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Clementine: una risposta alle mutate esigenze del consumatore

Le clementine fanno parte di quella categoria commerciale “agrumi a frutto piccolo”, caratterizzata da alcune caratteristiche pomologiche come il peso non superiore a 90-100 g, la facilità a sbucciarsi e l’assenza di semi, meglio conosciuta come apirenia, carattere, comunque,  condizionato da aspetti genetici e soprattutto ambientali, quali la vicinanza di specie interfertili, che possono impollinare. In questo gruppo, il clementine, diffuso principalmente nell’area mediterranea, rappresenta circa 1/4 della produzione di mandarino-simili. Capostipite di molte delle varietà disponibili è il Clementine comune, ottenuto come probabile ibrido tra mandarino Avana e Arancio amaro “Granito”, osservato a Misserghin (Algeria) da frate Clemente nel 1902, da cui il nome clementine, anche se da studi dell’Università di Catania, è stato confermato che derivi da un incrocio tra Mandarino Avana e Arancio dolce. Alle ottime caratteristiche organolettiche, accomuna una scarsa conservazione sulla pianta con un deprezzamento della produzione, che limita il periodo di commercializzazione; da queste varietà sono derivate direttamente o indirettamente, quelle maggiormente coltivate.

DOVE SI PRODUCE
In Italia le superfici agrumetate, nel 2011, si attestano intorno ai 170 mila ettari, con una netta preponderanza di quelle arancicole (60,1%), seguite a notevole distanza dai “piccoli frutti”, clementine e mandarini (22,2%), dai limoni (16,2%) e da bergamotto, pompelmo, ecc. (1,1%). Le produzioni, nel quadriennio 2008-2011 si attestano intorno ai 3,9 milioni di tonnellate, distribuendosi sostanzialmente con gli stessi ordini di grandezza delle precedenti, con le arance al 63,3%, seguite dal gruppo dei “piccoli frutti” al 21,9%, dai limoni al 13,9% e dagli “altri” agrumi all’0,9%. Da un punto di vista produttivo la Calabria rappresenta circa il 70% del totale italiano, seguita dalla Puglia, dalla Sicilia e dalla Basilicata. Il comprensorio ricadente nella zona costiera del Golfo di Taranto, che comprende la provincia di Lecce fino a quella di Cosenza è l’areale più importante per la produzione di questa specie, data la forte complementarietà dei territori che possono al meglio rispondere all’ampliamento del calendario di maturazione.

LA PIANA DI SIBARI
Tra il mar Jonio, la Sila ed il massiccio del Pollino, giace la  piana di Sibari, la più estesa delle pianure Calabresi. Prende il nome dalla città greca Sybaris, una delle prime colonie greche in Italia, fondata da coloni Achei e Trezenii nel VII sec. a.C. Tra le attività produttive agricole del tempo si ricorda la coltivazione della vite e la pastorizia. Nel secondo dopoguerra è entrata in un periodo d’intenso rinnovamento economico-sociale, grazie all’opera Sila, che con la bonifica del territorio ne ha fatto una tra le zone più prospere non solo della Calabria, ma dell’intero mezzogiorno. Questo ha consentito la diffusione di impianti di agrumeti, in seguito alla creazione di canali di scolo, che fanno sembrare questa piana una grande distesa verde. Terreni diligentemente lavorati, minuziosamente coltivati, la vicinanza dei monti e l’assenza della traiettoria dei venti,  determinano un microclima ideale e fa si che la piana di Sibari risulti una delle zone più vocate in assoluto per la coltivazione delle clementine.

LA COLTIVAZIONE IN PUGLIA
La coltivazione degli agrumi in Puglia è presente principalmente lungo l’arco ionico tarantino e leccese, la clementinicoltura, interessa quasi 4800 ettari.
La diffusione dell’agrumicoltura in coltura specializzata nell’area tarantina si fa risalire agli inizi del 1900, anche se dell’introduzione di tali frutti in questa zona si ha menzione con tutta probabilità già nel 1700. La scarsa disponibilità idrica ha condizionato la diffusione di questo gruppo di specie. È solo nel secondo dopoguerra che si assiste all’espansione e specializzazione della coltivazione di agrumi, grazie alla riforma fondiaria, che ha consentito di mettere a disposizione degli agricoltori adeguate risorse idriche. Nel tarantino la coltivazione, concentrata nei comuni di Massafra, Palagiano, Palagianello, Castellaneta e Ginosa, vede primeggiare il clementine, con un calendario di maturazione che parte da ottobre per protrarsi a marzo con le varietà tardive, anche se prevale il Comune.

