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Apre il megastore Aumai al posto dell’Upim In piazzale Loreto a Milano

aumai

Il panda cinese entra deciso nella grande distribuzione. Aumai, megastore che vende di tutto a prezzi scontatissimi (un vestito dodici euro, un paio di scarpe a sette) apre in piazzale Loreto. Lì dove dal 1927 c’era la storica sede dell’Upim. Lì dove in quell’anno nacque il primo esperimento, tutto milanese, di magazzino con gli articoli disposti su una scala unica di prezzo che andava da una a cinque lire. Il risultato, ai tempi, fu clamoroso: sei mila lire d’incasso ogni giorno. Il marchio che oggi fa capo al gruppo Coin da quell’angolo tra corso Buenos Aires e viale Brianza prese le mosse, e oggi cede il passo all’impero cinese col panda come logo, fondato nel 2004 dall’imprenditore Sandro Chen Wen Xu.

Schivo («Ho concesso una sola breve intervista in vita mia»), 39 anni e due figli di 15 e 12 anni, arrivò in Italia quando nasceva il primo. Nel tempo ha scalato, in vari negozi, tutte le posizioni. Nel 2004 fondò a Brescia la maggiore catena di supermercati cinese del Nord Italia, ancora oggi l’unica a Milano. Si chiamava Hao-Mai, poi italianizzata Aumai: 32 negozi, quasi tutti in Lombardia, e l’ingrosso orientale più grande d’Europa, aperto due anni fa ad Agrate. In città è presente anche in via Cicognara, via dei Missaglia, via Padova, e via De Marchi. Il magazzino che inaugura in pompa magna tra dieci giorni, strappato al marchio Upim, è il suo quinto.

In tempi in cui tutti lamentano magri guadagni, quella di Wen Xu è una case history da record: «Mai chiuso un negozio», dice. Anzi: «Fatturati in crescita, grazie alla crisi: la gente, da noi, viene di più». In piazzale Loreto saranno quattro piani con 30 mila articoli, dalle ruote per le bici all’elettronica, al bricolage. «Riusciamo a tenere i prezzi bassi perché lavoriamo sugli stock, comprando in grande quantità. Ma abbiamo fornitori italiani, promuoviamo il made in Italy», assicura. Otto clienti su dieci sono milanesi (a differenza dei dipendenti, per lo più con gli occhi a mandorla). Diventerà un simbolo, Aumai di piazzale Loreto? «In città ne apriremo altri», promette. Milano gli piace. Per conto dell’Associazione di imprenditori cinesi di cui è vicepresidente, l’anno scorso Wen Xu ha donato 100 mila euro per una guglia del Duomo. E il Panda verde, come logo della catena? «Dice una cosa importante: che i nostri sono prodotti non contraffatti e non tossici. Lunga vita al pianeta».

Per Francesco Wu, presidente di Uniic (Unione Imprenditori italo cinesi), è un trend partito in provincia: «Adesso anche a Milano i negozi orientali si ampliano in catene – dice – Aumai è primo nella grande distribuzione, gigante. E, credetemi, non resterà certo l’unico».

Fonte: Corriere della sera

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Claudio Zannetti

Consulente commerciale e marketing di esperienza pluridecennale nel settore non food. Ricopre il ruolo di referente commerciale di GDONews per il nord Italia.

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