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Gli Ipermercati sono in crisi: ed i loro Bilanci? eccoli qua!

foto libro

Il 23 gennaio è stato pubblicato un Libro che spiega e confronta, in maniera analitica, i Bilanci di alcune Catene della Grande Distribuzione che hanno come Core Business il format Ipermercati. Si scrive e si dice da più parti che questo format è alla fine della sua storia, e la prova ne sono le continue risultanze di numeri negativi che mese dopo mese, inarrestabili da alcuni anni che i fatturati di quel tipo di modello di business esprimono. I fatturati ed i Bilanci, pur essendo correlati, sono due cose diverse. Si possono diminuire i fatturati ma migliorare i Bilanci. Qui di seguito pubblichiamo un capitolo del Libro ” Carrefour, Pam, Il Gigante e Iper: Bilanci dei protagonisti degli Iper a confronto” dove si ha una prima idea dello stato dell’essere delle aziende citate, in termini finanziari. Se volete conoscere nel dettaglio il benchemark dei Bilanci delle aziende, nel periodo che va dal 2009 al 2013, con un profondo approfondimento per comprendere in maniera chiara e completa l’evoluzione delle dinamiche legate a questo Business, oggi assai complicato, è disponibile nel nostro Store oppure nello Store di Amazon.

[...] Per il confronto delle performance finanziarie dei suddetti operatori della GDO (per Iper facciamo riferimento ad Iper Montebello) abbiamo adoperato i bilanci non consolidati 2009-2013. L’analisi, i cui risultati possono essere in parte influenzati dalle differenti dimensioni delle quattro realtà esaminate (dai 335 mln € di fatturato de Il Gigante ai 2 mld € di Carrefour), e che per quanto concerne Il Gigante contempla periodi amministrativi differenti rispetto a quelli degli altri operatori (chiusura del bilancio alla fine del mese di febbraio), si concentra sulle seguenti aree finanziarie:

 

1)     Crescita;

2)     Redditività;

3)     Fabbisogno di Capitale;

4)     Sostenibilità del Debito;

5)     Rendimento sui Capitali Investiti e Capacità di creare/proteggere il Valore aziendale

 

Abstract

Il grafico a tre dimensioni che andiamo riportare di seguito mette a confronto tre variabili finanziarie fondamentali che ci permettono di avere immediatamente idea dell’andamento delle aziende esaminate.

Le tre variabili hanno a che fare con lo stato di salute finanziaria (rischio), la redditività (rendimento) e la crescita (sviluppo).

Per il primo aspetto abbiamo stimato un rating finanziario, confrontando le principali performance di bilancio (redditività, crescita, produttività, indebitamento, liquidità e fabbisogno di capitale), mentre per ciò che riguarda il secondo elemento d’indagine abbiamo considerato il differenziale fra rendimento e costo dei capitali investiti dall’azienda (costo teorico che rappresenta una nostra stima del tasso di interesse sui debiti finanziari e del rendimento che investitori in capitale di rischio di queste imprese dovrebbero razionalmente pretendere).

Infine, per ciò che concerne la crescita, abbiamo valutato l’evoluzione media annua del fatturato nel periodo 2009-2013.

 

 

tab1

 

 

L’asse orizzontale si riferisce al differenziale fra rendimento e costo dei capitali investiti, l’asse verticale al rischio finanziario (100 minimo rischio – 0 massimo rischio) mentre la dimensione dei cerchi riflette l’ampiezza della variazione del fatturato, e il colore si riferisce al segno della suddetta variazione (verde in caso di crescita e rosso nel caso di perdita di fatturato). Per chiarezza riportiamo la tabella dalla quale sono stati estrapolati i dati del grafico.

tab2

 

 

 

 

 

Cosa ci dice questo grafico?

In primo luogo che Il Gigante e Iper (Montebello) sono le realtà che presentano le migliori performance complessivamente parlando, seguite da PAM e Carrefour, entrambe caratterizzate da risultati recenti negativi.

Il Gigante ha prodotto risultati economici mediamente adeguati al costo dei capitali investiti (capacità di creazione di valore), mantenendo un rischio finanziario modesto e sotto controllo, sebbene abbia registrato un leggero calo del giro d’affari.

