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Consorzio Nord Ovest si aggiudica il Top Fresh Retailer 2015

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Un testa a testa tra Consorzio Nord Ovest, Esselunga e Coop Adriatica. Dopo sei mesi di indagine abbiamo analizzato i dati raccolti e tratto le conclusioni:?la prima edizione di questo premio che misura sia le performance del reparto ortofrutta che la correttezza delle catene distributive nei confronti dei fornitori se lo aggiudica Coop Consorzio Nord Ovest, costituito da Coop Lombardia, Coop Liguria e NovaCoop. Seguono a stretta distanza Nordiconad e Dimar (Selex).

 

Negli ultimi quattro anni i consumi italiani – di tutto, non solo di ortofrutta – sono calati di 5,5 miliardi di euro, le vendite sotto Natale hanno raggiunto record negativi senza precedenti, le famiglie sono sempre più attente a quello che acquistano e infedeli alle insegne della grande distribuzione, che hanno risposto aumentando la pressione promozionale, che ha raggiunto nel 2014 il 28,4 per cento (fonte IRI) con punte dell’80 per cento in certe categorie, e razionalizzando la rete dei punti vendita, con aperture, chiusure, ristrutturazioni, passaggi di insegna.

Ma quali sono state le conseguenze per i fornitori della grande distribuzione, considerati spesso l’anello debole della filiera, soprattutto per certe categorie merceologiche come i prodotti freschi? Se lo è chiesto Fruitbook Magazine, rivista specializzata nel settore ortofrutta, che ha condotto un’indagine di sei mesi presso i produttori italiani di maggiori dimensioni. I risultati hanno portato a un premio con una valenza etica, Top Fresh Retailer, che vede vincere per il 2015 Consorzio Nord Ovest, realtà aderente a Coop Italia e operante in Lombardia, Piemonte e Liguria, con un fatturato 2013 di 2,55 miliardi di euro, sviluppato da una rete di 260 punti vendita. Ai primi posti tra le preferenze anche Esselunga, Coop Adriatica, Conad Centronord e Dimar (aderente a Selex).

L’indagine è particolarmente significativa perché non si è limitata a raccogliere delle preferenze ma ha cercato di individuare le maggiori criticità che i fornitori di ortofrutta incontrano nei rapporti con la grande distribuzione, la quale, come ha rilevato l’Autorità Garante della Concorrenza, che a dicembre ha aperto la prima istruttoria per violazione dell’articolo 69 nei confronti di EuroSpin, non si limita a imporre i prezzi ai fornitori, ma sempre più spesso chiede loro contributi per la prestazione di servizi espositivi, distributivi e promozionali. E proprio l’eccessiva pressione sulle condizioni economiche, su cui incombe anche, in taluni casi, l’ombra della corruzione, viene indicata nell’indagine come il primo e maggiore ostacolo oggi incontrato dai fornitori, che lamentano il rischio di un peggioramento nella qualità dei prodotti se la tendenza dovesse continuare, a danno dei consumatori finali.

È difficile fare programmazione, con alcune primarie catene che hanno iniziato negli ultimi mesi a fare aste settimanali per l’approvvigionamento del prodotto. L’eccessiva attenzione al prezzo, a giudizio dei fornitori, si riflette poi sulle performance del reparto del punto vendita, dove abbondano cartelli con l’indicazione delle promozioni e dei prezzi sempre più bassi ma manca quasi sempre una comunicazione che dia informazioni sui prodotti e che stimoli al loro acquisto puntando ad aspetti quali gusto, provenienza, salubrità. Un altro punto debole viene individuato nel personale addetto al reparto che – lamentano ancora i fornitori – quasi sempre è impreparato, si limita a “svuotare” i frutti e gli ortaggi sui banchi di vendita ma non dà alcun servizio al consumatore finale, quella che poi è forse la maggior differenza rispetto ai negozi specializzati tradizionali.

Consumatore che non viene ascoltato dal mondo distributivo, troppo concentrato sugli aspetti commerciali a breve termine. Pensiero in linea con quanto ha riferito lo stesso Francesco Pugliese, presidente di ADM e ad di Conad, il 19 novembre scorso a Milano durante il forum Osserva Italia: “I consumatori sono molto più avanti rispetto agli operatori del largo consumo che continuano ad avere una visione strabica e distorta del mercato. Solo riuscendo a cogliere le richieste sempre più precise dei propri clienti, la GDO potrà superare la crisi e tornare a pensare in grande”.freshretailer_tabella-mr

L’ortofrutta è un settore chiave dell’agroalimentare italiano, con esportazioni che in alcuni anni superano quelle del vino – nel 2013 l’Italia ha esportato 3,7 milioni di tonnellate di ortofrutta per un valore di 4,15 miliardi di euro. È allo stesso tempo un settore strategico per le catene distributive, che lo pongono nella maggior parte dei casi all’ingresso dei punti vendita: ne rappresenta il biglietto da visita e il luogo dove queste possono differenziare la propria offerta rispetto a quella dei competitor. L’ortofrutta, grazie alle indicazioni che giornalmente arrivano da medici e nutrizionisti, è anche un prodotto cui il consumatore finale presta sempre maggiori attenzioni, non solo per soddisfare il palato ma anche e soprattutto per mantenersi in salute.

Il commento di Giuseppe Capaldo, responsabile filiera ortofrutta di Coop Consorzio Nord Ovest. “Non possiamo che essere lusingati dell’assegnazione del premio: da anni il Sistema Coop persegue gli elementi che sono alla base della valutazione del premio – correttezza ed eticità nei rapporti col mondo produttivo – pur nel rispetto dei ruoli e delle esigenze aziendali. In particolare il Consorzio Nordovest ha lanciato lo scorso anno il brand territoriale Ortoqui con lo scopo di valorizzare le produzioni delle nostre regioni avvicinando consumatori e produttori attraverso il mondo della distribuzione. Non senza fatica abbiamo lavorato per aggregare la produzione sul territorio al fine di rendere “commercialmente interessante” i volumi altrimenti estremamente frazionati. Nel 2014, da luglio a novembre, abbiamo ulteriormente rafforzato questo nostro modo di interpretare il rapporto con la produzione attraverso 16 festival itineranti in altrettanti punti vendita del Distretto con l’obiettivo di legare eventi culturali del territorio ad alcune loro colture. Tutto questo in logica Expo, esportando in una delle tre regioni ospitanti il prodotto e l’evento culturale della regione ospite. Chiaramente con enorme soddisfazione sia  dei consumatori che dei produttori e nostra”.

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