la GDO negli ultimi 25 anni

Aldo-Puccini

Pubblichiamo qui sotto due paragrafi del primo capitolo del libro “Sigma: l’altra Coop di Bologna. Analisi finanziarie di Consorzio Europa, Vega, Realco, Coal, Sigma Campania, Multicedi, Tatò e Fratelli Arena”. Si tratta di una lunga intervista al Presidente Onorario di Sigma, Comm. Aldo Puccini che alla fine di questo mese lascerà l’incarico di 42 anni di militanza nella cooperativa. L’intervista è la storia della sua vita professionale e del Gruppo, riassunto con aneddoti, talvolta sorprendenti e sconosciuti ai più, che rivelano molto bene il clima che ha sempre contraddistinto i vertici della Grande Distribuzione. L’articolo è visibile interamente solo agli abbonati GDONews e GDONews NON FOOD.

Buona Lettura

[.....]. L’idea delle aggregazioni tra Centrali era però una necessità e tutte, negli anni ’90, dialogavano assiduamente tra loro con l’obiettivo evidente di unirsi e fronteggiare contrattualmente la Grande Industria di Marca, molto più forte della Distribuzione. In verità,però, i motivi reconditi alla nascita delle supercentrali, in quegli anni, erano sempre un po’ più profondi, molto meno corretti e spesso causa di forti liti e storici odi. “ terminata l’esperienza CID fu la volta di SICON. Erano gli inizi degli anni ‘90 e si diede al via ad un esperimento difficile ma ambizioso: unire due grandi cooperative appartenenti a due confederazioni differenti (a dire il vero anche Conitcoop faceva parte della Lega delle Cooperative, ma era più piccola di Conad ndr). Noi di Sigma ci unimmo con i cugini bolognesi di Conad ed a Conitcoop ancora una volta”. Sicon in quel periodo rappresentava una quota di mercato pari al 7,5 per cento, ovvero era una fetta consistente di mercato in mano ai piccoli operatori della DO. “Giusto in quegli anni la Grande Distribuzione imparò a mettere in ordine i contratti con l’industria e ad avvicinare e mettere in equilibrio le incredibili differenze di listino tra una azienda associata e l’altra che
ancora si incontravano sul mercato” – Ricorda Puccini –“SICON era una esperienza che il mercato guardava con vivo interesse, così come anche noi. Ci accorgemmo presto che fu, purtroppo, una esperienza terribile sotto il profilo della progettualità: pagavamo a Conad una fee non rilevante, messa a contratto”. Nel corso dei successivi anni ’90 Sigma decise di proseguire in solitudine la sua avventura sul mercato. [....]

[....] “Gli anni della crisi li abbiamo affrontati non preparati, le nostre aziende, ma in generale molte aziende della DO, si sono trovate troppo impreparate ed obsolete per affrontare i cambi strutturali necessari a sopravvivere dapprima all’aggiornamento delle politiche bancarie (Basilea 2 e poi 3, ndr), e poi soprattutto al calo dei consumi, determinato dall’aggressione della rinnovata situazione economico finanziaria internazionale, ed infine dalla sciagurata legge SALVA ITALIA all’art. 62, che decretò la fine delle deboli speranze di sopravvivenza di molte aziende.  La DO deve adeguare la propria strategia sui costi, dovrebbe dare un assetto differente al proprio sistema organizzativo, siamo in ritardo su troppi fronti, non c’è la volontà di condividere progetti e spese, i CeDi andrebbero riuniti e riorganizzati, bisognerebbe ottimizzare le attività strategiche delle aziende appartenenti alla medesima insegna, unendole sotto il profilo logistico. Ma oggi niente di tutto ciò appare possibile. Il mercato è in mezzo al caos, è purtroppo un dato di fatto che con la crisi economica, e con la gestione delle difficoltà ad essa connesse, si sono esasperati i rapporti umani. Una volta si discuteva ma si arrivava ad un accordo. Oggi i piccoli interessi di bottega continuano a resistere pur essendo all’interno di un quadro economico e sociale che si può definire disperato. Oggi ci sarebbe bisogno di solidarietà ed altruismo, principi che stavano alla base della cultura cooperativa, eppure questi valori vengono quotidianamente calpestati: Il fulcro dell’associazionismo è crollato.

La fine dell’associazionismo

“Sigma negli ultimi 8 anni ha avuto a disposizione delle buone opportunità per crescere in momenti molto difficili. In termini di quote di mercato abbiamo fatto notevoli passi avanti rispetto a dieci anni fa, ma non siamo stati capaci a mantenere la nostra identità. Il numero della nostra quota è il risultato della unione di diverse anime, anche non cooperative. All’interno di questa nuova situazione si sarebbe potuto crescere tutti assieme, se sono ci si fosse sforzati ad ascoltare il prossimo. Oggi invece quello che domina il mercato è l’esasperazione dei rapporti, vale per Sigma ma in generale per tutto il movimento cooperativo della GDO. L’associazionismo è finito dappertutto, lo sviluppo oggi passa attraverso fortissimi investimenti, non c’è più spazio per il concetto di cooperazione, è mutato il mondo economico del Retail e la competitività pura ha preso il sopravvento, ha esasperato le relazioni allontanando le persone. Io non trovo più ispirazione per dare ancora il mio contributo e per tale ragione ho deciso di ritirarmi dopo 41 anni di fedele e sincera militanza, dove ho sempre cercato il dialogo con tutti.”.

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