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Stop a Parmesan & co., arriva il “segno unico distintivo” del cibo made in Italy

italian taste

Presentato all’Expo il logo che qualifica l’identità dell’agroalimentare italiano sui mercati esteri e ci difende dai falsi, un equivalente del ‘Bon Appetit’ francese

Se l’Europa allenta le briglie dell’etichettatura d’origine su alcuni alimenti, in Italia proviamo a difenderci dai cibi tarocchi e dall’Italian sounding con uno strumento che ci aiuterà a fare sistema e comunicare in maniera più diretta il Made in Italy fuori dai nostri confini. È il “segno unico distintivo” dell’agroalimentare italiano, presentato oggi all’Expo dal ministero delle Politiche Agricole: una bandiera italiana con tre onde (ma il disegno potrebbe anche ricordare un “morso” con un rimando diretto al buon cibo nostrano) che richiamano il concetto di crescita e di sviluppo e la scritta “The extraordinary italian taste”.

Non sui prodotti ma nelle fiere. Il segno distintivo non è un marchio da stampigliare sui singoli prodotti (come accade in Svizzera), ma un logo che qualifica l’identità italiana all’interno di un mix di azioni di promozione e sostegno, come le fiere internazionali, le attività di promozione all’interno dei punti vendita della grande distribuzione estera, ma anche le campagne di comunicazione e promozione in Tv, sui media tradizionali, su Internet e sui social media. Il termine di paragone più vicino è il simbolo “Bon appetit” con cui i francesi hanno creato un catalogo delle loro migliori produzioni identificando l’agroalimentare mande in France sulla scena internazionale.

Il segno unico italiano sarà utile per veicolare un’idea unitaria del Made in Italy dalle caratteristiche originali e dalla qualità distintive. Nelle fiere, ad esempio, servirà a caratterizzare in modo univoco l’area espositiva dedicata all’Italia del cibo e del vino. Il marchio verrà utilizzato fin dalle prossime giornate all’interno del Padiglione del Vino e del Padiglione del Cibo a Expo, proprio per cogliere l’occasione unica di visibilità offerta dall’evento di Milano.

Il marchio si inserisce nel più ampio piano straordinario di internazionalizzazione del Made in Italy, previsto anche nel decreto Sblocca Italia approvato a novembre scorso e messo a punto da ministero dello Sviluppo Economico, Mipaaf e Ice (Istituto commercio estero).

I numeri del made in Italy alimentare. “Da oggi l’agroalimentare italiano – ha spiegato il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina – sarà più forte e più riconoscibile sui mercati internazionali. Finalmente abbiamo un segno distintivo unico che aiuterà consumatori e operatori a identificare subito le attività di promozione dei nostri prodotti. Partiamo da Expo Milano 2015 per sfruttare questa straordinaria occasione di visibilità e proseguiremo con le azioni previste dal nostro piano di internazionalizzazione sui mercati strategici. Nei prossimi tre anni investiremo oltre 70 milioni di euro per la promozione, imparando a fare squadra e a non disperdere in mille rivoli le risorse. Abbiamo chiuso il 2014 con 34,4 miliardi di euro, nel primo trimestre del 2015 siamo a oltre 8,7 miliardi di euro e il nostro obiettivo è arrivare a 36 miliardi a fine anno. Anche sfruttando bene l’Esposizione Universale di Milano possiamo farcela e puntare all’obiettivo di quota 50 miliardi di export nel 2020″.

Ma i falsi valgono 60 miliardi di euro. Se i dati Istat relativi al primo bimestre del 2015 testimoniano un + 3%  dell’agroalimentare, il mercato del falso made in Italy vale ancora la bellezza di 60 miliardi di euro, ossia circa il doppio delle nostre esportazioni all’estero. “Fuori dai nostri confini – denuncia la Coldiretti – il vero nemico sono le imitazioni low cost dei cibi nazionali che non hanno alcun legame con il sistema produttivo del Paese. Quasi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre che sono falsi – ricorda l’associazione dei coltivatori – dal Chianti californiano alla soppressata calabrese, dai pomodori San Marzano fino al Prisecco, dal Crotonese alla mortadella Bologna ma anche il Parmesan la cui produzione nel mondo ha superato quella del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano”.

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Claudio Zannetti

Consulente commerciale e marketing di esperienza pluridecennale nel settore non food. Ricopre il ruolo di referente commerciale di GDONews per il nord Italia.

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