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Perdere un lavoro e ritrovarlo….. sempre attraverso il vostro “necessario”

necessario

La settimana scorsa ho introdotto un tema che vorrei riprendere con alcuni semplici esempi di vita quotidiana, di attualità.  Ho conosciuto una coppia con figlio piccolo che stava decisamente vivendo un momento difficile; lavoro da professionista lui, con evidenti cali di fatturato, incerto e poco redditizio; lei a casa con la prospettiva di un solo anno di cassa integrazione dopo una “ristrutturazione” aziendale, mutuo da pagare, figlio di 4 anni; quanto di più comune potremmo sentire oggi.  Ci siamo incontrati in più momenti nel corso degli ultimi sei mesi per verificare, attraverso alcuni incontri formativi orientati al riposizionamento delle proprie competenze tecniche e trasversali, sul come potersi reinventare un nuovo spazio lavorativo ed affrontare positivamente ed economicamente questo momento di crisi; aggiungo un’ulteriore aggravante; lui poco più che 45 enne, lei qualche anno più giovane; lo dico perché questa fascia d’età che va dai 35/40 ai 45/50 è, a mio avviso, la più in difficoltà per sé e per tutto il sistema economico/previdenziale italiano.  Evito di entrare in questa riflessione (la faremo in un’altra occasione).

Provo a raccontare come siamo (o meglio come sono)  usciti da questo difficile “empasse”: dopo vari incontri abbiamo stabilito come fosse importante rimettere al centro alcuni obiettivi, dando agli stessi delle priorità (quello che la settimana scorsa abbiamo definito “necessario”); di volta in volta venivano sistemati in modo diverso attraverso una continua rilettura della “classifica delle cose importanti”, aggiungendo alla classifica le cose “possibili”.

Questo continuo rimescolamento delle carte ha facilitato la chiarezza della coppia e dei loro obbiettivi; veniamo al risultato: lei ha ritrovato un lavoro: una posizione più semplice, sicuramente meno d’immagine ma decisamente utile per le loro attuali esigenze; lui ha ritrovato serenità e continua nel suo lavoro alleggerito psicologicamente di alcuni “doveri” che alcune volte gli impedivano di affrontare con serenità le sue giornate lavorative; potremmo dire “bloccandolo” anche professionalmente parlando. Sono ripartiti. Potrei portarvi altri esempi di come le persone si sono riposizionate nel mondo del lavoro attraverso una semplice analisi del sé. Anche di coloro che sono ancora fermi incapaci di auto – valutarsi.

Entrare in una dinamica di autovalutazione – SENZA GIUDIZIO ESTERNO – che non fa altro che farci vedere la nostra realtà diversa da come l’abbiamo sempre vista fino ad oggi;  meglio ancora,  come “altri” ce l’hanno sempre fatta vedere. Badate bene, “gli altri” sono molto più vicini di quanto si possa pensare; amiche ed amici più o meno fraterni, colleghi o ex colleghi di lavoro, famigliari a vario titolo, vicini di casa.

Si scoprono nuove strade, si superano difficoltà prima che diventino “impotenze apprese” (su questo argomento c’è tutta una letteratura scientifica che dimostra il rischio di questi “blocchi” – chiederò al collega Enrico Carosio di raccontarci qualche cosa circa questo fenomeno)

Non si tratta di una strana magia e nemmeno che il nostro ruolo di formatore possa essere una “panacea” di tutti i guai: nessuna magia, nessuno ha soluzioni vincenti in tasca, amuleti vari o altro; lo sforzo sta nell’analisi dei nostri comportamenti ed atteggiamenti quotidiani; in una sincera e  sana rilettura del nostro vivere quotidiano, provando, conseguentemente, ad immaginarci riposizionati (necessario e possibile). Un unico avvertimento – a mio avviso – piuttosto importante: non si deve generalizzare la propria situazione; ogni caso fa storia a sé; ed ogni caso ha bisogno del proprio percorso.

Vorrei chiudere con una provocazione, proprio per evitare di essere “giudicato” troppo buonista, ecumenico o ecclesiale, in una parola troppo poco laico, pur non rinnegando nulla del pensiero francescano della settimana scorsa – anzi lo rafforzo. Ma voglio “accontentare anche i profani”, e, provocandoli, consigliare la lettura di un libro semplice, divertente, ma nello stesso tempo un libro che spiega “seriamente” un modo per “andare oltre” con il pensiero. Il bello di questo libro è la semplicità con cui evidenzia il modo di affrontare alcuni problemi quotidiani. Come tutte le cose del momento, mi permetto di suggerire di non prendere il tutto alla lettera ma con quella sufficiente leggerezza che ci farà sicuramente sorridere e riflettere e, perché no, provare a percorrere alcuni nuovi percorsi; ecco il titolo “Pensare Freakeconomics” di Levitt e Dubner (edizioni Sperling & Kupfer)

Sono convinto che riuscirete ancora a trovare il vostro necessario!!” Buona lettura.

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Stefano Gennari

Esperto di Formazione ed Organizzazione aziendale. E’ un selezionatore del personale per imprese. La società Selezione ORA Sas è specializzata in corsi di formazione per manager e consulenti.

2 COMMENTI
  1. salvatore fiumara

    ciao stefano anche io mi trovo in questa situazione ( bloccato ) grazie per l’articolo che hai scritto

  2. Stefano

    Grazie Salvatore, teniamoci sempre in contatto. Se posso esserti d’aiuto, sai dove trovarmi…… buona settimana

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