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Media World chiude 7 negozi e per 4.830 lavoratori contratti di solidarietà

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Sindacati e azienda trovano una soluzione alla crisi di Mediamarket, la catena commerciale tedesca di elettronica di consumo che opera in tutta Italia con le insegne Media World, Saturn e Media World Compra On Line. L’azienda aveva avviato una procedura di licenziamento collettivo per 906 dipendenti della rete vendita e dei 7 negozi di Roma, Milano, Genova, Settimo Milanese, Brescia, Nola, Napoli e Beinasco, che chiuderanno i battenti entro l’estate. La trattativa lampo ha permesso di accantonare i licenziamenti è puntare sui contratti di solidarietà.

Alla base della crisi della catena tedesca ci sono il calo dei ricavi e l’erosione dei margini (per l’iperpromozionalità del settore e la concorrenza dell’e-commerce) : il fatturato 2014 (chiusura dell’esercizio a settembre) è scivolato da 2,14 miliardi a 2,088 miliardi. E dopo anni di ricchi utili, per Mediamarket spa è spuntata una perdita operativa di 8,7 milioni e una perdita finale di 13,3 milioni, contro un utile di 18 milioni dell’anno prima. Nell’intento di non farsi erodere il capitale sociale (appena 2 milioni) dalle perdite, lo scorso 27 settembre l’azionista ha versato nelle casse della società italiana ben 28 milioni di euro.

Tornando all’accordo sindacale, la riduzione dell’orario di lavoro – del 18% in media nazionale con punte del 40% in Campania e in Liguria – interesserà per dodici mesi, con decorrenza dal 1° luglio 2015 e fino al 30 giugno 2016, 4.830 lavoratori che rappresentano circa il 75% della forza lavoro complessiva.

Indistintamente dalla tipologia del rapporto di lavoro – full time o part time – la solidarietà si realizzerà con moduli orari standard di 4 ore, fermo restando le esigenze strutturali di una maggiore prestazione lavorativa in determinati periodi dell’anno che andranno a ridurre proporzionalmente la percentuale di riduzione oraria di filiale. In aggiunta al contratto di solidarietà, le parti hanno anche individuato lo strumento della mobilità volontaria con l’esclusivo criterio della non opposizione e con un incentivo economico all’esodo – commisurato alla retribuzione lorda del mese di maggio 2015 – fino a 14, 11, 7 e mensilità. L’azienda riconoscerà un importo aggiuntivo a titolo di una tantum di mille euro per coloro che manifesteranno la disponibilità al trasferimento entro il 30 settembre 2015.

A margine dei due accordi, le parti hanno inoltre siglato il protocollo sulle relazioni sindacali con l’obiettivo di definire “momenti di stabile interlocuzione” con la specifica caratteristica del “modello partecipativo finalizzato ad affrontare tematiche di comune interesse in maniera costruttiva e trasparente” e volto a “rafforzare la competitività dell’azienda tutelando allo stesso tempo gli interessi dei lavoratori e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Le relazioni sindacali saranno articolate ai livelli nazionale/aziendale e territoriale ed esamineranno in particolare le prospettive di sviluppo dell’azienda, con particolare riferimento alla omnicanalità dei canali di vendita. Tra le materie demandate ai due livelli, tra le altre, anche quelle dell’organizzazione del lavoro, dei processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale nonché della responsabilità sociale delle imprese e degli investimenti sull’occupazione.

La Fisascat ha espresso soddisfazione per le intese raggiunte. “Con il ricorso alla solidarietà abbiamo scongiurato i 906 licenziamenti salvaguardando per i prossimi 12 mesi i posti di lavoro in un’azienda che ha pesantemente risentito della crisi delle vendite dell’elettronica di consumo anche individuando soluzioni economiche alternative alla riduzione dell’orario di lavoro” ha dichiarato Elena Maria Vanelli.

Le catene dell’elettronica di consumo sembrano lontane dall’uscire dal tunnel della crisi, anche se le vendite sembrano dare micro segnali di ripresa. Negli ultimi anni c’è stata una selezione durissima nel settore: per esempio, l’insegna Eldo è quasi scomparsa del tutto e i francesi di Fnac e Darty si sono sostanzialmente ritirati dal mercato cedendo pezzi di reti a Trony; gli inglesi di Dixons hanno ceduto il controllo di Unieuro al fondo Rhône Capital che controllava Marcopolo Expert. Recentemente però sono ripresi i rumor su un’uscita del fondo Rhône Capital da Unieuro.

[Via IlSole24Ore]

 

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