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Editoriale: Il cambiamento? Un’opportunità

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In queste settimane, durante le consuete attività d’aula – anche diverse nei temi tra loro -  tenute con il collega Enrico Carosio, abbiamo riscontrato spesso che un leitmotiv era legato al tema del “cambiamento”. Ho già avuto modo di parlarne in queste colonne in vari contesti sociali, economici ed organizzativi. Andando oltre alla definizione del cambiamento fine a se stessa, vorrei rifarmi alle conseguenze che lo stesso dovrebbe generare nelle nostre organizzazioni , citando uno dei miei maestri culturali – Shein -  il quale sostiene che : ““il cambiamento ha come risultato il conseguimento di nuove modalità di azione, di nuovi valori e nuovi atteggiamenti per significativi gruppi di individui, membri dell’organizzazione”

La parola che si ripete è “novità”. E le novità fanno paura. Nonostante la parola venga spesso citata quale antidoto necessario per uscire dall’immobilismo organizzativo, ogni volta che qualcuno mette in capo idee e azioni nuove con l’obiettivo di “voler cambiare”,  si alzano barriere e varie forme di resistenza per la paura di perdere delle sicurezze, delle certezze quotidiane, nella speranza che il cambiamento sia affidato ad altri, alcune volte addirittura affidato agli eventi. In alcuni paradossi, sentiti in settimana, ho avuto modo di ascoltare frasi del tipo: “tutto vero, tutto necessario, sulla carta tutto sembrerebbe ok, ma poi … nel quotidiano non funzionerà.” Altre con questo tono: “sarei d’accordo su queste novità ma poi ….. gli altri cosa pensano?? Mi bloccheranno tutto! Boicotteranno!! Ecc. ecc.

Spesso ho la sensazione che molti nostri manager siano dei “conservatori puri” anziché  degli innovatori, pronti a rischiare. Quindi persone “ferme” a gestire l’esistente piuttosto che aumentare le azioni da mettere in campo: paura nelle novità, paura del “fare”.

In tempi più recenti altri autori hanno provato, con definizioni più attente, ad aumentare il livello della consapevolezza che la paura del cambiamento, quindi la paura verso la novità,  dovrebbe essere un’opportunità per studiare nuove strategie d’azione! Devono dare nuove dimensioni dinamiche e processuali più efficaci: Fraccaroli (1998) definisce il processo di cambiamento come “un processo dinamico ed evolutivo delle culture, delle strutture, delle strategie  dei gruppi di potere nelle organizzazioni”. Per George e Jones (2002) il  cambiamento organizzativo può essere definito come “il movimento di un’organizzazione dal presente stato a uno stato futuro/desiderato per aumentare la sua efficacia”.

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Stefano Gennari

Esperto di Formazione ed Organizzazione aziendale. E’ un selezionatore del personale per imprese. La società Selezione ORA Sas è specializzata in corsi di formazione per manager e consulenti.

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