Iper ha prodotto risultati economici leggermente al di sotto del costo dei capitali investiti, dimostrando comunque di sapere proteggere il valore aziendale nonostante i tempi di crisi. La stessa ha mantenuto il modesto rischio finanziario sotto controllo, così come il giro d’affari.

PAM ha sperimentato la più alta crescita dei ricavi negli ultimi cinque esercizi (+16% all’anno, in media) producendo tuttavia risultati economici negativi a partire dal 2010, per effetto di un aumento dei costi generali (servizi, affitti e noleggi) più che proporzionale rispetto al trend di crescita del margine commerciale (costi +24% l’anno, margine +18% l’anno), che ha portato a continue perdite di esercizio (sebbene di entità decrescente) e quindi ad erodere valore aziendale. Per quanto sopra la struttura finanziaria appare più vulnerabile rispetto a quella delle aziende di cui si è accennato in precedenza: la stessa beneficia di una capitalizzazione superiore alla media e viene penalizzata dall’ampio fabbisogno di liquidità conseguente il sostegno della crescita (investimenti fissi ed in circolante superiori alle risorse generate internamente in quattro anni su quattro).

Carrefour presenta, infine, le performance più negative fra le aziende esaminate. La tabella mette in luce la più alta decrescita del giro d’affari negli ultimi cinque esercizi (-6% all’anno, in media) e il più alto differenziale negativo fra rendimento e costo dei capitali investiti, frutto di risultati economici molto negativi lungo tutto il periodo esaminato (unica fra le aziende a registrare infatti perdite a livello operativo, dimensionate nell’intorno del 3% del giro d’affari ).

Nel periodo considerato Carrefour ottiene il più alto valore di fatturato per dipendente (311 k€ vs 261 k€ di media) ma anche il minor valore di EBITDA per addetto (reddito prima degli ammortamenti, degli interessi e delle imposte, pari a 3k € vs 9k € di media).

Per quanto sopra, tenendo anche conto delle ricapitalizzazioni effettuate dai soci negli esercizi 2011 e 2012 per un totale di 200 mln €, oltre che del fatto che l’impresa ha prodotto internamente risorse liquide sufficienti rispetto al fabbisogno di investimenti in circolante e in immobilizzi in due anni su quattro, la nostra opinione sulla struttura finanziaria di Carrefour è che essa sia più vulnerabile rispetto a quella delle aziende con le migliori performance fra quelle esaminate, e nel contempo lievemente meno rischiosa rispetto al caso di PAM.

Pur essendo infatti meno capitalizzata rispetto a quest’ultima, Carrefour presenta un minor peso dell’indebitamento a breve termine in relazione al giro d’affari (22% vs 31% a fine 2013), una minore esposizione finanziaria (la liquidità supera i debiti finanziari al contrario di quanto si può rilevare per PAM) e più rapidi tempi medi di pagamento ai fornitori (34 gg vs 101 gg).

Di seguito esporremo e commenteremo alcuni grafici di approfondimento delle diverse aree d’indagine tenute in considerazione per le precedenti osservazioni. [...]

Il Libro è disponibile cliccando qui

Indice della pubblicazione (52 pagine):

Prefazione
Capitolo I : Il Gruppo Carrefour
Capitolo II: Gli anni della crisi
Capitolo III: Carrefour dei prossimi anni
Capitolo IV: Il Gigante
Capitolo V: le diverse attività de Il Gigante
Capitolo VI: Finiper Spa e Marco Brunelli
Capitolo VII: Il futuro di Finiper
Capitolo VIII: I format di Finiper
Capitolo IX: Il Gruppo PAM
Capitolo X: Le diverse attività di PAM
Capitolo XI: Le analisi finanziarie
Capitolo XII: La Crescita
Capitolo XIII: La Redditività
Capitolo XIV: Il Fabbisogno di Capitale
Capitolo XV: La sostenibilità del debito
Capitolo XVI: Il rendimento sui Capitali investiti

Codice ISBN: 979-12-200-0025-3

 

Prezzo: € 49,90 + IVA 4%

 

 

 

 

 

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