LE VARIETÀ PIÙ DIFFUSE
Tra le varietà più precoci ricordiamo il Clementine Oronules, i cui frutti hanno colorazione arancio-intenso molto attraente, di facile sbucciabilità e si raccolgono due-tre settimane prima del comune. Di pari epoca è il Clementine Caffin, che presenta frutto con buccia leggermente rugosa, di colore arancio intenso, sapore buono, peso medio. A seguire si raccoglie il Clementine Spinoso, con frutto di forma schiacciata, la buccia è di colore giallo-arancio, la polpa è mediamente succosa, il peso medio di 80-90 g. Una varietà per la fase precocissima è la Clementine Loretina, con frutti di colore arancio intenso molto attraente,  si sbucciano con facilità e di sapore medio. 10 giorni prima del Comune si raccoglie il Clementine Fedele,  che presenta frutto di colore arancio intenso, con polpa un po’ grossolana e poco succosa. Buon comportamento produttivo ha avuto negli areali Jonici lucani, calabresi e pugliesi, la Clementine SRA 89 con frutto di media pezzatura, sapore buono. Contemporanea è il C. Corsica 2, frutto simile al clementine “Comune”, di peso medio. Di pari epoca al Comune e con frutto simile è il C. Esbal,  con buccia di colore arancio e peso medio. 
Capostipite di molte delle varietà descritte è il C. comune che presenta il frutto di colore arancio intenso, presenta una superficie liscia, di forma oblata, con peso medio di 80 g, la buccia poco aderente, soffice e sottile; la polpa è di colore arancio, succosa, con contenuto in zuccheri ed acidità medi e semi assenti. Matura nella seconda decade di novembre. Della stessa epoca è la Clementine Nules con frutto di buon calibro, di colore arancio, di sapore abbastanza equilibrato.
Nel periodo medio-tardivo sono poche le varietà di clementine disponibili, di queste, alcune sono caratterizzate da maturazione interna del frutto anticipata rispetto alla colorazione esterna della buccia. La prima varietà ad essere raccolta è il Clementine Rubino, con buccia di colore arancio di consistenza soffice e poco aderente, tessitura della polpa fine e deliquescente. La pezzatura è inferiore rispetto al comune, la raccolta si effettua a partire dalla III decade di dicembre. Successivamente matura il Clementine Hernandina, il frutto di colore arancio, con la parte apicale, che rimane verde pallido, presenta qualche seme; l’epoca di maturazione è tardiva (gennaio–metà febbraio). Sempre nella stessa epoca matura il Clementine Nour,  di colorazione arancio intenso, pezzatura e sbucciabilità media, di buon sapore, semi pochi o assenti. Un’altra varietà interessante di clementine è il Tardivo. Il frutto è di buona pezzatura, apireno di forma sub-sferica, con buccia di colore arancio intenso, matura tra dicembre e gennaio conservando buone caratteristiche fino a febbraio. 

LE NUOVE PROPOSTE
Di seguito si riportano una serie di nuove varietà, prevalentemente di origine spagnola, che potrebbero consentire un ampliamento del calendario di produzione, soprattutto nella fase precoce di raccolta. Quasi tutte le innovazioni derivano da mutazioni di Oronules riscontrate in Spagna nella seconda metà degli anni ’90. La prima a maturare è Prenules, che si raccoglie in Spagna a partire da metà settembre, i frutti sono di colore arancio intenso, con buccia di medio spessore e facile da sbucciare. 
Di pari epoca è Basol, con frutti di colore arancio intenso, segue Clemenrubi o Pri23, che si raccoglie a partire dalla I decade di ottobre. Cultifort, frutto simile per pezzatura ad Oronules di colore arancio intenso, si sbuccia con facilità, polpa apirena con un buon contenuto in succo. Dopo qualche giorno si raccoglie Orogros o Pri 26, simile al precedente per caratteri del frutto.

I MARCHI 
Clementine di Calabria IGP, che comprende le produzioni rivenienti dai territori di coltivazione delle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia e Crotone. Comprende alcune varietà come il Comune, l’SRA 63, il Fedele, il Tardivo, l’Hernandina, il Marisol e il Nules;
Clementine del Golfo di Taranto IGP, la cui produzione proviene dai comuni di Palagiano, Massafra, Ginosa, Castellaneta, Palagianello, Taranto e Statte. Le varietà contemplate sono il Comune, il Fedele, il Precoce di Massafra o Spinoso, il Grosso di Puglia, l’ISA, l’SRA 63 e l’SRA 89

Tratto da Karpos Magazine

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