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Sacchetti illegali: la campagna di Legambiente che denuncia la grande distribuzione

buste-plastica

Non tutti i sacchetti per la spesa sono conformi alla legge. E’ questa la sorprendente conclusione che emerge dalla campagna di monitoraggio “Sacchetti Illegali” organizzata, sul territorio nazionale, da Legambiente. La ricerca, effettuata tra fine novembre 2014 e le vacanze di Natale, si poneva l’obiettivo di controllare la composizione delle buste di plastica distribuite nei grandi supermercati. Esiste infatti una legge (n. 296/2006) che vieta l’utilizzo e la commercializzazione dei sacchetti di plastica in Italia, ma a quanto pare le shopper fuori legge sono ancora in circolazione in diverse zone del nostro Paese.

Secondo i dati di Legambiente su 37 sacchetti per la spesa, prelevati in diversi punti vendita della grande distribuzione, ben 20, ossia il 54% del totale, non sono risultati conformi alla legge. Le irregolarità sono state rilevate in diversi punti vendita di varie aziende come Sigma, A&O, Crai, Eurospin, Sisa, Conad, Despar/Eurospar, Imagrossi, M.A. Supermercati, Gros, Maxisidis e Intersidi, in particolare in alcune regioni come la Campania, la Basilicata, la Puglia, la Calabria e il Lazio. I sacchetti incriminati non sono né compostabili, né biodegradabili e non derivano dal canale di riciclo della plastica tradizionale.

Questi dati evidenziano una situazione di forte illegalità: la legge è ignorata a scapito dell’ambiente e della salute collettiva. In attesa che gli organi competenti intervengano per punire chi non rispetta la legge (sono previste multe salatissime per chi viola le norme) che cosa possiamo fare per evitare di accrescere, anche involontariamente, questo business illegale?

Se vogliamo bene all’ambiente, il primo consiglio, quando si fa la spesa, è quello di utilizzare borse di tessuto, cotone o iuta. Sono resistenti, capienti e durano nel tempo, se ne trovano di carine e colorate e con un po’ di fantasia si possono anche personalizzare;  inoltre la borsa di tessuto è la nuova moda che impazza sul web.

Se, però, le dimentichiamo a casa o proprio non le vogliamo utilizzare, almeno possiamo imparare a riconoscere quali sono i sacchetti di plastica conformi alla legge. Ricordiamoci che il supermercato o il piccolo negoziante devono fornire, come già accenanato sopra, sacchetti monouso biodegradabili e compostabili che riportino lo standard europeo UNI EN 13432:202 e il marchio di un ente certificatore come CIC, VINCOTTE o DINCERTCO. Se manca uno di questi elementi, il sacchetto non è a norma di legge e non dovrebbe essere utilizzato.  Per approfondire qui troverete lo studio completo di Legambiente.

Occhi aperti, quindi, e ricordiamoci che limitare l’uso della plastica riduce l’inquinamento, favorisce l’economia green, accresce la raccolta differenziata e i processi innovativi di riciclaggio e, conseguentemente, migliora la qualità della vita di ognuno di noi

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