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Auchan soffre la crisi e denuncia 1100 esuberi in Italia

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Grande distribuzione che soffre e conti da salvare, con conseguente riduzione del personale. La ricetta è brutale quanto semplice ed è stata consegnata ai sindacati dalla multinazionale francese Auchan durante l’incontro nazionale tenuto a Roma. Ammontano a 1100 su ottomila occupati in Italia gli esuberi strutturali dichiarati dal Gruppo, che nello stivale possiede 60 ipermercati.

E sarà la Campania a dover pagare il prezzo più alto alla crisi. Qui infatti si concentrano 5 ipermercati, tutti dislocati in provincia di Napoli, dove l’azienda ha individuato 320 posti di lavoro da tagliare, 248 dei quali sono concentrati nella fascia di quarto livello. Gli altri esuberi sono relativi alle fasce più elevate. Nella fascia più diffusa, cioè quella del quarto livello, gli esuberi sono 37 a Nola (200 addetti ), 45 a Napoli via Argine (190 addetti), 47 a Mugnano (200 addetti), 60 a Pompei (180 addetti) e 58 a Giugliano (310 addetti ). Numeri impietosi. Il comparto napoletano, in base alle cifre fornite da Auchan ai sindacati, nel 2014 ha infatti registrato le perdite più elevate del Paese. Perdite che hanno fatto segnare una flessione del 12,5 % rispetto al 2013.

Per salvare il salvabile in Campania evitando licenziamenti e chiusure di impianti la multinazionale francese ha già proposto per Pompei il taglio drastico dello stipendio (si parla di percentuali che oscillano tra il 30 e il 40 %) e la mobilità volontaria e interaziendale per la metà dei 190 addetti in cambio del salvataggio dell’ipermercato. Una ricetta amarissima che le organizzazioni di categoria non vogliono prendere in considerazione. Una soluzione presa sulla scia di quanto già avvenuto all’Ipercoop di Afragola, dove la new company di salvataggio ha consentito la prosecuzione delle attività di vendita grazie al sacrificio enorme votato a stragrande maggioranza dai 200 dipendenti: qui cassa integrazione a rotazione lunga, stipendi quasi dimezzati e resi più dignitosi solo grazie a un contributo regionale di tre anni, che scadrà nei primi mesi del 2017.

Simile la ricetta proposta alle organizzazioni di categoria da Auchan. A Pompei si tratta di favorire la mobilità incentivata. Quindi: mobilità interaziendale al di fuori della Campania, rinuncia al premio aziendale denominato “ad personam” e agli scatti di anzianità maturati e maturandi, inquadramento di tutti i lavoratori a livelli inferiori, applicazione dell’articolazione dell’orario di lavoro a 40 ore settimanali senza la maturazione dei permessi previsti dal contratto nazionale di lavoro, fermo restando il mantenimento delle sole 32 ore di permessi retribuiti quali ex festività. “Dulcis” in fundo: accettazione da parte di tutto il personale residuo la stabile riduzione del proprio orario di lavoro.

La richieste di Auchan sono davvero forti e rivelatrici di una situazione estremamente difficile. Il formato iper soffre da quasi un decennio, e arrivati al settimo anno di questa crisi cosi forte c’è da cominciare a chiedersi a quale costo si debba andare incontro per salvare il salvabile.

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Q COMMENTO
  1. Luca

    L’Italia ha dato troppo spazio ai centri commerciali.
    È bene ritornare al negozio di vicinato per ridare vita ai quartieri.
    I negozi di vicinato saranno in grado di assorbire gli esuberi della grande distribuzione con un bilancio positivo è un servizio migliore.

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