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Il duro mestiere del fornitore della Grande Distribuzione

incassare

La situazione economica attuale, il perdurare dell’incertezza economica in primis, ma anche sociale e politica hanno avuto un effetto devastante per i cittadini, che allo stesso tempo sono consumatori e lavoratori. Il professor Finzi, in un seminario abbastanza recente, spiegava che le risultanze di un’indagine condotta dalla sua società statistica, la Astra Ricerche, indicava un consumatore sfiduciato nei confronti della propria vita e soprattutto del proprio futuro, ma l’elemento davvero sorprendente era che il campione intervistato per la prima volta dal dopoguerra, era consapevole che il proprio futuro non sarebbe andato migliorando. La perdita delle aspettative era, secondo il famoso sociologo, il peggiore dei mali che potevano affliggere il consumatore. Il quadro fosco dipinto da Finzi lo ritroviamo in tutti gli ambiti della società, anche nel mondo del lavoro, a tutti i livelli. Oggi chi è fornitore della Grande Distribuzione, escluse le grandi aziende, che hanno altri motivi per sfogarsi, ha la consapevolezza che il business è diventato troppo pericoloso, in termini di condizioni di vendita (limitate marginalità per chi vende) e di certezza dell’incasso. L’articolo 62, causa di enormi dolori finanziari per il mondo Retail, viene applicato ma talvolta aggiustato (sul gioco del pagamento a fine mese) oppure in certi casi sommessamente non applicato. Ma il vero problema è la difficoltà di determinate imprese a riuscire a rispettare i termini di pagamento per difficoltà finanziarie. Per queste ragioni, oltre che per la depressione delle vendite, il mondo che in passato sembrava l’oasi della felicità del mercato, oggi ne è diventato l’incubo.

Invece ancora una volta è bene dare una spiegazione razionale al reale stato dell’essere.

E’ certo che il mercato soffre rispetto al passato e che le vendite (per metro lineare) non sono quelle di un tempo, e sono recuperate con grossi sacrifici di marginalità anche da parte dell’industria. Ma oggi chi beneficia dell’articolo 62 e non ha fluidità negli incassi è solo uno sprovveduto.

La gestione del credito, intesa come la capacità di svolgere un ruolo rigoroso nella scelta del cliente a cui vendere, delle condizioni negoziali da mettere sul tavolo e sulla capacità di saper incassare, è una virtù che non appartiene all’industria.

Un esempio su tutti: l’assicurazione del credito.

Chi non sapesse ancora come funziona, questo strumento ti da la possibilità di essere tutelato (con un fido) rispetto ad un credito. Il fido viene corrisposto in base a parametri che certificano la solvibilità del debitore salvo poi azzerare il fido al primo sospetto.

Il commercio ed il credit management è un’altra cosa, è valutazione profonda dei rischi, è necessario prevenire prima di curare. Se c’è attenzione sulla situazione del debitore, si possono trovare tutte le soluzioni possibili per produrre business senza i famosi fidi ma avendo più certezze. Ed inifine si smetta di far dirimere le questioni degli incassi ai commerciali che fanno un’altro mestiere.

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