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Pesticidi e meteo, allarme moria api. Produzione miele a -60%

api

Le associazioni nazionali di apicoltori, Conapi e Unaapi, insieme a Legacoop Agroalimentare, lanciano “allarme rosso” insetticidi e agrofarmaci: “alle Istituzioni Nazionali e Comunitarie chiediamo di assumere, tempestivamente, misure adeguate ed efficaci”.

Da Nord a Sud Italia preoccupanti casi di grave avvelenamento di interi apiari. Oltre 60 le segnalazioni ufficiali. Ad acuire la situazione il fattore clima: si stima una flessione della quantità del 50-60% per il miele di acacia e castagno, ma anche per quello di agrumi e mille fiori le produzioni non sono andate meglio. Conseguenti aumenti di prezzi in acquisto tra il 20 e il 30%.

È di nuovo allarme rosso per l’apicoltura. Dopo qualche anno di tregua, nel corso dell’ultima primavera il fenomeno della moria delle api è tornato a colpire pesantemente gli alveari italiani da Nord a Sud, con diffusi casi di spopolamenti e collassi registrati a macchia di leopardo in numerose regioni. Sono oltre 60 le segnalazioni ufficiali pervenute alla rete ”Spia” del progetto Beenet solo tra marzo e maggio, in sospetta concomitanza alla semina di mais e ai trattamenti di fruttiferi e vite, di cereali e ornamentali.

Una situazione grave e acuta, che sembra ripercorrere quanto successo nella primavera 2008 quando i casi di moria portarono all’attivazione del progetto di ricerca Apenet che, a seguito di monitoraggio in campo e indagini scientifiche, aveva determinato la sospensione delle registrazioni di alcuni tra gli insetticidi più utilizzati (i neonicotinoidi imidacloprid, clothianidin e thiametoxam più il fiproni), dapprima in Italia e poi in tutta Europa. In alcuni casi, indagini tempestive avevano potuto identificare nei campioni di api morte la presenza di residui di agro farmaci.

Purtroppo anche quest’anno si è accertato che le cause delle morie di api non sono di tipo veterinario. Per questo, le principali associazioni nazionali di apicoltori – Conapi e Unaapi – con il supporto di Legacoop Agroalimentare, hanno organizzato una conferenza stampa al fine di richiamare l’attenzione delle istituzioni nei confronti di alcune pratiche agronomiche scorrette e talvolta non in linea con le normative vigenti.

Cosa è successo dunque di diverso nella primavera 2014 rispetto ai quattro anni precedenti? Il clima mite invernale ha favorito le infestazioni di insetti nocivi spingendo gli agricoltori a intensificare i trattamenti anche in colture solitamente non trattate, come i cereali vernini. I controlli, dopo anni di relativa tranquillità per gli apicoltori, possono non essere stati così stringenti. In più, alcune recenti autorizzazioni di nuovi preparati e/o alcune pratiche fitosanitarie si sono rivelate impattanti in modo inaccettabile su api e altri impollinatori. Nel caso delle mortalità registrate in concomitanza con la semina del mais, si è potuta verificare la pressoché totale carenza di misure precauzionali per la riduzione del danno, come l’utilizzo di deflettori o filtri sulle seminatrici. Nel caso delle mortalità registrate in concomitanza con le fioriture di fruttiferi e di colture vivaistiche, è sottoaccusa il mancato rispetto del divieto di uso dei neonicotinoidi e di altri insetticidi in prefioritura, come imposto dalla normativa europea.

Per questo Conapi e Unaapi intendono chiedere alle istituzioni:
– di adottare provvedimenti per verificare la dannosità sulle api dei preparati recentemente autorizzati;
– di predisporre maggiori controlli e, quando necessario, operare una repressione adeguata ed esemplare di comportamenti irresponsabili;
– di esprimere, anche grazie all’opportunità offerta dal “Semestre Italiano” nella UE, un forte impulso per l’effettivo miglioramento delle procedure di determinazione del rischio da molecole e preparati fitosanitari, per api e impollinatori, con l’urgente implementazione dell’insieme dei test previsti dalle linee guida elaborate dall’EFSA (authority europea sulla sicurezza alimentare);
– di utilizzare nelle diverse Misure del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), in via di definizione, la sopravvivenza e la produttività delle api quale efficace parametro dell’effettiva compatibilità e sostenibilità ambientale delle pratiche agricole e di difesa fitosanitaria in uso.
A rendere, se possibile, ancor più pesante il bilancio di questo 2014 sono i dati relativi alla campagna miele, complici le condizioni meteo decisamente sfavorevoli che hanno determinato pesanti ripercussioni sulle rese. In riferimento alla produzione italiana, quest’anno si prevede una flessione media del 60% per i mieli di acacia, castagno, agrumi e millefiori primaverile-estivo. Il che si tradurrà in un aumento dei prezzi d’acquisto che si attesterà tra il 20 e il 30%. Dolenti note anche su molti mercati internazionali: al raccolto per il miele di eucalipto in Australia addirittura vicino allo zero, fanno riscontro il Sud America (-50%), la Spagna (-40%) e il -60% per l’acacia in Europa dell’Est.
Per concludere, vale la pena di fare un’istantanea del mercato del miele in Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Miele a gennaio 2013, nel nostro Paese ci sono circa 40mila apicoltori, mentre i produttori apistici (cioè gli apicoltori che svolgono l’attività a fini economici e ricavano un reddito rilevante dall’attività) sono circa 12.000. Gli alveari censiti in Italia sono quasi 1.160.000 (in realtà dovrebbero toccare 1,5 milioni), dove vivono approssimativamente 55 miliardi di api. La produzione annua è pari a circa 23mila tonnellate di miele, a seconda dell’andamento stagionale e meteo, per un valore di 20,6 milioni di euro (materia prima, quotazioni all’ingrosso). Il settore, compreso l’indotto, vale 57-62 milioni di €/anno; il valore per il servizio di impollinazione all’agricoltura è di 2,6 miliardi di €/anno e quello per impollinazione delle specie spontanee a fini di tutela ambientale è pari a 2,6-3,6 miliardi di €/anno.
I provvedimenti richiesti da Conapi e Unaapi non puntano dunque a tutelare solo gli apicoltori, ma tutti i cittadini. L’ape, con la sua diffusione e la sua attività di bottinatrice è infatti la migliore sentinella del nostro ambiente ed è responsabile dell’impollinazione di circa un terzo delle colture mondiali.

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Italo Gherardi

Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

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