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Un regalo per Natale? Un po’ di buon senso e … tanta cultura

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Mentre vi scrivo sono quasi certo che le vostre cartelle mail e/o i vostri cellulari inizieranno a riempirsi di frasi d’auguri accompagnate dalle più svariate immagini, da quelle un po’ scherzose a quelle più serie, da quelle unicamente di stampo religioso (del resto il Natale è soprattutto una festa religiosa) a quelle un po’ più laiche.

Spero che molti di voi si lascino stupire non solo da cosa si scrive in questi auguri,  ma da chi scrive. La curiosità di un lontano amico, un parente, un collega o ex collega, un cliente che scrive “ … almeno a Natale”, dovrebbe lasciar spazio allo stupore …. e farci dire .. “toh, si è ricordato di me”.

E cogliendo questo spazio dello “stupore”, vorrei provare a soffermarmi con una breve riflessione a proposito dell’altro “must” natalizio: il regalo (che, mi auguro, tutti ne possano ricevere almeno uno)”. Parto da un racconto e da una domanda  - innocente – che arriva da un ragazzo pre-adolescente (mio figlio), il quale mi ha recentemente chiesto ….. “papà, cosa ti piacerebbe ricevere come regalo per questo  Natale?”. Ecco lo stupore: si è ricordato di me – per la sua età è la sua prima volta da solo verso di me – ed ecco il mio imbarazzo: cosa gli dico? La mia prima risposta è stata quasi una battuta …. un po’ di buon senso da parte di tutti. Poi ho pensato ad un libro.

Da questa premessa vorrei soffermarmi con voi sulle risposte che – spontaneamente – ho trasmesso a mio figlio. Non certo per il contenuto in sé,  ma per farci stupire un po’:  buon senso e tanta cultura. Le notizie di questi giorni potrebbero essere davvero disarmanti: abbiamo raggiunto in Italia un primato, quello della corruzione; Transparency International ci descrive come un paese in balia di questo primato di immoralità, che, insieme alla criminalità organizzata ed alla evasione fiscale, rischia di bruciare qualsiasi iniziativa per sperare in una ripartenza sociale, degna di un paese evoluto. A questo proposito mi ha colpito un articolo de Il Sole 24 Ore scritto da Gilberto Corbellini (vi invito a recuperare come sempre domenica 7 dicembre u.s. pagina 28), che riportava, tra le altre cose,  l’intervento del nostro Governatore Ignazio Visco a proposito di quali strumenti servirebbero per contrastare questo male incurabile – la corruzione – e  che scoraggia ed allontana le persone oneste al lavoro e soprattutto, disincentiva i capitali stranieri ad investire in Italia, azione della quale avremmo un grande bisogno. (Investire intendo, non comprare in “svendita”)

Concordo sul fatto che formule legislative coercitive non bastano più. Servirebbe buon senso e tanta cultura, appunto. Tutti sappiamo che una comunità evoluta rispetta le regole solo se le  persone che la compongono hanno vissuto, nelle varie fasi della loro età, processi educativi ed esperienze sociali positive, trasparenti, continuative nella loro affidabilità. E come lo chiameremmo se non un processo di “buon senso”? Nell’articolo viene citato uno studio condotto da Niklas Potrafke (Intelligence and Corruption, Economics Letters 2013), dove si evidenziava che “ …nei paesi dove vi sono prestazioni intellettuali culturalmente alte, il tasso di corruzione è più basso”. La cultura è il più efficace controllo sulla corruzione …. Fantastica deduzione, verrebbe da dire – con buon senso  - basterebbe investire di più nella scuola (la cultura). Questo il punto dolente: la nostra scuola, prima vera fucina del futuro di una nazione.

Non farò mai l’errore  - in queste righe – di dire banalmente …. colpa di questo o di quello. Sull’argomento inviterò il collega Enrico Carosio a raccontarci le sue attuali “esperienze formative” nel mondo della scuola. Oggi mi limiterò a ribadire il mio secondo desiderio natalizio, quello di ricevere un libro, un po’ di “cultura”. Dentro un libro c’è la speranza che qualcuno – noi, la  nostra società – si preoccupi di generare cura e prevenzione verso le nuove generazioni; abbiamo bisogno di recuperare terreno attraverso nuove esperienze culturali e trasversali. (Ricordate che qualche settimana fa ho scritto che  recenti ricerche confermano che la nostra società legge troppo poco). Alzare il livello del “capitale cognitivo di una società” significa alzare il livello di comprensione sociale della stessa che, di conseguenza, genera persone capaci di governare  con istituzioni democratiche rivolte al bene comune. Non vincerebbero i più furbi (per intenderci i disponibili ed incompetenti) ma le presone più culturalmente preparate e competenti, invogliando tutti a fare altrettanto.

Chiudo questo intervento con un simpatico racconto che mi è capitato proprio ieri. Per soddisfare il desiderio mio e di mio figlio, siamo entrati insieme in una libreria di un caro amico. E’ collocata in un enorme centro commerciale ed era piena zeppa di persone indaffarate a cercare libri  da regalare per Natale. Per pagare ho dovuto attendere quasi mezz’ora… Mi sono tolto la giacca per il caldo che si stava generando ed una bimba, confondendomi per uno addetto ai lavori, mi ha avvicinato chiedendomi un consiglio su un libro. Ho lasciato volentieri la coda per aiutarla; un’altra ragazza ne ha approfittato. Ho aiutato anch’essa dichiarandomi alle successive persone che si stavano avvicinando: “non sono il commesso, rivolgetevi a loro”. I quali – conoscendomi – sorridevano dell’accaduto. Ma, credetemi, l’ho fatto volentieri, il cuore mi si è aperto e forse, per la prima volta, ho fatto di nuovo una coda  …. con buon senso e con il sorriso. Vi auguro un buon Santo Natale pieno di cultura e di nuove letture per cambiare questo paese.

 

 

 

 

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Stefano Gennari

Esperto di Formazione ed Organizzazione aziendale. E’ un selezionatore del personale per imprese. La società Selezione ORA Sas è specializzata in corsi di formazione per manager e consulenti.

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