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Come sarà il negozio del futuro?

supermercato

Alla domanda sull’evoluzione del sistema distributivo risponde Shop2015 in collaborazione con ICE tramite uno studio e varie testimoniane dal mondo, interessanti per andare oltre i trend e anticipare con ipotesi visionarie, ma non troppo, il futuro che verrà.
Futuro che sarà sicuramente connesso, interattivo, ecologico, di prossimità e di medie dimensioni.
Sono passati trent’anni da quello che ci sembrava innovativo: l’ipermercato e la sua galleria di negozi, oggi ci accorgiamo che questa visione è superata o potremmo dire, grazie anche alla tecnologia, definitivamente morta.
Il nuovo format non ha bisogno di spazi grandi, le gestioni integrate migliorano approvvigionamenti e rotazioni, forniscono informazioni in merito a preferenze e richieste. Tanto che anche Ikea, leader nella standardizzazione di un modello di vendita, riduce oggi le sue superfici del 65%.
Delle varie motivazioni di questi cambiamenti, tecnologia e connettività costituiscono la maggior parte, ma anche la mancanza di tempo e la sua percezione come risorsa preziosa.
Questa riporta i consumatori sotto casa con nuove modalità: ordine on-line, preferibilmente dall’ufficio, e ritiro al rientro a casa.
Occorre quindi puntare sulla qualità del servizio.
Rivoluzione digitale, coinvolgimento, stimolo, sedurre il cliente con esperienze, mediaticità, sono le nuove parole del commercio.
Esperienza che inizia dal mobile, prima ancora che vi sia il fisico accesso al punto di vendita, e si conclude con la condivisione nei social.
Tramite il codice a barre e il QR il consumatore accede a tutte le informazioni sui prodotti, così come il retailer non ha mai avuto tante informazioni sui propri consumatori come oggi: fidality card, scontrini, ricerche e interazioni tramite eventi e social network.
Il cliente, da recenti studi, si rende disponibile a un’interconnessione mobile a fronte di sconti e offerte personalizzate a negozio. Il negozio quindi deve rendersi digitale, agile e interconnesso anticipando le tendenze, sfruttando appieno questa disponibilità/possibilità.
In Uk le previsioni dicono che nel 2020 il 50% delle vendite avverrà on-line e, a causa di ciò, chiuderanno il 23% dei punti di vendita “fisici”, il consumatore apprezzerà maggiormente i servizi più che i gadget e richiederà negozi maggiormente esperenziali. I prezzi varieranno anche più volte al giorno per il mass market.
Riccardo Garosci parla di cambiamento sociale più che economico, dove i pilastri sono la produzione, la distribuzione e le istituzioni. Occorre uscire dal vecchio concetto di Grande distribuzione e applicare il nuovo concetto di moderna distribuzione, “poiché non servono più grandi superfici per una distribuzione ampia e di qualità”.
Suggerisce poi, alle catene di superare il concetto di canale, il Discount contenuto nel Super e nell’Iper, per esempio. Occorre invece guardare alle nuove formule di successo dove alla vendita dei beni è affiancata l’esperienza della ristorazione.
Le istituzioni invece dovrebbero lavorare per aumentare la cultura soprattutto tra i giovani, che saranno i consumatori del futuro.
Anche da Destination Next tutte le ricerche vertono sull’uso della tecnologia a integrazione ed efficientamento tra la catena produttiva e la distribuzione, sul sistema automatico di approvvigionamento dei beni. Inoltre l’uso della tecnologia sull’importanza esplosiva dei concetti di benessere; condivisione di informazioni sui social; l’importanza del tempo come risorsa scarsa; arrivando al concetto di “mix di vendite reali e informazioni digitali” che condizionerà la localizzazione dei negozi, la loro dimensione.

Il FUTURO DEL COMMERCIO E’ IL COMMERCIO
Il commercio è basato sulla negoziazione tra chi offre e chi cerca un bene. Ognuna delle due parti ha una propria idea di prodotto e in qualche modo ci si deve incontrare per la soddisfazione delle reciproche esigenze.
Comprendiamo da questo, che i cambiamenti sociali e il contesto economico possono fare la differenza tra un caso di successo e uno di insuccesso.
Dopo un lungo periodo di desertificazione dei centri assistiamo a un ritorno ad esso. Il retail sarà fondato sul digitale ma con punto di vendita fisico. Il negozio dovrà essere più luminoso, aperto (con corsie larghe) e green. E’ punto di aggregazione, è esperienziale.
Se negli anni ottanta il centro commerciale fuori città rispondeva a tutti questi bisogni, oggi non più. Vi è un ritorno al centro con delle nuove formule di “centri commerciali naturali” cioè di raggruppamento di negozi diversi tutti in un’unica via o zona della città.
Oggi sono disorganizzati poiché si formano spontaneamente, la nuova frontiera è di studiare la popolazione del luogo, le abitudini locali e la conseguente “creazione” o meglio “strutturazione” in un’idea di “addressibility” secondo il nuovo concetto “è tutto nel viaggio, non nella destinazione”.

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Diana Scanferla

E' un manager della GDO esperta nei settori Freschi e Surgelati. Nella sua esperienza professionale ha conosciuto sia il mondo dell’Industria dove ha mosso i primi passi che dalla GDO dove ha sempre lavorato. E’ un category manager moderno molto attento alle vendite oltreche agli acquisti.

2 COMMENTI
  1. Roberto Girardi

    Buongiorno Dott.sa Scanferla,
    ho letto con interesse il suo articolo e condivido il fatto che la tecnologia ha cambiato il pdv e il rapporto con le persone.
    Le etichette elettroniche (ESL), per esempio, hanno oggi un valore competitivo più importante e il bisogno di comunicare in velocità è un elemento determinante nella new shopping experience del consumatore.
    La nuova sfida per i retailer è passare da una realtà “multi-channel” ad una “omni-channel” dove l’acquisto del avviene attraverso una interazione molto più ampia e trasversale.
    Il negozio deve offrire un’esperienza di acquisto unica dove l’OFF LINE e ON –LINE convivono sinergicamente.
    E’ il momento di esplorare nuove e più performanti soluzioni di comunicazione ed efficaci opportunità di ottimizzazione dei costi.

    Roberto Girardi
    Sales Manager Nicolis Project SRL

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